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Ssim, passo indietro nel rilevare Videocon?

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Riunione sulla Videocon al MinisteroANAGNI - Torna a preoccupare l'atteggiamento della Ssim, la società sirio-canadese che sta trattando per rilevare lo stabilimento Videocon di Anagni. I rappresentanti della società non si sono infatti presentati all'incontro in programma ieri, organizzato per cercare di fare chiarezza sullo stato di avanzamento dell’iter previsto dall’art. 182-bis della legge fallimentare. È solo sulla base di questa procedura che sarà possibile definire lo stato finanziario della società di località Frattarotonda e procedere quindi alla cessione dello stabilimento.
Ovviamente preoccupati di questi sviluppi i rappresentati sindacali: «La Ssim è latitante. Non si presenta agli incontri previsti in fabbrica per illustrare i brevetti e i prototipi industriali delle nuova produzione. Non solo, finora non c’è stato alcun confronto diretto con le organizzazioni sindacali, nonostante le raccomandazioni del Ministero dello Sviluppo economico. A quanto si apprende, sembra essere definitivamente tramontata l’ipotesi dell’affitto di ramo d’azienda che avrebbe consentito alla Ssim di avviare alcune produzioni già a settembre». Una soluzione che sarebbe stata temporanea e che avrebbe permesso di riattivare le linee dell’assemblaggio TV.
I primi a manifestare perplessità su questa ipotesi sono stati proprio i sindacati, non solo dubbiosi per la ripresa di un’attività in forte perdita come l’assemblaggio tv, ma anche preoccupati dalla gestione dell’eventuale discriminazione tra le poche decine di persone in attività a fronte dei 1300 lavoratori costretti ai sacrifici della cassa integrazione in deroga.
Nel frattempo è stata inoltrata la richiesta di apertura della cassa integrazione per crisi aziendale per un anno per tutte le maestranze al fine di assicurare ai lavoratori una fonte di reddito anche quando la cigs in deroga sarà esaurita.
Resta la spada di Damocle sulla testa dei lavoratori: in assenza di un acquirente non ci sono ristrutturazioni del debito o cassa integrazione che tengano, la prospettiva dei lavoratori resta drammatica.
E il silenzio della società che aveva espresso interesse per lo stabilimento appare ancora più preoccupante.

Ultimo aggiornamento Martedì 09 Novembre 2010 22:17

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