Certo è pur vero – proseguono i due sindacalisti della Ugl - che a fronte di questi dati vi è del positivo che giustifichi un certo ottimismo. Infatti è da notare come, fortunatamente, i conti pubblici non siano andati fuori controllo e come le opere pubbliche abbiano svolto un ruolo di traino in questo delicato momento. Ci si poteva aspettare, ad esempio, un abbandono dei cantieri, ma così non è stato. Ma si deve fare qualcosa in più. Condividiamo chi sostiene la tesi che la politica, anche a livello locale, debba auto convincersi che gli andamenti economici siano del tutto indipendenti da quello che essa può fare.
Non è così!
Anche noi crediamo che, anche a dispetto dei numeri fin qui enunciati, bisogna guardare avanti e non auto commiserarsi. Il nostro punto di riferimento non deve essere, ovviamente, la Grecia o la Spagna ma, essendo l’Italia il secondo Paese manifatturiero d’Europa dopo la Germania, è a quest’ultima che dobbiamo guardare.
Anche la Germania è stata attraversata dalla crisi, né più né meno dell’Italia, ma gli indicatori economici segnalano che la loro crescita nel secondo trimestre 2010 ha preso un ritmo doppio rispetto al nostro. Allora forse c’è solo bisogno di coraggio e di andare a vedere perché le imprese tedesche hanno ripreso smalto e vitalità ancor prima delle nostre. Lasciamo ad economisti veri l’analisi delle differenze delle economie e l’impatto delle decisioni politiche sulla crisi, noi ci limitiamo solo ad osservare che la Germania è il Paese dove i lavoratori hanno un ruolo attivo e strategico nella vita delle imprese stesse. Infatti i lavoratori tutti non si limitano ad apportare la loro opera, d’ingegno o manuale che sia, e ad essere retribuiti per questo. I tedeschi, a differenza nostra, hanno previsto l’inserimento dei rappresentanti dei lavoratori nei comitati di gestione con il preciso scopo di affiancare e, perché no, controllare e verificare l’operato dei manager. E questo accade perché si crede nelle Partecipazione, si crede, cioè, che un lavoratore dipendente abbia una visione strategica del’azienda almeno decennale, se non di più, a differenza di molti manager che delimitano il proprio orizzonte a pochi anni e alla massimizzazione dei profitti in tempi brucianti anche a discapito della qualità dei prodotti immessi nel mercato».
Alessio Storace e Rosa Roccatani concludono: «Secondo noi la sfida è proprio questa. Perché non osare? Perché non immaginare nella nostra Provincia, nella nostra Regione non qualcosa di simile perché potrebbe essere di competenza nazionale, ma anche un abbozzo, un tentativo, un esperimento di laboratorio attraverso, casomai, lo strumento di sgravi fiscali? Potrebbe non essere la panacea di tutti i mali, potrebbe essere non sufficiente, ma in Germania ci hanno creduto e stanno avendo ragione».
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