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Acuto, sul concerto natalizio delle «Femmene d’Aùto»: non solo eseguire, ma rivivere la musica tradizionale

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ACUTO - Il 30 dicembre, presso la chiesa di Santa Maria in Acuto, si è tenuto lo splendido concerto del gruppo delle «Femmene d'Aùto» sotto la guida del maestro Maurizio Sparagna.
Dopo essersi esibite in occasione della rappresentazione della «Vendemmia» organizzata dall’Associazione «L’occhio e la memoria» nel mese di ottobre ed aver riscosso un grande successo, hanno deciso di fare un nuovo concerto, in tema questa volta natalizio. La chiesa gremita di gente è stata una conferma di quanto questo gruppo di giovani donne sia apprezzato e seguito da molti. Le Femmene si esibiscono in costume ciociaro intonando i canti tipici della nostra tradizione e creando delle bellissime armonie con l' uso della voce, oppure con l'accompagnamento musicale degli strumenti della tradizione locale, da sempre usati dai nostri avi.
È proprio il maestro Sparagna infatti a spiegare come l'intento dell'intero gruppo è sì quello di riportare alla luce il canto tradizionale e di preservarlo, ma anche e soprattutto quello di ricreare un ambiente sociale e sonoro di un popolo cercando di ritrovare, ricostruire e trasmettere tutte le emozioni e gli aspetti sociali dell'epoca. Un mondo passato che non esiste più ma in cui, grazie alla musica, è ancora possibile riconoscersi ed immergersi.
I canti che sono andati in scena, hanno alcuni delle origini antichissime, altri invece sono decisamente più recenti.
Se da un lato si è ripresentato il brano natalizio «’Nanze a Santa Maria» composto dallo stesso Sparagna negli una trentina di anni fa,  il concerto è stato aperto con il canto «La tua concezione»  le cui origini risalgono al 1700 seguito poi dal «Regem venturum dominum» risalente al 700/800 d.C..  In particolare quest’ultimo canto nasce come canto gregoriano monodico (ad una sola voce) che si cantava durante la novena in preparazione del Natale. Questo canto è stato da loro "modificato", con la sovrapposizione  di più voci sul canto originale monodico, stesso procedimento attraverso il quale si è passati, nella storia della musica, dal canto monodico al canto polifonico. Abbiamo assistito dunque ad un vero e proprio sviluppo della storia della musica all'interno del brano.
Nel repertorio ci sono anche due bellissime «ninne nanne»; la prima ha anche un forte significato storico, infatti parla di una mamma che protegge il suo bambino dall'uomo nero, (si fa riferimento ai marocchini che nella seconda guerra mondiale hanno saccheggiato, stuprato e fatto eccidi in molte zone della Ciociaria) l'uomo rosso (si fa riferimento ai barbari che terrorizzavano molte zone della ciociaria, si narra che la nascita stessa di Acuto, sia frutto di alcuni anagnini che si sono rifugiati sul nostro monte per scappare proprio dai barbari) e infine l'uomo blu (si fa riferimento all'uomo islamico, al periodo delle crociate e alla lotta del nemico anticristiano).
La seconda ninna nanna invece è stata "ritrovata" da Luigi Colacicchi, figura importante della etnomusicologia locale, il quale si preoccupò di registrare, negli anni sessanta, le melodie antiche cantate nel territorio della ciociaria, con una vera e proria "ricerca sul campo".  Quando si parla di musica popolare, afferma lo stesso Sparagna, è difficile preservare la forma originale, perché i canti vengono tramandati di generazione in generazione e spesso subiscono delle modifiche, anche per via dell'adattamento alle varie festività,  questa operazione è stata fatta anche dal gruppo delle Femmene stesso, che ha rivisitato le strofe per adattarle al Natale, alla tradizione e alla "maniera" acutina, prendendo spunto anche dai ricordi personali.
Da questo si evince quanto lavoro ed impegno ci sia dietro a questo gruppo, oltre che un'innata bravura e originalità.

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