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Ho inseguito un’ombra

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Racconto di Giulio De Stefani
Tornavo a casa dopo aver partecipato a una manifestazione a Roma, dovevo  arrivare in fretta alla stazione per non perdere il treno delle 19,20. Presi la metro e poi alla stazione Termini,  di corsa al binario sei. Arrivai solo pochi attimi prima che il treno iniziasse a muoversi. Nella carrozza ferroviaria dove ero salito,  non c’era tanta gente, pertanto potevo sedermi dove volevo. Mentre mettevo lo zainetto sul portapacchi, il ragazzo seduto dietro di me imprecò perché  si era scaricato il suo mp3 e, non potendo ascoltare la musica, si fece dare il quotidiano per leggere.  Davanti al mio sedile era seduta una bella signora, con due tette da favola e un fisico mozzafiato.
Nascondeva i suoi occhi dietro un paio di occhiali con lenti grosse e scure,  come sono di moda oggi. Ero sicuro che mi stesse scrutando ma lo faceva con aria indifferente. Io, ogni tanto gettavo il mio sguardo sulle  rotondità prorompenti,(forse) qualche piccolo pensiero malizioso credo di averlo fatto. I ragazzi che erano nel nostro scompartimento parlavano ad alta voce e con qualche parolaccia di troppo, tant’è che la signora, infastidita e disgustata
per il linguaggio usato e poco appropriato, mi disse: “Sono dei  maleducati e
privi di rispetto”.
Non dissi niente, allargai solo  le braccia. In quel momento, un  addetto al controllo dei biglietti entrò nel nostro scompartimento e, chiese di favorire gli stessi per  vidimarli.  Misi a disposizione dell’operatore il mio “birg”;  mi accorsi che la signora  cercava affannosamente
qualcosa. Inchinandomi a raccogliere il biglietto le dissi: -forse lei cerca questo?....” Oh, si grazie”,  si affrettò a rispondere e lo diede al controllore. Avevamo rotto l’incantesimo.
Senza esitare e sfacciatamente chiesi il suo nome e lei per niente infastidita,  si affretto a rispondere: mi chiamo Elisa e tu?” disse lei, io mi chiamo Lorenzo”.
Iniziammo a parlare, ogni tanto lei volgeva lo sguardo verso l’esterno per rendersi conto dove eravamo.
Tra le mani aveva un Galaxy  di ultima generazione e smanettava velocemente sul display. Poi accennò a un lieve sorriso, forse per qualche messaggio ricevuto sul social network (facebook o  twitter). I ragazzi parlavano tra di loro e poi uno di essi raccontò una barzelletta molto divertente.  Mi chiese se anch’io usavo queste diavolerie per stare in contatto; con il capo accennai di si.  
“Hai molti amici?” ….Si. Vuoi che cerchi il tuo profilo per mandarti la mia amicizia?  
Avevo capito che voleva attaccare bottone e diedi consenso stando al gioco. Le chiesi se prendeva il treno spesso.  Mi confermò che tornava a casa ogni quindici giorni e, che per motivi di lavoro era costretta a vivere lontano. Chiesi che tipo di lavoro facesse.  Sono una professoressa di italiano ed insegno in un liceo a 300km da casa, pertanto non posso tornare a casa tutti i giorni.
La mia vita è cosi da oltre 20 anni; ho vissuto con un compagno per un lungo periodo poi ognuno per la sua strada, ma io ho una figlia da crescere e mantenere; “mi disse”. La mia è una storia lunga e angosciante da raccontare, però bisogna andare avanti e vivere la vita di tutti i giorni, diversamente non si può  fare. Quando torni a casa, accetterai la mia amicizia virtuale? “
Certo, risposi!”  Io ero quasi arrivato alla  stazione,  mi alzai e salutandola le strinsi la mano dicendole che era stato un piacere conoscerla, e che  avrei senza esitazione fatto la sua conoscenza attraverso il social network.
