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Cinipide del castagno, cos'è e come combatterlo

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Cinipide del castagnoROMA - Torniamo ad affrontare, a distanza di qualche mese da quando abbiamo introdotto l'argomento (correva il mese di febbraio), il tema della lotta ad un insidioso nemico del castagno, il cinipide galligeno, alla luce delle ultime novità. L'argomento è di particolare attualità considerando che proprio in queste settimane le femmine adulte del cinipide (Dryocosmus), generazione 2010, hanno cominciato a sfarfallare da pochi giorni e tra il 5 e il 15 luglio (basandoci sulle medie dei dati, con ampia approssimazione), saranno in piena ovideposizione. Gli adulti (maschi e femmine) dell’antagonista (il parassitoide Torymus), ove presenti avevano sfarfallato a metà maggio, prima del Dryocosmus.
È dunque urgente e necessario dare ai nostri castanicoltori un aggiornamento sui tipi di lotta applicabili e sapere come combattere il parassita, senza fare troppi danni all’antagonista. Ma è anche necessario che tutti gli interessati lavorino in accordo al di là degli schieramenti politici, evitando l’accavallarsi delle iniziative e mirando a soluzioni concrete, in un percorso operativo che occorrerà definire. Nel frattempo, si procede un po' in ordine sparso: iniziamo a mettere a confronto ciò che si sta facendo in tre distinte regioni: Piemonte, Campania e Lazio, ciascuna con il proprio distinto approccio al problema.

Piemonte
Cinipide del castagnoÈ la regione con le conoscenze più avanzate sull’argomento: ha il cinipide da oltre 8 anni, castagneti ampiamente colpiti in entrambe le sue province castanicole, enti pubblici attentissimi al problema, uno specifico Centro di studio sul Castagno (nato dalla collaborazione di due Comunità Montane limitrofe) e un apparato universitario di tutto rispetto, sia dal lato agronomico che entomologico. Il Prof. Alma anni addietro opportunamente importò il Torymus, poi l’esperto giapponese che aveva messo a punto la lotta biologica a base di Torymus, ottenendo da lui non solo la collaborazione ma anche le conoscenze per moltiplicare il Torymus e diffonderlo. Alma ha distribuito il Torymus nei castagneti del Piemonte, poi a Università di altre regioni che lo stanno moltiplicando e diffondendo. Sostanzialmente, si lamenta qualche Regione, il Piemonte detiene ancora il monopolio del Torymus.
---Lotta biologica: è basata principalmente sui lanci di Torymus, che in molte e ben diffuse aree del cuneese è ritenuto stabilmente insediato (dopo 3 anni di attività è stato rinvenuto nel 20% delle galle a Boves, Peveragno e Robilante) e che ora è ben diffuso anche in provincia di Torino. Si stima che il Torymus abbia un tasso di moltiplicazione del “10x”, cioè rapido. La lotta biologica con l’antagonista Torymus risulta perciò molto efficace, con risultati relativamente rapidi. Si sa ancor poco sugli effetti collaterali del Torymus (parassitizzerà insetti utili? muterà l’entomofauna autoctona?); resta il fatto che questo tipo di azione di contrasto potrebbe consentire di chiudere l’emergenza cinipide nel medio periodo, evitando l’inquinamento e i danni causati all’ambiente dai trattamenti chimici. In Piemonte si studiano anche altri tipi di lotta contro il Torymus:
---ricerca di antagonisti diversi dal Torymus: non ci sono che pochi risultati;
---trattamenti con insetticidi: han dato risultati scarsi, si cercano prodotti specifici;
---selezione di varietà resistenti: già in Giappone e Corea si vide che esistono resistenze, e s’è visto che ve ne sono tra gli ibridi euro-giapponesi (es. la Bouche de Bétizac); ma buone speranze sono poste su qualche individuo di Castanea sativa. Il Servizio Fitosanitario Regionale è sempre presente, ha affrontato l’emergenza cinipide emettendo informative, delibere dirigenziali e autorizzazioni aggiornate su basi scientifiche.

