ACUTO - Buon 8 Marzo a tutte le donne che ogni giorno urlano in silenzio, a quelle che non possono vivere la propria femminilità, alle donne che dedicano la loro vita alla famiglia e alla cura degli altri alle donne intrappolate dai preconcetti e dalle ipocrisie e niente vi impedirà mai di essere libere di pensare e di provare le vostre emozioni. La festa della donna, ha un significato preciso: resta un appuntamento che riunisce tutte le donne nel mondo per testimoniare, attraverso una data, il faticoso cammino che esse hanno percorso per la conquista dei loro diritti di cittadinanza. Un riproposizione “virtuale'' e pacifica delle lotte contro l’oppressione del genere femminile che esse hanno dovuto combattere.
L’8 marzo, non è, non può essere dunque, per questa peculiarità, una ricorrenza di cui rivendicare la collocazione politica né a destra né a sinistra, come in molti tentano di fare da sempre: essa appartiene a tutte le donne di qualsiasi gruppo, casta, ceto o religione esse appartengano.
L’enciclopedia Wikipedia riporta: «La prima giornata internazionale delle Donna fu celebrata il 28 febbraio 1909 negli Stati Uniti in seguito alla dichiarazione da parte del partito Socialista Americano; cita ancora l’incendio della fabbrica Triangle dove nel 1911 perirono, fra gli altri, un numero ingente di operaie; ancora, nel 1910, la Prima Conferenza Internazionale delle donne nell’ambito della Seconda Internazionale Socialista di Copenhaghen, e via di seguito…fino ad arrivare al 1975 che fu designato Anno Internazionale delle Donne dalle nazioni Unite».
Da allora tutte le organizzazioni femminili hanno rigidamente osservato come ricorrenza in tutto il mondo questa data, a significare ed a festeggiare gli eventi che nel tempo hanno portato avanzamenti significativi della donna nelle società ma anche per rimarcare la necessità di vigilare affinché l’uguaglianza ottenuta, con tanta fatica, sia mantenuta e praticata in tutti gli ambiti. Una sola cosa manca a questa festa. Una maggiore attenzione a quelle donne che ancora non hanno alcunché da festeggiare: vittime delle scelte politiche dei propri governi, di culture arcaiche, della miseria e della fame.
A tutte quelle che non hanno voce, dovremmo dedicare questo 8 marzo.
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