FROSINONE – “Dalle notizie riportate dalla stampa, in occasione dell’Assemblea dei Sindaci dell’ATO 5 andata deserta, il Presidente Iannarilli si sarebbe reso protagonista di esternazioni tanto clamorose quanto risibili se non fossero estremamente allarmanti per il ruolo di legale rappresentante dell’Autorità d’Ambito che lo stesso onorevole ricopre”. Inizia con queste parole un durissimo comunicato stampa del Coordinamento per l’Acqua Pubblica di Frosinone dopo che nell’assemblea sei sindaci, che aveva il compito di eleggere la Consulta d’ambito, è mancato il numero legale. “A oltre nove mesi dall’assunzione della carica l’onorevole Iannarilli – continua il Comitato - dimostra di non conoscere neanche le nozioni base e le norme che regolano un servizio tanto importante per i cittadini come è quello dell’acqua. In primo luogo si attribuisce in splendida solitudine un potere che non ha, facendo peraltro mostra di avvertirne il gravoso peso. Si rassicuri il Presidente Iannarilli, la legge e la Convenzione di Gestione che regolano il funzionamento dell’Autorità d’Ambito danno questo potere in via esclusiva all’Assemblea dei Sindaci, che lui presiede ma nella quale egli non ha nemmeno diritto di voto. Egli, in quanto Presidente dell’Amministrazione Provinciale, ha solo la rappresentanza legale, ovvero la firma degli atti conseguenti alle deliberazioni dell’Assemblea dei Sindaci, che sono e restano vincolanti senza fornire alla sua funzione alcuna discrezionalità. Ma queste affermazioni, se confermate, sarebbero di una gravità assoluta facendo il paio con le altre che parlano di un non meglio precisato “collegio di conciliazione” composto da gestore e dalla Segreteria tecnica operativa e professionisti esterni che sarebbe al lavoro per determinare le tariffe da applicare su base annua. Come abbiamo già denunciato questo collegio è (sarebbe) totalmente privo di legittimazione: l’assemblea dei Sindaci, ovvero l’organo di governo dell’A.A.T.O. il 21 dicembre 2009 ha inequivocabilmente bocciato una simile ipotesi (nella quale peraltro inizialmente lo stesso presidente Iannarilli cercava di ottenere una sorta di mandato in bianco) stabilendo che le tariffe vengano determinate non accordandosi con un gestore le cui inadempienze sono tali da “rendere applicabile la clausola risolutiva espressa di cui al codice civile”, ma applicando il fattore correttivo MALL, ovvero tenendo conto della qualità del servizio e dell’acqua erogata. Se è ormai evidente che per l’onorevole Iannarilli le promesse elettorali erano appunto solo promesse utili a carpire il consenso dei cittadini, non si illuda di poter impunemente calpestare le leggi, il buon senso e la decenza. Come cittadini, come Coordinamento per l’Acqua Pubblica non lo consentiremo e sollecitiamo i Sindaci, i rappresentanti istituzionali dei cittadini a far sentire la propria voce non sacrificando le loro prerogative istituzionali nel solito mesto walzer delle poltrone che stà dietro il fallimento dell’assemblea del 15. Ancora più risibile e chiarificatore, da una parte delle poca conoscenza della materia e dall’altra del reale pensiero dell’onorevole Iannarilli, l’affermazione tutta muscolare di voler lui(!) sostituire gli organi dell’Autorità d’Ambito (Assemblea dei Sindaci e Consulta) con una società per azioni o un consorzio. Se le notizie della stampa rispondono al vero il Presidente Iannarilli straparla al limite dell’indecenza e dovrebbe affrettarsi a chiedere scusa ai cittadini utenti che sono i soli a continuare a “pagare” le conseguenze pesantissime. Le modalità di organizzazione del Servizio Idrico Integrato sono fissate dalla legge ed in particolare la normativa regionale (cui compete costituzionalmente la materia) prevede che l’Autorità d’Ambito scelga tra due forme di gestione, ovvero la Convenzione di Gestione e il Consorzio tra i Comuni. A suo tempo i sindaci dell’ATO 5 scelsero, come del resto in tutte le province del Lazio, la prima modalità essendo questa più agile e priva di apparati (poltrone) che avrebbero gravato sui cittadini. Mai e poi mai è prevista la possibilità di trasformare l’Autorità d’Ambito, ovvero l’organo di governo di un servizio essenziale come quello idrico in una S.p.A., ovvero in una società di capitali che in base al diritto societario italiano ha come scopo unico il profitto e anche quando le sue azioni siano di proprietà di enti pubblici è comunque una società di diritto privato. Quando nel mese di dicembre il governo, con la fiducia al decreto Ronchi, ha spinto l’acceleratore anche sulla privatizzazione del Servizio Idrico, di fronte all’impopolarità della norma, si è affannato a dichiarare come fosse solo la gestione che veniva affidata ai privati e mai la “proprietà” e il controllo che restavano pubblici, ovvero ai Comuni. L’onorevole Iannarilli, che quella fiducia ha votato in Parlamento, oggi dimostra di non aver neanche compreso il senso della norma che ha contribuito ad approvare. Ma chi lo consiglia costui ? In compenso dimostra di avere un’idea della democrazia, dei diritti, dell’accesso e del godimento degli stessi enormemente distante e diametralmente opposta al sentire della stragrande maggioranza dei cittadini che vogliono una gestione pubblica in cui i loro bisogni, le loro aspirazioni e la loro volontà contino e contribuiscano a determinare le decisioni collettive”.
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