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Fiuggi Terme: la politica interviene come sa

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Regione LazioROMA - La politica ci mette una pezza, a modo suo. Il Consiglio regionale del Lazio ha infatti approvato, lo scorso 30 gennaio, una mozione con la quale "impegna la la Giunta Regionale, l’Assessore alle Pmi e l’Assessore al Lavoro a mettere in campo strategie per evitare l’aggravarsi della crisi della Fiuggi Terme, che rischia di travolgere 150 dipendenti e le rispettive famiglie, sulle quali incombe lo spettro del licenziamento”.

L'impegno che il Consiglio ha attribuito alla Giunta è perciò quello di "intervenire concretamente a sostegno dell’economia di Fiuggi, con interventi sul turismo termale e congressuale, ovvero sulle piccole e medie imprese, la cui possibile paralisi, e le incertezze sull’immediato futuro di Fiuggi, metterebbero a serio rischio migliaia di posi di lavoro, il fatturato delle aziende produttive e il valore stesso degli immobili, ad adottare una strategia per tutelare il marchio di Fiuggi” e “a predisporre interventi per lo sviluppo delle terme e la tutela e salvaguardia dei posti di lavoro”.
Obiettivo che sarebbe pregevole e pienamente condivisibile, purché non si limiti ai soliti provvedimenti assistenzialistici che in un momento di crisi delle finanze pubbliche come l'attuale mostrerebbero immediatamente la corda. Quella di poter continuare a vivere al di sopra delle proprie possibilità e, soprattutto, al di fuori delle regole di mercato è una illusione pericolosissima. Eppure, forse perché  paradossalmente vendere illusioni è il meccanismo di creazione del consenso politico più a buon mercato, si tratta di una scorciatoia assai diffusa, e a cui la politica cerca di attingere a piene mani, dimostrando di avere la memoria corta.
Oggi i sindacati chiedono a Gaia il miracolo di salvare "posti di lavoro" anche se questi non producono ricchezza, apparentemente dimentichi del fatto che l'attuale, gravissima situazione è figlia di un acquisizione impropria della Fiuggi Terme da parte di Gaia, pure sollecitata dai sindacati e sponsorizzata di buon grado dalla Regione Lazio, allora governata dal centrodestra. Il tutto perché, nella logica del "salvare i posti" a qualunque prezzo, si è scelto di fingere di non vedere l'insostenibilità economica del progetto industriale presentato, e di non comprendere le ragioni degli imprenditori che potevano essere intenzionati a rilevare la società solo se questa fosse stata messa in condizione di poter tornare in equilibrio.
La scelta demagogica  è quella che nell'immediato crea consenso e mette tutti d'accordo, salvo generare nel lungo periodo contraddizioni e voragini finanziarie di proporzioni sempre maggiori. Ma nel giorno dell'inevitabile crollo del sistema, i demagoghi di oggi non saranno disposti ad assumersi fino in fondo le proprie responsabilità?

Ultimo aggiornamento Martedì 04 Marzo 2008 20:16

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