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Videocon, non c'è il business plan per la riconversione in pelletteria

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VideoconANAGNI – Il Ministero dello Sviluppo Economico avrebbe bocciato il piano di riconversione per la Videocon di Anagni nel settore della pelletteria per mancanza di business plan, ovvero la documentazione necessaria per valutare la sostenibilità economica del piano. Il consorzio di imprese umbro-marchigiane guidate da Secondo Cruciani non avrebbe pertanto mai presentato un piano su cui fosse possibile effettuare le necessarie verifiche. A comunicarlo ai vertici dell'azienda anagnina è stato il dott. Giuseppe Castano, funzionario ministeriale che da anni si occupa della vertenza Videocon. Il segretario provinciale della Cgil, Domenico De Santis, chiosa: «In pratica è accaduto che la società nominata dal Ministero per vagliare il piano industriale ovvero la Alvarez e Munoz, pur sollecitando più volte gli imprenditori italiani, potenziali acquirenti, non ha avuto la documentazione necessaria per analizzare il piano, bocciando quindi di fatto questo tipo di riconversione. Ora dobbiamo ripartire dal Ministero che deve assolutamente trovare una nuova soluzione valida a garantire i 1400 posti di lavoro. Ora si deve ripartire da quattro progetti di riconversione presentati e basati sulla produzione di pannelli fotovoltaici. Questo può essere il futuro. Non abbiamo mai capito perché siano stati scartati questi progetti. E’ ora che ai vertici non vengano più solo i tecnici, ma serve la politica. Vogliamo il Ministro Claudio Scajola in persona o un sottosegretario. Qui c’è in gioco il futuro di un intero territorio».
Il segretario provinciale della UIL Mauro Piscitelli aveva commentato nei giorni scorsi: «Non sono sorpreso [della infondatezza della riconversione verso il settore della pelletteria], perché quel progetto non sta proprio in piedi, non si regge su nessun principio» spiegando: «la vertenza deve ripartire da tre enti: proprietà, Governo e Confindustria. Sono loro che debbono trovare una valida soluzione per il territorio. La proprietà deve mantenere gli impegni, il Governo salvaguardare i posti di lavoro, mentre Confindustria che attraverso i rappresentanti romani aveva già manifestato interesse, deve agire fattivamente. Il fotovoltaico? Andrebbe benissimo, ma potrebbe essere affiancato da altre nuove produzioni, abbiamo mezzi e uomini per farlo».
Per quanto riguarda la scadenza della Cigs in deroga (il prossimo 31 dicembre, il sindacato è invece fiducioso in un rinnovo della deroga: «il Governo non può certo mandare per strada 1400 famiglie».
Anche dal ministero, accantonato il progetto legato alla pelletteria, è arrivato anche l’invito a lavorare per formulare nuove proposte di riconversione del sito industriale.Per i lavoratori della Videocon si preannuncia una settimana di mobilitazione. Per i prossimi giorni si attendono infatti novità rilevanti per quel che riguarda la convocazione del Ministero delle Attività Produttive e dovrebbe esser fissata la data per consegnare il documento congiunto, realizzato sulla vertenza Videocon, al Presidente del Consiglio dei Ministri Silvio Berlusconi. Nel frattempo i sindacati hanno richiesto una maggiore attenzione alle vicende della Videocon, mentre a giorni si attende l’erogazione, da parte dell’azienda, del 35% degli stipendi che ancora non è stato corrisposto ai lavoratori.
Sulla necessità che il caso Videocon acquisti una valenza nazionale era intervenuto nei giorni scorsi anche l'assessore regionale Francesco Scalia: «La gravità della situazione è tale che impone un intervento urgente da parte del governo, a cui tutte le amministrazioni locali hanno già offerto la propria totale collaborazione. Faccio appello anche ai mezzi di comunicazione perché il tragico caso della Videocon di Anagni abbia l’attenzione mediatica che merita. Non capisco, infatti, come mai la reale prospettiva di 1400 licenziamenti non abbia finora raccolto lo sdegno e la preoccupazione della stampa nazionale e resti invece appannaggio della sola informazione locale. Penso al recente caso della Ilmas di Torino, dove un centinaio di lavoratori che rischiavano il posto di lavoro hanno incontrato l’attenzione di tutti gli italiani attraverso una campagna mediatica puntuale e approfondita. Alla Videocon – conclude Scalia - rischiano la disoccupazione in 1400, e questa diffusa indifferenza appare immorale oltre che colpevole».

Ultimo aggiornamento Mercoledì 21 Ottobre 2009 17:08

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