Redatta dal Dott. Costantino Jadecola, la pubblicazione “Le Foglie N°50 – aprile 2007” si occupa dell’elevazione di Frosinone a capoluogo di provincia.Il 6 dicembre 1926 Frosinone divenne capoluogo di provincia. La notizia, inattesa, fu comunicata personalmente da Benito Mussolini al podestà frusinate, il comm. Antonio Turriziani. Secondo il decreto del 1926, il territorio della nuova provincia avrebbe dovuto comprendere anche la fascia costiera tirrenica per un totale di 117 comuni. Poi, però, per ragioni poco chiare, la neonata provincia si vide privata della suddetta costa tirrenica, che venne attribuita a Roma, e mantenne 89 comuni con una popolazione complessiva di 424.634 abitanti. La decurtazione territoriale costituì per la provincia il male minore, avendo essa rischiato addirittura di essere soppressa. Un nuovo rischio di estinzione si palesò subito dopo la Seconda Guerra Mondiale. Anche questa volta la drastica decisione fu evitata per garantire la sopravvivenza della provincia di Frosinone.
“Oggi – scrive l’autore, il Dott. Costantino Jadecola – ad oltre ottant’anni dalla sua istituzione, sebbene si cerchi un’unificazione nel nome della Ciociaria – appellativo che può essere valido per la zona nord della provincia (ex Stato Pontificio) non lo è storicamente per quella sud (ex Terra di Lavoro) - emerge ancora quella mancanza di identità che caratterizzò allora il forzato assemblaggio elaborato dal governo fascista. Del resto, a comprova dell’artifizio c’è lo stemma stesso della provincia il quale piuttosto che essere sintesi di una identità – che naturalmente manca – altro non è che lo scontato abbinamento dello stemma del capoluogo, il leone rampante, con le cornucopie identificative della soppressa Terra di Lavoro.
Ma questo accadeva ottant’anni fa.
Oggi, che non pochi si identificano nella ciocia, non sarebbe forse il caso di rivederlo?”
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