Stringendole la mano mi accorsi che il suo gesto era passionale e molto sentito. ”Contattami”, mi disse….!!!!!!  Presi la macchina che avevo parcheggiato nel piazzale della stazione e avviandomi  verso casa, ripensai a quella bella signora del treno. Qualche giorno dopo accesi il mio pc per inviare una mail  a un amico e, poi aprii facebook  e,  sorpresa??? …..c’era una richiesta di amicizia;  cliccai subito e accettai la sua proposta. Qualche
ora dopo notai un commento sulla mia chat “ Finalmente ti sei deciso a rispondermi ?” Io gli  chiesi dove si trovasse e lei mi rispose che era a casa per  correggere i compiti in classe della mattinata. Era sola e avrebbe voluto una persona con la quale condividere questa solitudine, uscire, fare delle compere ,ma forse per carattere un po’ chiuso si privava di queste cose e non prendeva mai iniziative.
Nei giorni successivi ci sentimmo tante volte e mi raccontò  la sua storia. Quell’amore conosciuto al liceo, la convivenza con quel ragazzo; vista nel suo paese come una cosa peccaminosa e chiacchierata.
Una figlia di 16 anni, con carattere difficile e ribelle che viveva con i nonni materni e dava tante preoccupazioni .”Io torno tra quindici giorni, se vuoi ci possiamo vedere, andare a mangiare una pizza e stare un po’ insieme”.  Le proposi una cosa diversa,  forse più allettante: a giorni,  dovrei venire  a Perugia per motivi personali e potremmo organizzarci. Lei non stava più nella pelle, mi disse:” ti ospito io per i giorni che devi stare a Perugia e potremmo andare a visitare i tantissimi posti nei dintorni. Occasione su un piatto d’argento. “Come rifiutare un invito con risvolto presumibilmente ose’?” pensai!!!! Diedi il mio consenso ad incontrarci anche qualche giorno prima del previsto, lei precisò che non c’erano problemi,…anzi la sua disponibilità nell’ospitarmi era al settimo cielo. ”Vieni” mi disse,  staremo insieme per questo fine settimana” A Perugia c’è Eurochocolate, poi tanta gente che arriva per essere presente all’evento.
Preparai le poche cose che servivano e alcuni documenti che avrei dovuto consegnare per uno stage di lavoro per conto della mia azienda in cui lavoro. Oberato da impegni, decisi di staccare la spina e concedermi una vacanza nel  fine settima; perché avrei dovuto avere rimorsi morali? Ero stato quasi pregato e come potevo rifiutare quell’ospitalità invitante?
Feci sapere ad Elisa che sarei partito il venerdì con il treno delle 10,28 da Roma e intorno all’ora di pranzo l’avrei cercata non appena giunto alla stazione di Perugia e, prima di prendere l’auto che mi avrebbe portato al suo indirizzo di casa. Non sapevo cosa cercava quella donna da me, accettai la sfida con me stesso, ero sicuro di trascorrere un inaspettato week end.
Presi l’autobus  come stabilito e arrivai fin sotto casa della mia nuova amica. Lei mi riconobbe e, dal suo balcone, mi fece cenno con la mano- secondo piano- ravvisai un emozione forte dentro di me,  forse avevo l’adrenalina a mille. Quell’incontro sul treno, così casuale, mi aveva portato a conoscere e frequentare una persona che fino a pochi giorni prima; non avevo mai visto e sentita. Arrivai sul pianerottolo del secondo piano, lei era lì davanti a me: bellissima come una dea, ancora più bella e provocante di come l’avevo conosciuta. Cosa avrebbe voluto da me quella donna ancora non era chiaro,……
cosa vuoi di più dalla vita, mi dissi. Un occasione fuori programma e lontano
dai posti di lavoro e da casa.
Ci salutammo come vecchi amici, lei mi gettò le braccia al collo per essermi   grato di quella visita, era felice ed entusiasta del mio arrivo.  Entrai un po’ impacciato,  mise subito i miei pochi bagagli su  una panca e mi fece accomodare in cucina dove tutto era pronto per il
pranzo. Stava aspettando me come d’accordo, ed  era chiaro che avremmo pranzavamo insieme. Lei aveva avuto solo due ore di lezione e pertanto era tornata subito a casa. Ottimo pranzo e brava cuoca, complimento che accettò e, garbatamente mi disse:  era una sua passione la cucina. Mentre preparava il caffè, mi chiese se avrei avuto piacere di  ascoltare un pò di musica e mettermi a mio  agio. L’appartamento non era grande,  ma luminoso e confortevole, due camere, piccolo salotto, cucina, bagno,   più due balconi.