Campania
La castanicoltura da frutto ha fortissima importanza economica, sia per l’economia diretta dei produttori, sia per le industrie dell’Avellinese, sia per l’indotto (non solo turistico) che ha creato. Perciò gli enti pubblici (Regione, Province,CRA e altri), prevedendo che i castanicoltori avrebbero trattato anche illegalmente, han puntato a prevenire la lotta chimica indiscriminata, selezionare al più presto principi attivi selettivi e metodologie minimamente distruttive. Alcune aziende biologiche han ricevuto dagli enti certificatori autorizzazioni ad uso controllato di piretroidi, in deroga e per sperimentazione. Il locale Servizio Fitosanitario recentemente avanzato al MiPAAF richiesta di registrazione di due prodotti.
---Lotta biologica. La Regione Campania tiene molto alla salvaguardia ambientale. Ha scelto la lotta a base di Torymus, bandito una gara per accentrarne la diffusione in un unico ente scientifico (il CNR), e nel 2010 ha lanciato il Torymus in 5 distretti castanicoli, che fungeranno da aree di moltiplicazione.
---Lotta con altri antagonisti: è in corso, tenendo conto che in centro-sud Italia ne sono stati indicati di endemici, seppur molto meno efficaci del Torymus.
---Trattamenti con insetticidi. Studiando prodotti diversi nel 2008 e 2009, è stato selezionato un piretroide, la lambda-cialotrina, che, distribuito con un coadiuvante in un solo trattamento attorno al 3 luglio, ha contenuto l’infestazione di cinipide lasciandone però in atto una quota (a futuro uso Torymus), salvando comunque parte della produzione. Si stanno studiando prodotti ancor più specifici. Dunque i piretroidi funzionano, sono applicabili dove le necessità non consentono di attendere i risultati della lotta biologica (collezioni di germoplasma castanicolo, esemplari di alberi importanti a rischio, aziende sperimentali, impianti giovanissimi, ecc), ma occorre saperli usare bene (trattamenti minimi indispensabili, prodotto selezionato, momento dettato da opportuno monitoraggio, ecc). Il fatto che la lambda-cialotrina in Lazio non ha funzionato ma in Campania sì, richiede ovviamente uno studio che consideri, a parità di metodologia applicata, più variabili, tra cui i coadiuvanti usati, le varietà (sono marroni geneticamente diversi), l’ambiente (temperature ecc). Il Servizio Fitopatologico Regionale punisce chi fa trattamenti alla cieca, e ha già informato il mondo scientifico e gli operatori sui risultati conseguibili con la lambda-cialotrina (in internet è l’articolo pubblicato su Terra e Vita n. 3 del 2010: “Castagno, primi risultati della lotta chimica contro il cinipide galligeno"), di cui ha già chiesto registrazione. Raccomanda comunque cautela anche nell’uso di piretroidi.

Lazio
Cinipide del castagnoL’Università della Tuscia di Viterbo ha firmato convenzioni con più enti (Regione Lazio, Provincia di Viterbo, Comunità montana Cimini) e lavorato in più direzioni di ricerca. L’entomologo Prof. Paparatti è chiamato (soprattutto in questo periodo) in più sedi, a riferire risultati, tranquillizzare, raccomandare di non trattare con chimici, ecc. In un incontro a Viterbo del 27 maggio 2010, l’Università della Tuscia e il Servizio Fitosanitario Regionale hanno riferito quanto segue:
---Lotta biologica: nel Lazio per combattere il cinipide si deve ricorrere alla sola lotta biologica col Torymus, escludendo i trattamenti con chimici (anche se piretroidi), perché si fanno danni (ai parassitoidi endemici) rimediabili faticosamente. Chi tratta è fuori legge ed è perseguibile, perché non ci sono prodotti registrati. L’uso delle esche gialle è sconsigliatissimo, perché attraggono tutti gli insetti e fanno lo stesso tipo di danno depauperando l’ambiente. Il Torymus non può essere moltiplicato in laboratorio, ma direttamente nei castagneti (meglio se cedui) in cui c’è già il cinipide che costituirà cibo per le larve del Torymus. Dal Prof. Alma (DiVaPrRA di Univ. Torino) il Prof. Paparatti ha ricevuto coppie di Torymus, che sono state lanciate in due aree del Viterbese scelte in base a criteri specifici (alta infestazione di cinipide, cedui posti in alto per facilitare la diffusione futura dei Torymus, distanza da castagneti a frutto per evitare che eventuali trattamenti fatti a questi ultimi potessero uccidere anche i Torymus, vicinanza di macroaree a ceduo per ampliare la moltiplicazione dei Torymus, facile raggiungibilità). In queste aree, a metà maggio 2010 sono state lanciate circa 400 coppie di Torymus. Queste aree costituiscono le “aree di moltiplicazione” dalle quali poi, se tutto procederà bene, si potranno prelevare altri Torymus da lanciare altrove, secondo una tecnica specialistica.
In una convenzione tra Regione Lazio e DiPP Univ. Tuscia, è stata inserita la valutazione dei danni, per quantizzarla. Ma dei danni, parleremo in altra parte. Dunque, la lotta biologica è valida, però applicabile solo là dove si disponga di Torymus da lanciare, di competenze e luoghi idonei a farli moltiplicare e diffondere. Per questo molti buoni distretti castanicoli del Lazio (Reatino, Segni, altri Comuni della provincia di Roma, Frosinone, Latina, sono in agitazione e protestano perché si è intervenuti solo nel Viterbese. Da notizie informali sembra che nel Lazio i lanci del Torymus possano avvenire solo seguendo un “Programma di lancio e diffusione Torymus”, che va stilato da esperto dell’argomento (nel Lazio ci risulta che il Prof. Paparatti sia il più competente) e che per pervenire a lanci di circa 300 coppie occorra una spesa di almeno 50.000 euri.
C’è già chi in Lazio sostiene che questa spesa può essere ridotta chiedendo all’Univ. della Tuscia la necessaria consulenza scientifica, ma fornendo localmente il supporto (tecnico ma anche amministrativo) del personale di Istituti Superiori (Agrari, Scientifici), di cooperative, di tecnici del luogo. Ma chi fornirà il denaro necessario? E saremo in grado di organizzare, compiere tutto, in modo che si possano realmente lanciare i Torymus nel maggio 2011? E dove?
---Trattamenti con insetticidi: prove fatte sia dall’Univ. Tuscia sia dal Serv. Fitosanitario Reg. hanno dato esito scarso; l’Univ. Tuscia ha provato 10 principi chimici diversi, tra i quali la lambda-cialotrina che però non funziona; continuano le ricerche in tal senso;
---Ricerca di antagonisti endemici: c’è apposita convenzione tra Regione e Univ. Tuscia, il Prof. Paparatti ne studia 8 e più); la ricerca è in corso. Il Servizio Fitosanitario Regionale è molto ligio alle norme vigenti, che fa osservare anche severamente.

