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il giornalino di Acuto - Frosinone

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Giornata in ricordo dei caduti di Acuto

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Sample ImageACUTO- Ieri mattina domenica 9 Novembre, si è svolta ad Acuto la tradizionale manifestazione pubblica  dell’Unità Nazionale e Festa delle Forze Armate,  istituita all’indomani della vittoria di Vittorio Veneto,  per  ricordare quell’importante momento storico della nostra Patria e per commemorare  i caduti  della 1° e 2° guerra mondiale. La cerimonia si è svolta  alla presenza delle autorità civili, militari e religiose: dopo la celebrazione della messa di fronte al monumento del Milite Ignoto in piazza Regina Margherita sono stati letti tutti i nomi dei caduti acutini in guerra ,successivamente sono stati suonati l’inno Nazionale di  Mameli , la canzone del Piave  e l’inno di Acuto composto dall’artista Francesco Cori. A conclusione il discorso del Sindaco Nazzareno Pilozzi, la deposizione della corona  e la benedizione del parroco Don Marino.

Il tutto si è svolto in un’atmosfera solenne, particolarmente toccante i punti del discorso del Sindaco dove si è fatto riferimento all’integrazione  e all’accoglienza degli stranieri e  al  nuovo presidente degli Stati Uniti d’America alla cui elezione sono legate le speranze di un mondo pacifico.
E' una data che va ricordata per commemorare i tanti caduti , militari e civili, durante i lunghi anni del conflitto,di quanti hanno lottato  e che  hanno reso servizio  alla nazione con dedizione, amore della  patria  e spirito di sacrificio, che hanno donato la loro vita per il bene della Patria e per assicurare la pacifica convivenza civile fra le nazioni,  per creare una Italia unita, libera e democratica.

Riportiamo in seguito le parole dell’Inno di Acuto:

Acuto su un colle assiso
È un angolo di paradiso.

E’ cosi alto che il cielo
Puoi toccare con mano.

Rapisce i raggi del sole,
è della ciociaria
il più bel sole.
 
        Acuto su un colle assiso
        È un angolo di paradiso.

        E’ cosi alto che il cielo
        Puoi toccare con mano.

Acuto alpestre
I natali desti;
d’essere tuo filgio
ho pur l’orgoglio.

Ora dinnanzi
A te mia culla,
nulla io posso
che onorar le parti.

      La tua voce
      tocca da lontano
     ad ogni passo
     s’addensa il dolce richiamo,
     paese mio natale, io t’amo.

Ultimo aggiornamento Lunedì 01 Dicembre 2008 12:38

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