Era una zona tranquilla di Perugia con poco traffico e silenziosa, alcuni appartamenti erano affittati a studenti fuorisede che  studiano Agraria o Veterinaria. Arrivò il caffè. Prima di arrivare a casa sua, mi ero fermato a prendere una tortina gelato che lei porto a tavola, ringraziandomi. “Cosa vuoi fare questo pomeriggio?” mi chiese. Hai voglia di fare un giro per Perugia oppure prendiamo un mezzo pubblico ed usciamo fuori città?
“Come vuoi”, risposi!!!!! Si avvicinò a me, quel  profumo di lavanda molto delicato, mi scompaginò tanto che le diedi un bacio. Aspettavo una reazione contraria, ma lei non ci mise molto a spogliarmi e mettermi a dorso nudo. Anch’io presi iniziativa e finimmo a letto in pochi istanti. Facemmo l’amore due o tre volte e dimenticammo di uscire, su quel letto mi trovavo comodamente, lei era attaccata a me, siamo stati a letto  fino a sera. Prima di cena feci una doccia rigeneratrice insieme a lei e la osservavo completamente nuda sotto l’acqua
calda con quelle tette bellissime che avevo notato  subito. Un fisico statuario,  una bella presenza, attraente, persona che sa quello che vuole.
Dopo cena, siamo usciti e in giro per Perugia c’era tanta gente, tantissimi ragazzi, molte bancarelle che vendevano dolci ma soprattutto tanta cioccolata di ogni forma e maniera. Perugia, in  Corso Vannucci e altre piccole strade adiacenti si avvertiva nell’aria un odore buonissimo di cioccolata, ci mettemmo seduti al tavolo di un bar, pieno di tante  persone fino all’inverosimile, una serata tranquilla con temperatura quasi estiva. Feci alcune foto con il mio cellulare e poi decidemmo di andare a casa. Elisa doveva andare a lavoro il giorno dopo,   e io mi dovevo recare per un mio problema a contattare per conto della mia azienda  alcuni industriali del luogo. Facemmo ancora l’amore travolti da una passione fortissima, la mattina  seguente venni svegliato con il  caffè  a letto. Ero diventato improvvisamente viziato da quella donna. Poi mi disse: ”Lorenzo quando esci, chiudi con le chiavi che ti do io, e ci vediamo a casa verso l’ora di pranzo intorno alle 14,30.
Tu; mi disse ” vai per risolvere il tuo problema e io vado a scuola”.” Ok”, risposi!!!!!  Rimasi solo in casa e notai sul comodino della camera da letto una foto della figlia sedicenne , bella ragazza solare e piena di vita. Una ragazza che viveva con i nonni materni, costretta a subire forzosamente quella lontananza dalla madre con la quale poteva passare insieme pochi attimi dei fine settimana. Ero pronto per uscire, misi in ordine le mie cose da presentare e mi avviai all’appuntamento che avevo.
Voglia di un caffè ed entrai in un bar molto affollato, notai che alcuni ragazzi erano interessati a leggere un articolo riguardante il misterioso delitto avvenuto qualche anno prima in citta, una ragazza inglese di nome Meredith Kercher, trovata morta nella sua abitazione. Gli inquirenti stavano valutando e analizzando tutte le ipotesi e quell’avvenimento era diventato l’argomento del giorno e della città. Non  avevo fretta, la giornata di quel sabato invitava a camminare e cosi feci, attraversai  tante piccole stradine medievali piene di storia e fascino, Perugia è una bella città ospitale e viva; incontri sempre tante persone e tantissimi giovani. Il tempo scorreva in fretta e mi accorsi che si stava facendo tardi per me, dovevo affrettarmi a raggiungere il luogo del mio contatto e, cosi feci ! Finito il colloquio di lavoro per conto della mia azienda, entro  in un supermercato a comperare le cose necessarie per il pranzo e la cena, e trovo modo di fare una ricarica al mio cellulare, poi a casa per aspettare Elisa. Aprii la porta di casa e udii alcuni rumori provenienti dalla camera da letto, mi liberai della spesa poggiandola sul tavolo.  Incuriosito,  volli vedere la provenienza di quei rumori, aperta la porta della camera la mia sorpresa fu : vedere una ragazza nuda nel letto con un ragazzo mentre facevano l’amore. Il mio pensiero
arrivò  subito alla figlia di Elisa. Lei non mi aveva detto che sarebbe stata raggiunta dalla figlia in quel fine settimana in occasione di :Perugia Eurochoccolate.