Un passo indietro: come mai, tanto cinipide all’improvviso?
Nel maggio 2010, al germogliamento del castagno, tutt’Italia si è accorta che il cinipide galligeno del castagno si era diffuso ben più rapidamente di quanto previsto. Nel 2008 qualcuno scrisse che le femmine del Dryocosmus allargavano annualmente l’infestazione di circa 3 km dal punto di fuoriuscita dalle galle, ma sui Castelli Romani c’è chi ha contato 30, persino 45 km di distanza.
La attuale presenza del parassita su ormai tutto il territorio nazionale è spiegata dal fatto che, se pur la prima segnalazione ufficiale risale al 2002, esso era già presente a Cuneo prima del 2000, qualcuno afferma nel 1997; e due vivai di lì, noti per produrre ottime piantine di castagno (non solo della specie Castanea sativa e di ibridi) esportarono dal Piemonte a ogni altra regione italiana astoni infetti (involontariamente, certo, o forse convinti che bastasse un trattamento chimico con lievi sistemici per far fuori questo coriaceo cinipide). In proposito, c’è da vedere come andrà a finire un esposto (con implicita richiesta di rimborso danni) presentato da una associazione di castanicoltori del Viterbese contro la Regione Piemonte, che non chiuse per tempo i due vivai, dei quali era stata avvertita.
Ora tutti parlano (e sparlano) di queste femmine partenocarpiche cinesi: castanicoltori, amministratori, politici, organi di stampa. Ma da anni sapevamo che era già arrivato in Italia l’insetto più pericoloso che il castagno ha al mondo, e che non si doveva “movimentare”, cioè spostare sul territorio, parti vegetali di castagno (piantine, marze) che non avessero allegata la necessaria certificazione di garanzia sanitaria. Quanti l’hanno fatto (oltre ai vivaisti seri)? Pochi in verità.
Ci si lamenta, ora, che gli organi pubblici non abbiano fatto campagna pubblicitaria ampia ed efficace al tempo opportuno. Prima, però, c’erano organi pubblici che non la facevano perché, si diceva, avrebbe creato allarmismi inutili. Il cinipide, come danneggia e quali danni fa? Seguiamo il percorso dei danni: chi legge con pazienza sarà premiato. Fino a luglio il cinipide galligeno mette le uova nelle gemme dei germogli che trova, poi gli adulti muoiono. Dopo luglio, nelle annate a temperature e piogge favorevoli, il castagno può fare una seconda emissione di germogli (corti ma ben formati); questi germogli non sono infestati dal cinipide e possono dare una fruttificazione tardiva (in novembre, frutti non belli ma buoni, dipende dalle varietà).
Ogni tipo di germoglio porta gemme vegetative (che daranno origine a nuovi germogli) e gemme miste (che daranno germogli ma anche frutti). È importante sapere che il nostro castagno (Castanea sativa) ha le gemme miste (cioè anche i frutti) verso l’apice del germoglio, cioè un attacco lieve di cinipide non annulla la produzione, ma la risparmia. Tra parentesi: in Giappone invece c’è il Castanea crenata, che porta molte gemme miste (e frutti) lungo tutto il germoglio: per questo lì il cinipide ha abbattuto la produzione drasticamente. I germogli emessi dalla base del rametto sono i più colpiti nelle loro funzioni di creare nuova vegetazione: le foglie non fotosintetizzano, i rametti non crescono, seccano. La chioma non si rinnova nelle parti colpite (a partire dalle parti basse), le piante deperiscono.
Il Castanea sativa è vigoroso, perciò gli alberi non muoiono (a meno che non siano piante giovanissime o molto piccole). Ma si indebolisce progressivamente, diventando più sensibile ad altre malattie e avversità (biotiche e abiotiche). Nei cedui l’accrescimento è frenato, raramente si arresta, la pianta pare tenda ad allungarsi.

