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Retuvasa: «Dare ovunque applicazione ai referendum sull’acqua dello scorso giugno»

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COLLEFERRO - Prosegue la battaglia di ReTuVaSa, la Rete per la Tutela della Valle del Sacco, sulla gestione pubblica dei beni comuni e delle risorse idriche in particolare. In un comunicato diffuso in mattinata, gli ecologisti ripartono da quello che definiscono «L’ABC dell’acqua»:  
·        Qual è la composizione dell’acqua che beviamo e da dove arriva?
·        Quanta se ne perde a causa di infrastrutture “colabrodo”?
·        Con quali logiche è gestita?
·        Quanto costa a noi e alla collettività la gestione del servizio idrico e quali sono i guadagni del gestore?
«Sarebbe bello poter avere risposte esaurienti e trasparenti a queste e a tante altre domande sull’acqua che arriva nelle nostre case», scrive ReTuVaSa nel comunicato.

E prosegue: «A Napoli il primo grande passo in proposito è stato fatto: il Comune ha reso pubblica la gestione del servizio idrico, trasformando la Arin SpA, una società di capitali 100% pubblica, in azienda municipalizzata, la Acqua Bene Comune (ABC). Per capire la portata innovativa di questa operazione, basta leggere qualche riga dello statuto della nuova azienda.
All’art. 2 si legge: “L'azienda speciale è un ente pubblico dotato di personalità giuridica pubblica... non ha finalità di lucro e persegue il pareggio di bilancio. L'azienda ispira il proprio operato a criteri ecologici e sociali. Gli eventuali avanzi di gestione sono finalizzati al miglioramento del servizio idrico integrato secondo i principi e le modalità previsti dal presente statuto”.
All’art. 25 si indicano le linee di principio ispiratrici: “La gestione aziendale deve ispirarsi ai criteri della massima efficienza, della migliore efficacia e della complessiva ecologia nel rispetto del vincolo dell'economicità e ha l'obbligo del pareggio del bilancio da perseguirsi attraverso l'equilibrio dei costi e dei ricavi, compresi i trasferimenti, nonché dell'equilibrio finanziario. La  gestione aziendale deve tener conto di costi e benefici ecologici e sociali connessi al buon governo qualitativo e di lungo periodo dei beni comuni. Di tanto l'azienda dà conto in sede di redazione del bilancio di esercizio, attraverso adeguato sistema di valutazione. L'azienda, inoltre, adotta strumenti  e criteri volti all'elaborazione di un bilancio partecipato ed integrato che consenta una gestione autenticamente ecologica, equa e sostenibile dell’acqua bene comune nella città di Napoli, ispirata ai principi della giustizia sociale”.
Circa il controllo sull'operato “l'azienda governa il servizio idrico integrato sulla base di principi e regole che garantiscano la trasparenza degli atti, l'accesso pubblico alle informazioni aziendali e i poteri della cittadinanza di osservazione e proposta di modifica in merito agli atti di gestione aziendale. L'azienda è tenuta a promuovere ogni possibile forma di partecipazione consultiva, propositiva e di controllo dei cittadini... e promuove, insieme alle scuole cittadine, corsi di alfabetizzazione ecologica per utenti e lavoratori del servizio idrico integrato” (art. 41).
A Napoli è stato sottratto il lucro sul bene più prezioso, l’acqua. La sua gestione è divenuta trasparente, improntata a principi di efficienza ed economicità per il benessere della collettività.
Il passaggio è fondamentale, l’ottica completamente rovesciata: mentre una SpA ha come missione la redistribuzione a fine anno di un utile sempre crescente tra i propri azionisti, pena il fallimento, l’azienda municipalizzata ha un altro obiettivo dichiarato per statuto: offrire il miglior servizio con la massima efficienza ed economicità. Il pareggio di bilancio è un obbligo ed eventuali utili devono essere reinvestiti per migliorare il servizio.
Se pensiamo alla situazione colleferrina, il contrasto è stridente: acqua inquinata batteriologicamente in maniera ricorrente, gestione approssimativa, completa opacità circa i guadagni del gestore e obiettivi di lungo termine ignoti o improvvisazioni eclatanti in seguito a interessamenti mediatici.
Il referendum del 12 e 13 giugno a Napoli è stato applicato, vogliamo che sia rispettato anche a Colleferro. Un’amministrazione seria e attenta alle richieste dei cittadini, di cui rappresenta la volontà, deve seguire questa direzione».

 

Ultimo aggiornamento Giovedì 12 Gennaio 2012 13:35

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