Superato il primo imbarazzo, chiusi per educazione la porta, anche perché anch’io ero un ospite; anzi, avrei dovuto dare spiegazioni anch’io. Poco dopo i due ragazzi uscirono dalla camera  e quasi vergognosamente si scusarono e ebbi modo di scusarmi e spiegare la mia presenza. La mamma di Clarissa, cosi si chiama la ragazza,  ne aveva parlato a sua figlia di quel contatto con me,  essendo talmente assiduo, da  ritenne opportuno di  invitarmi in concomitanza  del mio impegno di lavoro a Perugia.  Cortesemente ci presentammo e superato il primo imbarazzo cercammo di preparare il pranzo.  Mentre stavo intorno ai fornelli,   Clarissa mi disse: Lorenzo,  non dire a mia madre che mi hai trovato a letto con il ragazzo che è di là, potrebbe avere una grossa delusione. Io le chiesi come si era procurato le chiavi per entrare in casa.
Lei, mi rispose che  arrivata a Perugia era andata direttamente nella scuola dove la mamma insegna per farsi consegnare le chiavi; ma non aveva  immaginato che a casa avrebbe trovato me. Dovevamo preparare il pranzo, tra qualche ora sarebbe tornata a casa Elisa, nel frattempo, con Clarissa abbiamo avuto uno scambio di opinioni, avevo capito che la ragazza aveva bisogno di  un contatto più intenso con la mamma anche perché  era vissuta senza padre da sempre e la cosa la mortificava. Chiesi se in questi ultimi anni la figura del padre era presente nella sua vita. Ricevetti un secco no!!! Mi fece capire che ormai era tardi per cercare una figlia abbandonata quasi sin da la nascita, la mamma ha  sofferto tanto, non mi ha mai fatto mancare niente, anzi …….ero anche troppo viziata sia da lei che dai nonni. Con l’aiuto di Clarissa misi pronta la tavola,  con noi mangiava anche il ragazzo che era con lei. Accesi la tv e eravamo in attesa di Elisa che a momenti sarebbe arrivata, si udì suonare alla
porta; andò ad aprire Clarissa, sentii che la mamma gli chiese se avevo fatto amicizia con Lorenzo, poi eccole entrare nel salotto insieme, ci salutammo e notai che Elisa fece un gesto di stizza verso  Fabio. Cosi si chiama  il ragazzo che era con Clarissa. Poche altre cose da portare a tavola e iniziammo a mangiare, spesso lo sguardo di Elisa incrociava quello della figlia, chissà cosa si stavano trasmettendo ,attimi di silenzi  infiniti ,  guardavo la tv per superare il momento di tensione che era nell’aria.
Squillo di cellulare, Clarissa si alzò per prendere il telefonino, erano i nonni chiedevano se fosse arrivata a destinazione; risposta affermativa. Qualche momento imbarazzante e poi era tornato tutto alla normalità, mentre mamma e figlia erano in cucina impegnate a rimettere ordine, scambiai alcune considerazioni con Fabio. Si sentiva coinvolto suo malgrado, Clarissa voleva dimostrare alla mamma che lei era cresciuta, poteva avere e permettersi la libertà di stare con un ragazzo, il fine settimana. Voleva dimostrarlo alla mamma, aveva convinto Fabio a seguirla a Perugia per vedere la reazione di essa.  Madre e figlia, ogni tanto trascorrevano il sabato e la domenica insieme, ma il loro legame era sempre più teso.
Clarissa avvertiva la mancanza di un padre e capiva che il problema non era facile da risolvere. Quel ragazzo per lei rappresentava un evasione, il ribellarsi ad una strano modo di vivere come gli era stato imposto dalla mamma, per esigenze di lavoro lontana, costretta a vivere  con i nonni premurosi ma non determinanti in alcune scelte di vita della ragazza. Il mio cellulare che squilla, rispondo e rimango impietrito da come quella voce ferma e sicura mi comunicava che alcuni accertamenti clinici e  analisi che tempo prima avevo fatto evidenziavano qualcosa da valutare molto attentamente, presto avrei dovuto sottopormi   ad un check up accurato. Rimasi spiazzato tanto che Elisa mi vide sbiancare in volto e mi chiese:” problemi Lorenzo?”  