Come scegliere il tipo di lotta? E che altri interventi fare?

Abbiamo già descritto i tipi di lotta possibili nelle regioni Lazio, Campania e Piemonte. Abbiamo già detto che la Regione Lazio ha scelto la lotta biologica e che non potendo sfruttare altri antagonisti sta usando il Torymus. Fino a quando la normativa non viene aggiornata, va rispettata quella attuale. Ma cerchiamo di dare ai lettori qualche indicazione pratica. Occorre prestare la massima attenzione: negli appezzamenti cedui in cui si lancerà il Torymus (se lo si lancerà!) nulla va fatto che non sia concordato con chi dirige i lanci. S’intende che vanno osservate le prescrizioni relative alle aree protette, ove vigenti.
---Bruciare o non bruciare le galle? Saremo un po’ approssimativi sulle date perché non si dispone di dati rilevati proprio “in sito”, cioè dei cosiddetti monitoraggi locali.
Sappiamo che il Torymus sfarfalla, grosso modo, a metà maggio, va a deporre le uova nelle galle in cui c’è il cinipide (che dallo stadio di larva sta mutando a quello di pupa) e quasi subito dalle uova del Torymus escono le larvette che cercano le pupe del cinipide per nutrirsene.
Allora interverremo così: nelle zone (castagneti a frutto, a legno) in cui il Torymus non è stato lanciato, è utile intervenire sino al 20 luglio asportando le galle del cinipide e bru ciandole, se l’infestazione è ancora ristretta; non conviene fare questa fatica se l’infestazione è ampia o se il cinipide può poi arrivare da aree molto infestate non distanti; c’è chi suggerisce di non iniziare neppure, ormai che il cinipide ha dilagato, per favorire lo sviluppo di eventuali antagonisti presenti che non sono Torymus.
---Per prudenza, si cerchi di non tagliare le querce, perché possono ospitare antagonisti diversi dal Torymus.
---E’ utile aiutare le piante a non perdere vigoria, soprattutto le giovani troppo attaccate. Potremo intervenire con i soliti mezzi: concimazioni, potature e diradamenti, acqua se l’estate sarà troppo siccitosa.
---I polloni basali del castagno vengono abitualmente tagliati, per far pulizia e impedire che rubino vigoria alla pianta madre. Conviene tagliarli dopo fine luglio, a fine voli del cinipide, perché se li tagliamo in primavera la pianta ricaccia germogli, che saranno attaccati. Attenzione: su cosa fare che abbia vera efficacia, si sa ancora poco. Non facciamoci false aspettative e illusioni. Speriamo chi è preposto al cinipide faccia scelte giuste, non affrettate e trasparenti, vantaggiose per gli operatori e per l’ambiente.

