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Videocon di Anagni, sindacati contro proprietà e Ministero

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Dhoot, Videocon di AnagniANAGNI – Una richiesta di proroga della Cassa Integrazione in deroga dal 28 febbraio al 21 marzo prossimo: è questa la richiesta presentata venerdì scorso dalla famiglia indiana Dhoot, proprietaria della Videocon a Rsu e sindacati. La reazione dei rappresentanti dei lavoratori è stata immediatamente negativa di fronte a questa eventualità: «Critichiamo fortemente il comportamento del Ministero – ha fatto sapere Domenico De Santis, segretario provinciale della Cgil - che non comprendiamo quale gioco stia facendo.
Invece di accelerare i tempi e trovare una soluzione valida per il sito e per i 1300 lavoratori, allunga i tempi permettendo ad avventurieri di presentarsi al tavolo delle trattative. Noi non ci stiamo. Ci sono in campo tre validi progetti, quello dei fratelli Pugliese, di Pancotti e di Moretti, perché non andare avanti nell’approfondimento di queste ipotesi? Allungare i tempi per cosa? Si è avuto tutto il tempo per presentare i progetti. Posticipare fino al 31 dicembre la possibilità di presentare proposte che diventeranno vincolanti dal 15 gennaio serve solo per fare il gioco degli indiani che stanno trovando la soluzione a loro più conveniente non tenendo conto della realtà territoriale».
Nei giorni scorsi 300 lavoratori avevano manifestato di fronte alla Camera, portando all'attenzione del Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, migliaia di firme raccolte per sollecitare l'impegno del governo nella soluzione della crisi in cui versa da anni lo stabilimento di Anagni. I sindacati hanno chiesto al governo «di farsi carico in prima persona e interprete nei confronti del Governo dell'India, del Parlamento Europeo, della famiglia Dhoot del rispetto degli accordi presi non solo per la riconversione dello stabilimento, ma anche nel favorire e individuare una nuova e più forte imprenditoria tale da impedire lo smantellamento dell'unico sito produttivo ad alto contenuto tecnologico in Italia nella produzione di televisori al plasma e Lcd».
Dilazioni e ritardi nel progetto di riconversione Videocon sono il filo conduttore che, sin dal ritiro della Thompson, caratterizza questa vicenda. Ora che anche la multinazionale indiana Videocon, di proprietà della famiglia Dhoot sembra determinata ad abbandonare questo sito produttivo, il rischio di rimanere senza alcuna prospettiva industriale credibile è l'incubo dei 1400 lavoratori di Anagni: «Tutte le offerte presentate fino a questo momento lasciano dubbi enormi», dice Silvio Campoli, segretario della Filcem Cgil di Frosinone: «Per quanto riguarda i pannelli solari il rischio di flop o di un prodotto tardivo è una realtà in assenza di un piano industriale più che serio - osserva Campoli - per il carbonio ci sono già impianti da lavoro e dunque non si capisce perché vogliano venire ad Anagni, mentre le attuali produzioni di televisori hanno già oggi un problema di mercato».
A pochi giorni dallo stop definitivo delle lavorazioni, insomma, sul futuro dello stabilimento anagnino non esiste la minima certezza.

Ultimo aggiornamento Mercoledì 28 Aprile 2010 13:23

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