Persi completamente la mia sicurezza non riuscivo a capire cosa mi stava  succedendo.
Lei notò il mio turbamento, si avvicinò a me e disse: “amore che hai, sei completamente stravolto”. Ammetto che in quel momento provavo paura, pensai tante cose. Provai a tranquillizzare Elisa, aveva capito che ero a terra e ci sedemmo sul divano, lei passandomi la mano tra i capelli mi disse : “ne vogliamo parlare?  Io ti ho portato dentro la mia storia ,ora tu, se ti va; raccontami  la tua”.
Decidemmo che non saremmo usciti, confidarci i nostri problemi sarebbe almeno servito per scaricare la tensione. Gli raccontai un po’ della mia vita, avevo gli occhi lucidi quando le dissi di Lucia, la mia compagna morta in un banale incidente stradale. Aveva 27 anni e da quattro
vivevamo insieme facendo tanti progetti per il futuro. Laureata con il massimo dei voti, era impegnata in un laboratorio di ricerca, lavoro a cui teneva tanto. Una sera, tornando a casa fu investita sulle strisce pedonali;  il suo investitore vigliaccamente senza soccorrerla scappò. Da allora la mia vita cambio, mi chiusi nel mio silenzio, ero diventato assente per tutti anche con me stesso. Il lavoro poteva essere l’unico stimolo per ricominciare perché mi
serviva per stare in contatto con gli altri e non isolarmi troppo.
Ci vollero anni per superare quel momento negativo e da allora non ho voluto o avuto più legami fissi; non ero  interessato a niente avevo apatia per tutto. I tempi cambiavano ma la cosa che iniziava a preoccupare era la mancanza di lavoro e tanti rimanevano senza un reddito, si rivedevano i vecchi slogan,  le bandiere in tante piazze, ma coloro che protestavano erano i tanti padri e madri che il lavoro lo avevano perso. I giovani pochi e, quei pochi erano disinteressati, senza ideali non credono più a niente e disprezzano la politica che li ha condannati ad essere precari a vita...
Quella telefonata, dovevo ammettere che mi aveva letteralmente fatto passare la voglia di trascorrere con tranquillità il fine settimana a Perugia. Dovevo sottopormi a nuovi accertamenti da subito appena tornato a casa, non volevo sottovalutare niente. Mille domande frullavano nella mia mente, per cercarmi telefonicamente, i responsabili dell’ospedale ritenevano la mia situazione preoccupante. Non era il caso di allarmarsi e necessitava rimanere calmi e aspettare il lunedì per valutare la situazione.   Restammo in casa per tutto il pomeriggio e al ritorno Clarissa e Fabio mi chiesero se era sopraggiunto qualche imprevisto. Rassicurai i ragazzi e, dissi loro: “tutto a posto, niente di anormale solo qualche problemino da risolvere”.
Dopo poco cenammo e si decise di uscire tutti insieme. Nell’aria quel buon odore di cioccolato ti entrava dentro, intorno a noi tanta gente che comprava, vedeva, si fotografava per mandare agli amici in tempo reale scatti e messaggi da Perugia. Ci sedemmo in un bistrò per ordinare birra alla spina e stare un po’ tranquilli. Elisa si era accorta che ero fuori di  testa pensavo altrove, mi disse :” stai tranquillo che tutto passa  vedrai andrà tutto bene”.  Tornammo a casa,  avevo trascorso la notte completamente senza dormire;  una forte ansia mi tormentava e decisi di partire la mattina presto di quella domenica; doveva essere di festa invece non volevo condizionare gli altri con il mio turbamento. Preparai il caffè e avrei voluto portarlo anche ad Elisa, mi accorsi che si era alzata e venne in cucina: “ Buongiorno le dissi, prendi il caffè?”
“Si grazie, ma poco zucchero”.
