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Videocon, nuovo rinvio per l'incontro al Ministero

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Sample ImageROMA - Nuovamente rinviato “a data da destinarsi”, secondo la più tradizionale terminologia del burocratese, l'incontro presso il Ministero dello Sviluppo Economico. Inizialmente previsto per il 28 ottobre, era poi slittato al 2, poi nuovamente al 4 novembre. Ora pare che la data stabilita dal ministro Paolo Romani sia quella del 9. Salvo ulteriori sorprese, legate anche all'evoluzione del quadro politico nazionale.
E pensare che stavolta tutto sembrava pronto, incluse le decine di autobus che avrebbero dovuto portare i manifestanti da Anagni fino al centro di Roma, in quella via Molise dove si sarebbero dovute assumere decisioni della massima importanza sul futuro dello stabilimento Videocon di Frattarotonda.
1350 lavoratori rimangono col fiato sospeso, in attesa di una riconversione che, proprio come il vertice ministeriale, continua a dileguarsi ogni volta che sembra ormai a portata di mano.
Anche in questo caso si dirà che il rinvio è legato alla difficoltà di coordinare tutti i partecipanti, i più importanti dei quali sono dispersi in tre continenti: venditori sono infatti gli indiani della famiglia Dhoot, gli acquirenti i rappresentanti dell'arabo-siriana SSIM. Ci sono poi i creditori, con Banca Intesa in testa, oltre ai sindacati, ai rappresentanti degli enti locali, ai lavoratori: ma la disponibilità di questi ultimi a partecipare in qualunque data è sempre stata fuori discussione.
E di fronte a tante difficoltà nel definire una data utile per tutti, a maggior ragione dovrebbe essere poi tassativo rispettarla. Se questo non è avvenuto, la ragione va attribuita ad una difficoltà più strutturale, evidentemente legata alla effettiva perseguibilità del progetto di riconversione in essere, rispetto al quale le indiscrezioni filtrate negli ultimi giorni hanno confermato i molti dubbi che da mesi covavano sotto la cenere.
La proposta della SSIM era stata scremata lo scorso inverno tra decine di progetti alternativi in settori che spaziavano dalla pelletteria alla lavorazione del carbonio passando per gli elettrodomestici e le auto elettriche. All'ultimo momento si è affiancata la proposta della Eracles di Roma, la cui partecipazione all'incontro era stata annunciata un paio di giorni fa.
Mariano Ranieri, sindacalista della CISL, solleva qualche perplessità su questo iter: «Sono sorpreso da questi imprenditori che escono proprio al novantesimo: è da cinque anni che stiamo cercando una soluzione. Forse fa gola il fatto che il fallimento appare scongiurato. Ben vengano imprenditori che vogliono creare sviluppo e occupazione, ma attenzione ad evitare sovrapposizione». Altrettanta preoccupazione destano i segnali lanciati da SSIM in una missiva indirizzata a sindacati e governo, nella quale oltre a chiedere garanzie in merito alla ristrutturazione del debito, la società prospettava anche l'azzeramento dei contratti di lavoro in essere.
Tutte questioni per discutere le quali, comunque, occorre sedersi intorno ad un tavolo comune. La principale richiesta del sindacato resta quella di assicurare la presenza del governo ai massimi livelli, con il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Gianni Letta o il ministro Paolo Romani, in modo da poter ottenere una copertura politica adeguata alla rilevanza della trattativa per convincere i creditori (e in particolare Banca Intesa) ad accettare la procedura dell'art. 182bis.
In queste ore i sindacati stanno valutando il senso di questo nuovo rinvio senza nascondersi che, se dovesse trasparire una intenzione dilatoria, sarebbe difficile impedire l'esplodere di nuove e clamorose forme di protesta.

Ultimo aggiornamento Martedì 02 Novembre 2010 23:41

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