Ma chi è davvero fuori legge?
Per il castagno, dopo l’avvento del cinipide sono state emesse, fin dal 2005, norme rigorose (dalla CEE, dall’Italia) che miravano a impedire la movimentazione (trasporto) delle piante infestate. Sono state eluse, a ogni livello, e il cinipide è dilagato. Applicarle ora sarebbe segno o di ignoranza tecnico-scientifica, o di insufficiente buon senso, o di volontà sanzionatoria; ma i funzionari talvolta non possono far altro che agire solo come amministrativi. Così sono piovute sanzioni legittime ma scientificamente immotivate, a vivai e non solo. Con comportamenti molto dissimili tra Regione e Regione. Rattrista poi il sentire che “si devono applicare le norme CEE” quando si sa che alla UE ci sono Paesi che per solo timore di ricevere il cinipide fanno i severi (es. Francia), e intanto vedere che in Italia (il Paese veramente nei guai) pochi emanano le opportune deroghe, possibili quando “dettate da necessità”.
Cosa succederà se qualcuno farà trattamenti chimici senza aver chiesto le necessarie deroghe agli organi competenti, o se, non ricevendo tempestivamente risposta, li farà basandosi sui cicli del cinipide anziché su quelli della burocrazia? Dipenderà dalla Regione in cui si trova: in Lazio sarà sanzionato, in Campania potrà ottenere (se saprà argomentare) comprensione. A proposito, il controllo su chi fa lotta illegalmente compete a ASL e forze dell’ordine.
A dire (ancora) il vero, quando furono emesse le prime norme se ne sapeva poco. Lo stesso DM 30 10 2007 (“Misure d’emergenza provvisorie per impedire la diffusione del cinipide del castagno, Dryocosmus kuriphilus Yasumatsu, nel territorio della Repubblica Italiana”) conteneva indicazioni (tagliare e bruciare la chioma infestata, come consigliavamo noi stessi da questo giornale) che vanno riviste, al più presto, per evitare di ripetere interventi che farebbero danni peggiori del voluto. Nel Viterbese, ad esempio, per eliminare le parti di chioma infetta sono stati drasticamente potati, o capitozzati, alberi ultrasecolari: al danno estetico e produttivo si aggiunge ora l’aggravamento sanitario perché il cinipide, se non contenuto con trattamenti chimici, infesterà tutti i germogli che la pianta capitozzata ha emesso nel 2010, con forte contraccolpo vegetativo. Lo stesso vale per le piante in cui si è effettua la obbligatoria “pulitura” asportando i polloni basali: c’è già stata la emissione di nuovi germogli, nei quali il cinipide ovideporrà in giugno - luglio. C’è poi che, a rigor di legge, l’introduzione del Torymus dal Giappone e diffusione in Italia è proibita, in quanto il DPR 357/97 vieta di diffondere specie di popolazioni non autoctone! Le Università hanno potuto aggirare l’ostacolo, motivandolo col fatto che un documento FAO difende l’impiego degli insetti utili in agricoltura e che, in stato di necessità ma senza antagonisti endemici, non si poteva fare altro. Mentre si studiavano le leggi, il cinipide viaggiava per l’Italia…
C’è ancora la Direttiva CEE 92/43 “Habitat”, non ancora recepita dall’Italia perché al Ministero dell’Agricoltura stanno studiando (tramite uno specifico tavolo di lavoro centrale) di raccordare il tutto (DPR 357 e seguenti, FAO, CEE) in una norma italiana unica. A proposito, dopo la regionalizzazione s’è istituito un Comitato Fitosanitario Nazionale, che è l’organo tecnico (dei min. MiPAAF e Ambiente) propositivo e decisionale, di tutti i Servizi Fitosanitari Nazionali e il Comitato F. Centrale fa da raccordo; quanto viene deciso in quelle sedi diventa subito applicativo per tutti i Servizi Regionali.
Al momento dunque abbiamo una legislazione controversa, applicazioni differenziate territorialmente e lentezze di soluzioni. Ciò è non solo demoralizzante e disorientante, ma fa inquietare chi ha nella castanicoltura la principale fonte di reddito; il quale oltretutto non sa a chi chiedere istruzioni certe!

Ci si può ridere su?
Anche. Forse sorridere aiuta chi deve tirarsi su il morale.
---C’è anche chi ha proposto di debellare il cinipide facendo applicare dalle Guardie Forestali la legge Bossi-Fini sugli immigrati extracomunitari clandestini, ma non è stato ascoltato.
---“Questi cinesi! ti distrai e in un attimo te li trovi dappertutto”.
---(dopo che i Servizi Fitosanitari hanno sanzionato pesantemente): “Ma che funzioni ha, il Servizio Fitosanitario!? Perché c’è Servizio (il S. F. R.) e “servizio” (quando ti si infila)!”
---(all’inglese..) “E’ un vero peccato, che il Dryocosmus sia analfabeta e non rispetti le leggi della CEE! non ha cuore, per chi lavora in Italia!”

Vedi anche:
Lotta al cinipide del castagno, le ultime novitá
Cinipide, dall'Asia una minaccia per il castagno
Lazio, parte la lotta contro il cinipide del castagno

Ultimo aggiornamento Giovedì 09 Dicembre 2010 19:34

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