FROSINONE - Quando, leggendo i titoli dei giornali di oggi, 6 marzo, ho appreso che l’assessore Dialmi aveva smentito l’intenzione di organizzare le “ronde” a Frosinone, io, che avevo ascoltato dallo stesso assessore l’illustrazione del progetto sulla sicurezza – da lui definita “partecipata” – fatta alle associazioni coinvolte nel progetto finanziato dalla Regione Lazio (illustrazione che non lasciava alcun dubbio su ciò che realmente intendesse lo stesso assessore) – ho tirato un sospiro di sollievo.Ho pensato che l’assessore – come altri e più illustri personaggi – avesse dichiarato di essere stato “mal interpretato e frainteso” e che lo Sportello per la legalità e i ventiquattro volontari che dovrebbero essere coinvolti ed addestrati, nulla avrebbero avuto a che fare con compiti di “para-polizia”, ovvero con la rilevazione e la segnalazione di crimini e reati (anche adolescenziali) e che sportello, volontari ed autovettura attrezzata erano destinati a compiti di natura eminentemente sociale, ovvero di sostegno e aiuto ai cittadini, di rilevazione delle criticità sociali ed ambientali dei quartieri al fine della progettazione e della realizzazione di interventi di ricostruzione del tessuto sociale, di ricostruzione della rete di relazioni e solidarietà tra i cittadini, tessuto e reti che sono il solo e vero antidoto all’insicurezza e alla pervasione della criminalità e dell’illegalità.
Leggendo però le dichiarazioni dell’assessore ho dovuto purtroppo constatare come lo stesso abbia integralmente confermato la sostanza delle sue precedenti affermazioni.
Nessuno in Italia dice che si vogliono fare (o regolamentare) le ronde dotandole di tanica di benzina e bastoni. Tutti affermano che devono semplicemente presenziare, osservare e riferire. E’ lo stesso disegno di legge del governo che per la loro costituzione richiede la consultazione del Prefetto.
Le taniche di benzina ed i bastoni sono però l’ovvia, prevedibile conseguenza di quest’idea tutta securitaria dello spazio pubblico della città (in primo luogo le strade e le piazza) che sancisce una società di individui soli e disperati, e quindi anche cattivi.
Queste cose sono state dette, sono state ampiamente documentate e sono state scritte nei mesi che hanno portato alla redazione del progetto di cui parla l’assessore Dialmi.
Ma evidentemente nulla hanno sedimentato nella sua mente e nel suo animo.
Se quelle dell’Assessore Dialmi non sono ronde, sono qualcosa di peggio. Infatti, dotate di strutture e mezzi, rappresentano un ulteriore passo in avanti nella stessa disperante direzione.
di Severo Lutrario
Osservatorio Permanemte Peppino Impastato
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