ANAGNI - Si è tenuto ieri pomeriggio la partecipatissima assemblea dello stabilimento Videocon di Frattarotonda. A predominare il tema dell'unità di tutte le istanze del territorio, dal momento che tutte le parti avverte la responsabilità di fare tutto quello che è ancora possibile per cercare di salvare una realtà produttiva di fondamentale importanza per puntellare gli equilibri socio-economici in vista della riunione prevista per il 28 ottobre, ma che sembra essere slittata per motivi organizzativi almeno al giorno successivo, o forse al 2 novembre. Tra gli intervenuti, il presidente della Provincia di Frosinone Antonello Iannarilli, il consigliere regionale PD Francesco Scalia e quello IdV Anna Maria Tedeschi, i sindaci dei comuni di Anagni, Fiuggi, Acuto, Ferentino, Fumone, Castro dei Volsci, Frosinone, Arce e Giuliano di Roma, l'assessore provinciale al Lavoro Francesco Trina e il dott. Massimo Cecchini della Regione Lazio, in rappresentanza dell’assessore al lavoro Mariella Zezza. Le maestranze hanno contestato gli assenti, criticando fortemente anche politici e sindacati, a loro parere responsabili di una crisi che si è trascinata per anni senza interventi risolutivi. Il sindacato ha respinto le accuse, spiegando che una crisi della dimensione di quella Videocon (tra le 20 più gravi a livello nazionale) può essere risolta positivamente solo con la determinazione del governo nazionale. Preoccupa la mancanza di novità sostanziali relative al processo di riconversione, nonostante la lettera inviata la scorsa settimana dalla società arabo-canadese SSIM al Ministero dello Sviluppo Economico, nella quale ribadisce il proprio interesse a rilevare lo stabilimento. I lavoratori hanno minacciato nuove azioni eclatanti in mancanza di novità sostanziali e dell'impegno diretto del ministro Paolo Romani e del sottosegretario Gianni Letta già in occasione della prossima riunione al Ministero.
«È stato importante dare dimostrazione di compattezza territoriale a fronte di un problema che sta mettendo in ginocchio l'economia della nostra provincia - ha affermato Silvio Campoli, segretario generale Filcem-Cgil di Frosinone - dall'ultimo incontro di giugno non abbiamo avuto più notizie certe dello stato della vertenza che ci riguarda direttamente».
Alessandro Piscitelli della Uilcem ha dichiarato: «Questo stabilimento ha le potenzialità per riconvertirsi nel settore della green - economy , ma per poterlo realizzare serve un intervento risolutivo dall'alto. Siamo contenti che ci sia una cordata che vuole investire nel nostro stabilimento, ma abbiamo bisogno di certezze, e il governo deve intervenire ai massimi livelli per consentirci di superare gli ostacoli che ancora esistono».
Paolo Sabatini, dello Sdl Intercategoriale, mette in evidenza la questione dei tempi: «Se non succede qualcosa di molto concreto entro agosto 2011, qui rischiano di partire 1400 lettere di licenziamento, con conseguenze catastrofiche sull’intero territorio. Ma per evitarlo i tempi sono stretti già ora: se la riconversione iniziasse domani mattina, operativamente sarebbe comunque difficile starci dentro. Per questo il governo deve intervenire sulla proprietà indiana e risolvere immediatamente la questione degli 80 milioni di debito: risolvere questa conflittualità è indispensabile per completare l’iter previsto dall’articolo 182 bis». Anche Mariano Ranieri della Cisl ha enfatizzato l’importanza di accelerare i tempi della riconversione, facendo tutte le pressioni necessarie sui Dhoot perché trovino un accordo con i creditori, e in particolare con Banca Intesa, il cui interesse non può coincidere con il fallimento della società. Sabatini ribadisce: «La politica ha il dovere di farsi sentire con forza anche qui, come succede nel Nord».
Quanto alla politica locale, l’impegno c’è: il presidente della Provincia di Frosinone, Antonello Iannarilli, ha dichiarato: «La situazione è di estrema gravità, e il nodo del problema sta nella mancanza, ad oggi, di un soggetto privato valido e in grado di finanziare adeguatamente la reindustrializzazione di questo sito. Gli esponenti politici locali tutti hanno speso le proprie forze per garantire un futuro a quest'azienda. Dunque, è opportuno non mettersi a litigare proprio ora: nessuno qui vuole la morte di questo stabilimento».
Invito raccolto dall'on. Francesco Scalia, consigliere regionale del Partito Democratico: «È fondamentale, oggi, che ci sia maggiore compattezza per far sì che il Governo si assuma finalmente e formalmente l'impegno a salvare quest'azienda che dà lavoro a oltre 1300 persone con l'impegno a verificare se la cordata che esiste sia valida, e in caso contrario deve preoccuparsi di individuarne una, come ha fatto tempo fa nel caso dell’Alitalia».
Bisogna ora verificare cosa accadrà a livello governativo, e quanto emergerà dalla riunione presso il Ministero che dovrebbe a questo punto essere fissato al 29 o all’inizio della settimana successiva.

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