FROSINONE - 300 lavoratori Videocon hanno manifestato nella mattinata di oggi per protestare contro i ritardi nell'erogazione delle mensilità di cassa integrazione che l'Inps sta accumulando. Gli operai sono ancora in attesa dei versamenti di febbraio, e arrivare alla fine del mese è sempre più dura. La prefettura ha organizzato un incontro con i rappresentanti sindacali per valutare la situazione. Il rappresentante provinciale della Cisl Mariano Ranieri ha osservato: «Non è ulteriormente tollerabile lo “scaricabarile” tra Inps, azienda, governo per i mancati pagamenti della cassa integrazione. I lavoratori sono allo stremo delle forze e quindi ci interessa poco capire di chi siano le responsabilità: vogliamo i fatti, per questo abbiamo indetto questa manifestazione sotto la sede dell’Inps, in quanto ente erogatore».
Rassicurazioni arrivano dall'INPS, il cui direttore Bruno Liguori fa sapere: «L'Inps per legge può anticipare 4 mesi di cassa integrazione e noi siamo solerti, attendiamo dall’azienda la comunicazione dei dati relativi ad ogni singolo operaio. I dati relativi al mese di marzo ci sono pervenuti dalla Videocon solo venerdi pomeriggio, noi da ieri stiamo elaborando i dati. I pagamenti per i 1300 operai saranno disponibili in cinque giorni. Il problema sarà l’erogazione del denaro da maggio in poi: c'è bisogno di un decreto regionale».
L'Assessore provinciale alle attività produttive, Francesco Trina, nei giorni scorsi ha avviato una iniziativa sulla base della convenzione nazionale sull'anticipazione sociale dell'indennità di cassa integrazione straordinaria e in deroga, concordata lo scorso anno tra ABI, associazioni imprenditoriali e organizzazioni sindacali.
«Saranno le banche a provvedere materialmente all'anticipazione delle somme dovute dall'Inps ai lavoratori. Un intervento non di poco conto se si considera la validità e l'efficacia del provvedimento sull'intero territorio provinciale», ha dichiarato Trina.
Il 10 maggio prossimo appuntamento al Ministero
Continua peraltro a destare preoccupazione l'andamento della vertenza Videcon: la cassa integrazione è assicurata solo fino al prossimo mese di giugno, mentre nell'attesa del nuovo vertice presso il Ministero dello Sviluppo Economico per la riconversione dello stabilimento Videocon di Frattaronda ad Anagni, previsto per il 10 maggio prossimo, non si sciolgono i dubbi sulla solidità dell'unica proposta di riconversione rimasta sul tavolo. L'offerente è il gruppo siriano-canadese, con sede in Slovacchia, Ssim, il cui rappresentante legale, Aksama Barackat, sarebbe implicato in vertenze giudiziarie in Francia e negli USA.
Mauro Piscitelli della Uilcem ha denunciato nei giorni scorsi: «Si è perso troppo tempo in questi anni dietro proposte spesso molto fragili. Abbiamo sempre lamentato la mancanza di una decisa azione di stimolo sulla proprietà indiana da parte del Ministero dello sviluppo economico ma soprattutto un preciso impegno del governo che avrebbe certamente abbreviato i tempi».
La palla è invece sostanzialmente rimasta sempre nelle mani degli attuali proprietari, gli indiani della famiglia Dooth, già in stretti rapporti economico-finanziari con la Ssim, da cui acquista acciaio e con i quali ha una joint-venture per la fabbricazione di TV in Slovacchia.
L'impegno assunto dalla Ssim è quello di occupare da subito circa 300 dipendenti, a fronte della copertura degli 80 milioni di euro di debiti pregressi che pendono sull'azienda da parte dell'attuale proprietà. Ma l'accordo sul fronte finanziario è reso più complicato dai crediti che Videocon vanta rispetto alla precedente proprietà della Thompson e sull'INPS, rispettivamente dovuti per gli incentivi promessi al momento dell'ingresso degli indiani in Italia e per le ingenti somme anticipate per la cassa integrazione.
Insomma, ancora non è escluso che la proposta della Ssim, l'unica ancora in piedi delle molte avanzate nel corso dei mesi scorsi, possa fare la stessa fine delle pelletterie marchigiane di Secondo Cruciani, il fotovoltaico di Massimo Pugliese, i 300 milioni promessi dal gruppo italo-cinese Otto Group, lasciando i 1300 lavoratori dello stabilimento in una condizione sempre più disperata.
Forse la migliore sintesi della situazione la fa un lavoratore Videocon su Facebook, scrivendo ai colleghi: «Una cosa in comune ce l'abbiamo: siamo tutti senza lavoro! O c'è qualcuno che allo stato dell'arte ancora pensa di averlo?!...».
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