Mi chiese:” Lorenzo sei stanco…… questa notte non hai dormito niente, forse, se non fosse venuta mia figlia avresti riposato nel mio letto”.  “ Come mai ti sei alzato cosi presto” chiese Elisa,  “rimani a pranzo con noi, potrai partire questo pomeriggio con Clarissa e Fabio?” “ Preferisco andare via prima, domani mattina presto passerò al lavoro e poi mi occuperò di questo problema”. Facemmo colazione insieme, Elisa era dispiaciuta che Lorenzo andava via, avrebbe voluto diversamente. Si abbracciarono e vide sul volto di lui una lacrima, gli disse:” ti voglio bene Lorenzo, sarò vicino a te e supereremo questo difficile ostacolo”. Lui la
strinse forte a se, dicendole: ” grazie per la disponibilità e l’ospitalità che mi hai dato, mi hai fatto sentire parte integrante di te”. Uno sguardo profondo tra i due e poi Lorenzo preparò le sue cose e si apprestava ad andare via.
Voleva salutare Clarissa e Fabio che ancora dormivano , Elisa si avvicinò a
Lorenzo facendogli una carezza e gli disse:” stai sereno vedrai che tutto si risolverà” mi dispiace che questa notte non abbiamo potuto dormire insieme ma non mancheranno altre occasioni. Quando sarai arrivato a casa chiamami voglio esserti vicino e ci rivedremo presto vero?  Con la testa( Lorenzo) fece cenno di si. Ci salutammo e andai  via. Questa vicenda mi demoralizzava, ero come un pesce fuor d’acqua, dovevo capire cosa avevo, ero ossessionato da quella stanchezza che mi assaliva. Mi rendeva irascibile e nervoso. Arrivai a casa intorno alle undici e chiamai Elisa: “ciao sono arrivato in questo momento, voglio ringraziarti per la tua sincera amicizia e ospitalità, saluta i ragazzi e speriamo che si possa stare insieme in altre occasioni.   Nei prossimi giorni avrai mie notizie”. Telefonai ad un amico per prendere appuntamento con uno specialista e andai dai miei per mangiare. Quando entrai a casa dei miei genitori, la mamma mi fece subito un appunto:” non ti vedo bene Lorenzo, prendi qualche giorno di riposo con il tuo lavoro ,stai sempre in giro e, ti stai
trascurando.
La rassicurai dicendole: ”ma no mamma, stai tranquilla che tutto va bene”. Non potevo far trasparire nessuna emozione anche se avevo voglia di urlare il mio travaglio interno che mi logorava.   Volli mettere tutto pronto per il giorno dopo e prepararmi, quell’attesa che non sopportavo e l’ansia mi creavano un vuoto allo stomaco, non potevo annientarmi o fasciare la testa prima di sapere cosa avevo.
Uscii, dovevo incontrare qualcuno, evadere da quel fisso pensiero che, come un chiodo mi martellava il cervello; dovevo rilasciarmi e essere sereno come avevo promesso ad Elisa. Il giorno dopo di buon’ ora, con animo più rilasciato, mi recai in questo centro specializzato per sottopormi  ad analisi e accertamenti, tramite questo mio prezioso amico ebbi un colloquio con uno specialista, volle darmi delle rassicurazioni e aspettare l’esito a giorni. Sentendomi più sollevato  e tranquillizzato da quelle parole del professore, iniziai a pensare positivo, era un atto dovuto anche alle  persone che mi circondavano.
Tornai a casa intorno alle quindici dopo essermi sottoposto a diversi esami e elettrocardiogramma, avevo tanta voglia di mangiare una cosa di sostanza e sicuramente mia madre sarebbe stata come sempre all’altezza Sentivo tanto disagio dall’aver appreso che avevo contratto l’epatite A, che mi procurava affaticamento e spossatezza, a volte anche nausea e non avevo voglia di mangiare ma quel giorno avrei divorato un bue. La mia malattia secondo il professore era stata presa in tempo e non avvertivo tanto affaticamento come di solito avviene, mi sentivo sollevato, però era necessario sempre attendere l’esito delle risposte che sarebbero  arrivate a giorni. Dopo aver mangiato dai miei, decisi di riposarmi un po’ andai nella mia camera sempre ordinata e utile quando non avevo voglia di
tornare nella mia casa. Mia madre era felice di avermi a casa ogni tanto, non mi faceva mancare mai nulla, conosceva i miei  interessi, avevo tutto, il mio vecchio pc sempre funzionale adoperato da mio padre per divertimento e qualche ricerca per il suo orto sempre ben curato e provvisto di ogni cosa.
