il giornalino di Acuto - Frosinone

Home ::> Cultura ::> L'ex Assessore Vincenzo Cecconi replica al Sindaco Silvio Grazioli

L'ex Assessore Vincenzo Cecconi replica al Sindaco Silvio Grazioli

  • PDF
Valutazione attuale: / 0
ScarsoOttimo 

altTREVI NEL LAZIO - Un intervento diretto quello dell'ex Assessore al Turismo della passata Amministrazione di Trevi Nel Lazio Vincenzo Cecconi, che ha replicato alle recenti dichiarazioni del Sindaco Silvio Grazioli, sulla funzionalità dello splendido castello Caetani di Trevi e del civico museo archeologico. "Le dichiarazioni a del sindaco di Trevi Grazioli sul castello Caetani ed il Museo civico archeologico civico D.A. Pierantoni in esso ospitato, - sottolinea l'ex assessore Vincenzo Cecconi- apparse su quotidiani locali ed online, lasciano esterrefatti. Preciso intanto che il mio intervento, in replica, è dovuto esclusivamente alla circostanza che, quale ex assessore della Giunta Schina con delega al turismo, curai, insieme ai miei compagni di maggioranza, sia la valorizzazione del castello, sia l’istituzione del Museo civico. Ciò premesso, ritengo surreale e “personalissima” la ricostruzione dei percorsi amministrativi che Grazioli propone, diciamo così, a ruota libera. Surreale perché, agganciandosi ad episodi e fatti, avvenuti 50 anni fa, come ad altri più recenti, ne tenta la mistificazione e persino la falsificazione, riservando una particolare attenzione al periodo dell’amministrazione Schina, di cui ho fatto parte, e, maliziosamente, ne cancella gli innegabili risultati. Andiamo per gradi! Che l’idea di realizzare un museo archeologico del territorio sollecitò, in passato, già altre amministrazioni, è cosa piuttosto nota, ma che questo risultato fu ottenuto solo nel 2014 è cosa altrettanto ineludibile. Il percorso di avvicinamento, a tale risultato, fu dovuto esclusivamente alla professionalità sia della dott.ssa A. Appetecchia, che curò la prima mostra "Tesori Ritrovati" (2011), sia e soprattutto della Coop “Il Betilo” ed in primis del Dott. Tiziano Cinti, nonché per tutti quegli amministratori (2010 – 2015) che credettero e si spesero, con convinzione, per questo progetto. In quegli anni il castello di Trevi ha vissuto una straordinaria stagione di grande centralità (mostre archeologiche ed antropologiche, numerosi concerti di musica antica, celebrazioni, presentazioni di libri, convegni, eventi di promozione ecc.). L’inaugurazione del museo (dicembre 2014) fu arricchita da una collezione di reperti provenienti da tutto il mondo antico, di valore inestimabile, ciò grazie ad una proficua collaborazione con il nucleo speciale della Guardia di Finanza. Oggi, con Grazioli sindaco, quegli stessi luoghi appaiono desolatamente vuoti, spogli e abbandonati. La convenzione con la G.F. è stata interrotta ed i reperti restituiti, mentre gli spazi interni al castello appaiono cosparsi di escrementi dei piccioni, che ormai proliferano indisturbati. Ridicola, poi, la ricostruzione del recupero dei reperti inerenti il deposito votivo rinvenuto a Trevi negli anni ’50 e tenuti, sino al 2014, in custodia dal Dott. A. Amati, un appassionato di storia ed archeologia cui, la mia amministrazione, conferì, proprio per questo, la cittadinanza onoraria. Ancor più inverosimile -continua Cecconi- l’attribuzione di meriti del recupero, di quegli stessi reperti, all’allora consigliera delegata alla cultura, dato che lo stesso avvenne con sua esclusione ed a sua insaputa, avendo questa, all'epoca, già perso ogni fiducia da parte della sua maggioranza. Di li a pochi giorni, infatti, le furono ritirate le deleghe, anche perché ritenuta incompatibile e persino di ostacolo con i percorsi intrapresi dall’amministrazione. Per inciso, l'operazione avvenne alla presenza dell'archeologa A. Appetecchia, del funzionario della soprintendenza dott.ssa M.G. Fiore