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Pontecorvo, convegno sulla dottrina sociale della Chiesa

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PONTECORVO - I mali della società contemporanea, l’alienazione dell’individuo, la mancanza di valori e punti di riferimento, soprattutto per i ragazzi, di contro, il saldo magistero della dottrina sociale della Chiesa e dei suoi principi sociali: di tutto questo si è discusso nella Sala consiliare del Comune di Pontecorvo.
“Giovani: tempo di crisi, tempo di debolezze?”, il titolo del convegno organizzato dal Gruppo DSC della Provincia di Frosinone, dove DSC sta ad indicare appunto Dottrina Sociale della Chiesa. Un incontro voluto dal responsabile di zona, il consigliere comunale di Pontecorvo,. Il convegno si è incentrato su due relazioni in particolare. “I giovani nella società tecnoliquida: adolescenti e adultescenti” del prof. Tonino Cantelmi, psichiatra e docente universitario, che ha evidenziato l’incapacità di vivere una corretta realtà emozionale da parte dei ragazzi, alienati, sempre alla ricerca di sensazioni forti e bisognosi di una nuova educazione sentimentale. Dall’altra, la relazione di tipo storico del dott. Claudio Gentili, “L’eredità di Giuseppe Toniolo per i giovani: ridare forza agli ideali”, che ha fatto un excursus sul movimento cattolico, sulla figura di Toniolo in particolare, cercando di attualizzarne l’insegnamento e l’eredità.
Il convegno è stato molto apprezzato ed ha visto la partecipazione di un folto pubblico: molti sacerdoti del territorio, Don Luigi Casatelli, Don Giandomenico Valente, Don Natalino Manna, Don Lucio Fusco; medici e docenti, rappresentanti delle associazioni e del mondo politico.
Presente anche l’assessore alla cultura della Provincia di Frosinone, Antonio Abbate e la consigliera regionale Anna Maria Tedeschi.
“Voglio complimentarmi con l’amico Christian Proietti – ha dichiarato l’assessore Abbate – per aver organizzato questo convegno. Un’occasione importante, grazie alla presenza di autorevoli relatori, per riflettere su un tema di così grande attualità come il disagio giovanile e il recupero dei valori.
Io credo che la nostra società, investita da una crisi senza precedenti a tutti i livelli, debba assolutamente recuperare la “vocazione sociale”, intesa come impegno per il miglioramento e la crescita civile, soprattutto a favore dei più bisognosi.
Una “vocazione sociale” che chiama in causa, in primis, la politica, da intendersi quale strumento di emancipazione ed elevazione delle condizioni di vita di chi ha più bisogno. Di qui l'esigenza del  recupero di un valore assoluto: politica come servizio finalizzato al perseguimento del bene comune. Siamo nella terra di San Tommaso, genio e pilastro del pensiero occidentale, maestro di dottrina sociale, che già ottocento anni fa esortava al progresso ed al bene per la collettività.
Soprattutto in questo momento, occorre riappropriarsi di tali valori, una riappropriazione pedagogica che può servire a fecondare e mostrare esempi positivi all’intero corpo sociale. A tal fine, può essere utile riprendere una massima sempre attuale di uno dei giganti della storia e del pensiero occidentale, quell’Immanuel Kant che nella Critica della Ragione Pratica, indicava tra gli imperativi categorici della legge morale il precetto “Agisci in maniera tale da considerare l’altro non come mezzo ma come fine”. Un insegnamento valido per tutte le latitudini, per tutti i popoli e per le varie fasi della storia, che trova nella dottrina sociale della Chiesa, nella vocazione comunitaria a favore dei più umili, pieno diritto di cittadinanza”.

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