Pensai di chiamare Elisa e dirgli che avevo fatto tutto ciò che era necessario  fare;  che stavo a casa dei miei.  Molti squilli prima di avere risposta , poi: “pronto Lorenzo, come stai?”   disse;” ero  impegnata a stirare e rimettere ordine alla casa.  Come ti senti oggi?” mi chiese lei.  Le dissi che avevo completato tutti gli accertamenti e, a giorni avrei avuto risposte,  che avevo parlato con il primario il quale mi aveva rassicurato per  una cosa di lieve entità, ma  era stato bene non sottovalutare. Non mi sentivo sicuro e mantenevo sempre una perplessità in qualcosa di nuovo. Passarono alcuni giorni e attendevo con ansia il verdetto della mia spossatezza e uno stato di inquietudine   mi assaliva ,però non volevo che i miei genitori venissero a sapere, avrei creato in loro tanta ansia e non era giusto. Ripresi il lavoro, ma con la testa ero altrove, pensavo ad Elisa e a quel fine settimana bellissimo e indimenticabile fino al sabato pomeriggio turbato da quella telefonata maledetta che mi aveva trasmesso instabilità. Nel mio ufficio dovevo mettere un po’ di ordine, controllare alcune pratiche di lavoro da eseguire nei prossimi giorni e probabilmente ricontattare a Perugia gli imprenditori per chiudere il contratto di vendita. Passata una settimana aspettavo di ritirare il responso delle  analisi e tutti gli accertamenti. Avevo chiesto un giorno di ferie per eventuali problemi e mi feci accompagnare da un mio amico per ricontattare il medico. Entrai nella struttura con  un certo nervosismo, molto teso e provato da quel ritorno del male che ancora una volta mi perseguitava, rassicurato dal mio amico ritirai le risposte e mi reca al confronto con il primario.
Entrai nel suo studio, mi accolse con calore e rassicurandomi, mi diede speranza a pensare positivo. Dal suo sguardo rassicurante, mentre leggeva i miei risultati, notai soddisfazione era andato tutto bene pensai. Dovevo sottopormi periodicamente  a controlli e fare una vita regolare. Ero al settimo cielo finalmente un incubo si dissolveva. Salutai il medico e con questo amico ci recammo a brindare per lo scampato pericolo. Volevo tornare subito a casa
abbracciare per l’emozione i miei genitori e rassicurali che tutto andava bene
e avvisare subito Elisa per riorganizzare un fine settimana interrotto.
Il medico mi aveva consigliato di essere prudente, i sintomi nel sangue potrebbero risultare positivi anche dopo 3 o 4 mesi. Non era necessario assumere farmaci e bisognava stare lontani dal lavoro finche non mi fossi  ristabilito completamente per evitare contagio. Era necessario bere tanti liquidi per non aumentare il lavoro del fegato, meno grassi e bibite gassate e niente alcool.
Volevo guarire completamente e abbracciare Elisa che nei mesi seguenti si rese sempre più importante per me. Sentivo la necessita di averla vicino  sia per telefono, o attraverso i social network di stare in contatto sempre con lei.
Andai diverse volte a Perugia quando lei non faceva ritorno nel suo paese, in famiglia. Trascorrevo da lei il fine settimana di ogni quindici giorni. Questo sino alla primavera dell’anno successivo. Il nostro stare insieme era basato su rispetto e complicità avrei scommesso che lei sarebbe diventata la mia donna per il resto della vita. Conobbi i suoi genitori e la presentai ai miei. C’era entusiasmo e  si litigava raramente per cose banalissime e senza alcun valore.
Quando Elisa era impossibilitata a tornare a casa dalla figlia, capitava che andavamo io e Clarissa con lo stesso treno a Perugia da lei. Ora è un po’ che sono il suo compagno, la nostra lontananza non è un problema ma rafforza e dà stabilita ad entrambi.  La scorsa estate abbiamo passato insieme oltre due mesi girando nei paesi limitrofi  a  Perugia e  la nostra amicizia casuale e fortunata di quel giorno sul treno è divenuta una cosa duratura e
bellissima.   

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