e per essa l'ass.te tecnico Sig. Pietro Di Croce, nonché del Sindaco avv.to P. Schina. È evidente che Grazioli, assente “certificato”, reiventa i fatti e li deforma per sua abitudine, ovvero per mera propaganda. I reperti di maggior pregio, già dalla prima mostra (2011), trovarono immediata collocazione nella teca presso il castello, i restanti, fotografati e catalogati, furono accuratamente sistemati nella stanza del sindaco (presso la sede comunale) e parte nel vano (chiuso) sottostante la teca stessa. Il tutto sotto la supervisione della Soprintendenza dei Beni Archeologici che scelse quali reperti esporre e quali no. Altro che gettati in uno scantinato! Piuttosto è Grazioli che dovrebbe spiegare perché, oggi, alcuni dei reperti esposti, sono stati mandati in frantumi ed altri risultano scomparsi. Ciò che sta facendo l’attuale direttrice museale a noi cittadini non è dato sapere, atteso che le uniche notizie ce le ha comunicate, sui social, la stessa dott.ssa Branciani, precisando che sta effettuando degli studi e che ad ogni proposta, da lei presentate, il sindaco Grazioli gli chiude la porta con la motivazione che non ci sono fondi. Per il resto, il museo civico di Trevi, è da un pezzo che non da più segni di vita. Circa i costi della direzione l'attuale primo cittadino, aggiunge altra disinformazione. Infatti la Coop. "Il Betilo" percipiva 850 € mensili tanti quanti la dott.ssa Branciani, con la differenza che Il Betilo ha costruito il museo lavorando, per circa due anni, praticamente gratis e che la stessa coop. forniva ben tre eccellenti professionalità (oltre al dott. Cinti, il dott. M. Lo Castro e la dott.ssa R. Olevano). In ultimo i finanziamenti. Chi scrive sa di aver lasciato, ottenuto per suo personale impegno, un finanziamento di 150.000 euro per allestimenti museali (tre tranche da 50.000 € cadauna), ma la totale confusione, in cui versa l'amm.ne Grazioli, ha determinato, con tutta probabilità, ritardi e commistioni di rendicontazioni, al punto che hanno confuso finanziamenti pubblici per debiti dell'ente. Ma questa è un'altra storia. Quello di sparlare della vita privata e lavorativa delle persone è un altro vecchio vizio di Grazioli. Evito di farmi trascinare sul suo terreno preferito, dato che, oltre a non appartenermi, denota sempre personalità con scarso senso della dignità e dell’onore. Aggiungo semplicemente che coloro che spiano dal buco della serratura la vita degli altri, lo fanno perché non ne hanno una propria o, questa, è tutt’altro che soddisfacente. Resta, invece, il fatto, inopinabile, che il museo civico di Trevi, creato dall’amm.ne Schina, di fatto, non esiste più; il Servizio Civile, svolto presso il castello, non è stato rinnovato; la nuova direttrice museale non viene pagata; i pochi reperti rimasti trattati come ciarpame; i capitelli nascosti nell’angolo angusto; le sale del castello consegnate al parco dei monti Simbruini per farne un centro visita (?); mentre l’apertura al pubblico dello stesso non è più garantita. Che altro aggiungere? Tutto questo -conclude Cecconi- mentre Trevi scivola, inesorabilmente, verso il periodo più buio e depresso della sua storia, sotto il profilo economico, sociale e culturale".



Ultimo aggiornamento Martedì 27 Marzo 2018 20:11

Per poter inserire i commenti è necessario loggarsi.
Se non sei un utente registrato, puoi registrarti ora.

Articoli più letti questo mese

Articoli più letti questa settimana

AVVERTENZA: questo sito consente l’invio di cookie di terze parti, per inviarti messaggi in linea con i tuoi interessi e a fini statistici. Proseguendo la navigazione l’utente presterà il consenso all’uso dei cookie. Per ulteriori informazioni o per negare il consenso,all'installazione di tutti o di alcuni cookies, si veda l'informativa sui coockies (cliccare qui).

Accetto i cookie da questo sito