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Acuto, in una ricerca storico-genealogica le origini dello stemma Pompili, ripreso dal vescovo di Rieti

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ACUTO - Tra gli adempimenti in vista della cerimonia di insediamento, il Vescovo Eletto di Rieti S.E. Domenico Pompili ha fatto predisporre il proprio stemma. A guidare la sua scelta, la fortunata combinazione tra alcuni elementi legati alla storia locale e una simbologia particolarmente significativa anche da un punto di vista religioso. Lo stemma adottato presenta un albero al naturale sormontato da tre stelle d’oro: simboli rispettivamente di concordia e vitalità, e di orientamento che allude alla luce del mistero della Trinità, oltre che a Maria, madre di Dio e della Chiesa.
Ma come nasce lo stemma della famiglia Pompili, da cui anche Domenico discende?

La risposta sta parzialmente emergendo col progredire di uno studio storico-genealogico che sto conducendo da alcuni anni in collaborazione con l’Associazione «L’occhio e la memoria». Attraverso una non semplice ricerca di archivio si sta riuscendo a fare un po’ di luce su alcuni aspetti della storia locale a partire dal XVI secolo, periodo a partire dal quale la documentazione scritta conservata negli archivi locali inizia ad essere relativamente abbondante.
La presentazione della ricerca è prevista per i prossimi mesi, ma alcuni elementi relativi proprio allo stemma dei Pompili possono essere anticipati: a cominciare dalle origini locali della famiglia, il cui primo esponente è un certo Giovanni (1558-1621), da cui discendono praticamente tutti i Pompili di Acuto. Un secondo ramo Pompili è arrivato ad Acuto proveniendo da Piglio nella metà del Settecento, ma senza lasciare una discendenza significativa, ed è estraneo alle vicende cui si fa riferimento in questo articolo.
Pur trattandosi di una famiglia rilevante in ambito locale, certamente i Pompili non avevano origini nobiliari: come gran parte della popolazione erano dediti all’agricoltura e all’allevamento. Al riguardo l’attestazione più antica e significativa relativa al mestiere esercitato è una testimonianza diretta di Francesco Pompili (1634-1714), che nel 1712 venne ascoltato come testimone nel corso di una disputa legale su alcuni confini, e considerato particolarmente affidabile sull’argomento proprio perché in quanto pastore conosceva con precisione il territorio locale: «Questo lo so per esser vecchio della Terra d’Acuto, e prattico del Territorio di detta Terra per aver continuamente pasciuto le mie bestie pecorine», spiegava ai giudici.
E neanche il figlio di Francesco, Evangelista (1666-1720), per quanto apprezzato oratore in Consiglio Comunale, poteva certo vantare nobili origini: fu frequentemente eletto a rappresentare la parte popolare, e non avrebbe neppure immaginato di avere un proprio stemma.
Eppure all’inizio dell’Ottocento il notaio Placido Pompili (1773-1840), un pronipote di Evengelista, applicava sui documenti da lui rogati un proprio stemma contenente un albero e tre stelle incorniciato da un cartiglio col motto: «Bonos fructus facit».
Come era nato questo stemma? da dove aveva avuto origine? Cos’era accaduto alla fine del Settecento?
L’adozione dello stemma si deve con ogni probabilità alla figura di Massimiliano Pompili (1750-1820), nipote di Evangelista, e zio di Placido. Egli fu Priore del Comune nel primo decennio del 1800, ricoprendo un ruolo che poteva effettivamente richiedere la necessità di uno stemma, o che quantomeno poteva suggerire l’esigenza di attribuire alla propria famiglia una patente di antichità e di nobiltà.
In effetti esisterebbe un testo scritto, risalente proprio a quel periodo, che ricostruirebbe in toni aulici e quasi mitologici la storia dei Pompili di Acuto ricollegandone le origini ad alcuni personaggi della Roma antica. Ad oggi però non mi è stato ancora possibile consultare questo documento, conservato in un archivio privato e al momento non accessibile.
Lo stemma adottato è stato con ogni probabilità scelto prendendo a modello quello della omonima nobile famiglia di Ravenna, rifacendosi a una pubblicazione che lo storico Marco Antonio Ginanni aveva fatto stampare a Venezia nel 1756, e nel quale esso veniva così blasonato: «D’azzurro con un albero piantato in punta, sormontato da una riga d'oro, e 3 stelle del medesimo d'8 raggi, mal'ordinate nel capo».
È una descrizione che corrisponde perfettamente allo stemma più antico che ancora oggi si conservi ad Acuto, che orna il «Palazzo Pompili» in quello che i documenti dell’epoca indicano come «Largo Pompili» o «Piazza Pompili», cioè il Largo della Selce.
Si tratta dell’abitazione in cui la famiglia Pompili risiedeva probabilmente già da almeno un paio di secoli: Tullio Pompili (1568-1643) è indicato come residente «in Capo alla Selce» nella divisione delle parrocchie fatta realizzare nel 1612 dal vescovo di Anagni Antonio Seneca.
È probabilmente proprio questa abitazione di famiglia che fu ristrutturata attorno al 1783 da Massimiliano Pompili. Di questo restauro siamo a conoscenza per via della documentazione che attesta l’acquisto di una trave di castagno inizialmente destinato alla riedificazione della chiesa di San Nicola ma che su quel cantiere, ormai in abbandono, stava iniziando a marcire.
Dunque, lo stemma venne con ogni probabilità adottato tra il 1756, data di pubblicazione delle stampe degli stemmi di Ravenna tra cui si trovava quello riferito alla famiglia Pompili, e il 1785, anno in cui Massimiliano Pompili ristrutturò il palazzo di famiglia nella sua forma attuale.
Ma lo stemma fu utilzzato da diversi membri della famiglia: oltre al timbro del notaio Placido, lo troviamo riprodotto anche su due portali del Vicolo del Borgo (attuale Corso Umberto), risalenti con ogni probabilità alla prima metà del XIX secolo.
Da allora lo stemma di famiglia è stato progressivamente abbandonato e dimenticato, per quanto una versione schematica e semplificata di esso è stata fatta realizzare ancora attorno al 1980 da Sante Pompili sulla porta della sua abitazione in piazza della Corte.
Lo stemma adottato da Domenico Pompili riprende dunque, almeno in parte, questa antica tradizione familiare, introducendo alcune innovazioni sia nel disegno che nel motto, che recita nella nuova versione: «Ut fructum afferatis».
E certo l'auspicio è che l’albero dei Pompili, che ha in Acuto radici molto antiche, continui a rinnovare i suoi buoni frutti.


Nelle immagini:
1 - Lo stemma in pietra di largo della Selce (1785) affiancato a quello adottato dal S.E. Mons. Domenico Pompili
2 - Lo stemma di Placido Pompili Notaio Acutino, col motto: «Bonos fructus facit» 1815, Archivio Comunale di Acuto
3 - Uno degli stemmi che ornano due portali in Corso Umberto ad Acuto

Ultimo aggiornamento Martedì 08 Settembre 2015 08:57

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