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Trevi Nel Lazio, La replica del Sindaco Silvio Grazioli

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altTREVI NEL LAZIO - Lo scorso 13 maggio, nel Comune di Ausonia si é svolta una cerimonia di intitolazione di una piazza a Iliana Tosti, originaria di Trevi Nel Lazio che è stata molto stimata ed amata ad Ausonia, un affetto che si è concretizzato a 14 anni dalla sua morte, da parte della comunità che ha voluto renderle omaggio dedicandole una piazza. Purtroppo è nata anche una sterile polemica da parte del sig. Vittorio Piccolino, che con una lettera inviata e pubblica rivolta al Sindaco di Trevi Nel Lazio Silvio Grazioli (nella foto), ne ha criticato la sua assenza, in modo insensato. Non è tardata dal Primo cittadino di Trevi Nel Lazio, una chiara e diretta risposta, di seguito riportata: “Egr. sig. Piccolino, rispondo alla sua lettera del 14.05.2018 protocollata in comune il 15.05.2018, riservandoLe la stessa cortesia, vale a dire inviare la lettera prima ai media ed ai social e poi al diretto interessato. Già questo basterebbe a qualificare il tenore della missiva, ma sorvoliamo. Stiamo ai fatti, l’amministrazione comunale di Trevi (compreso il sottoscritto) viene a sapere della cerimonia in onore della sig.ra Ileana Tosti il 15 maggio mattina, allorquando arriva e viene protocollata al comune la sua missiva, immediatamente il sindaco di Trevi fa chiedere spiegazioni al comune di Ausonia dell’inoltro dell’invito, un impiegato con fare brusco e sbrigativo liquida la dipendente del comune di Trevi dicendo che comunque l’invito era stato spedito e che a buon bisogno rimandava lo stesso, cosa che ha fatto senza produrre la benché minima ricevuta dell’invio precedente, per cui di fatto l’unico invito che il comune di Ausonia ha fatto a quello di Trevi è datato 16 maggio 2018, peccato che la manifestazione si sia svolta il 13 maggio! Addirittura l’invito del 16 maggio è stato preparato il 7 di maggio ( perlomeno questa è la data che porta in calce), di fatto 6 giorni prima della manifestazione, ed a distanza così ravvicinata non sente il comune di Ausonia di fare una telefonata per le vie brevi, come si fa tra amministrazioni dopo un invito, per sincerarsi se non altro dell’arrivo dell’invito stesso e della eventuale partecipazione? Nulla di tutto questo. Nulla è arrivato alla mia posta personale. Questi sono i fatti, e prima di scrivere una lettera e di diffonderla pubblicamente, avrebbe dovuto chiedere, questa volta Lei sig. Piccolino, perché mai l’amministrazione di Trevi fosse assente alla cerimonia. Se l’amministrazione avesse saputo della cerimonia sicuramente sarebbe stata presente, perché per ogni trebano che viene ricordato oppure omaggiato da altri paesi o città c’è una parte di Trevi che viene ricordata ed omaggiata, e ciò costituisce un vanto ed un onore per tutta la comunità. Per questo trovo inappropriate e fuori luogo alcune sue considerazioni in relazione al fatto che io avrei dei pregiudizi nei confronti della sua famiglia. Al contrario, non voglio andare indietro nel tempo nella generazione dei nonni, quando mia nonna Maria e la mia trisavola Nanna erano dirimpettaie di sua nonna Vittoria e di suo nonno prematuramente scomparso, e tra le famiglie vi era un legame non solo di buon vicinato ma di assoluta amicizia, soprattutto nei momenti di grande difficoltà. Personalmente conoscevo sua madre soltanto di vista, a differenza del fratello segretario, con il quale avevo un buon rapporto di simpatia, cementato nella metà degli anni ottanta quando venne a fare il segretario comunale a Trevi, allora, seppur giovanissimo, ero uno dei pochi che frequentavano assiduamente i consigli comunali, e nell’attesa dell’assemblea ci si scambiava piacevolmente una serie di considerazioni, spesso di carattere culturale. E questa simpatia non è venuta meno neanche quando fu politicamente accusato di “essere passato al nemico” (con l’atteggiamento assunto per il campo sportivo e per la vicenda amministrativa in generale) da tutti coloro che adesso si associano sui social e che presumibilmente sono suoi “amici” nella visione della politica locale, un atteggiamento che ferì moltissimo suo zio segretario, e poco dopo il figlio, non quello a cui piacciono le braciole e le bistecche, ma l’altro se ne uscì con parole molto dure nei confronti di tutti i trebani, cosa ingiusta ed ingenerosa, anche se comprensibile dal punto di vista umano per la vicenda familiare che stava vivendo in quel momento. In quell’occasione, tranne qualcuno come Massimo, Angelo, Giampiero e pochi altri, anche qualche parente preferì stare nell’ombra, rintanato nel cantuccio di casa per evitare di litigare con i soliti amici e sodali. Vede sig. Piccolino, la realtà che le narrano è un po’ più complessa di quella che viene raccontata sui social da Agorà, dalla sig.ra Dina, dalla sig.ra Ornella e da qualche altro. Esattamente come la semplificazione che lei fa della vicenda di Camilloni, sappia che colui che ha iniziato a promuovere e valorizzare la figura del prof. Camilloni si chiama Silvio Grazioli, il quale ha firmato nel 2009 la delibera per lo scambio culturale con la città di Providence, ed il sindaco di quella città dopo una visita nel 2011 di due amministratori di Trevi (nel frattempo l’amministrazione era cambiata) si è sentito in dovere di ringraziare con una lettera il sindaco Silvio Grazioli. Sa chi è stato ad invogliare Giovanni Valle ad organizzare in un libro la sua attività di ricerca su Camilloni: Silvio Grazioli; sa chi è stato a dire a Giovanni Valle che lo stesso Grazioli si facesse da parte per poter realizzare il programma stabilito e dare quindi lustro al paese, all’indomani delle elezioni quando lo stesso Valle voleva con forza che continuasse la “presenza” di Grazioli nel progetto del libro: Silvio Grazioli, che ben conosceva la natura di coloro che erano andati ad amministrare il paese. Questi caro sig. Piccolino sono soltanto piccoli assaggi di conoscenza di cose che mettono in luce la complessità del presente, ci rifletta sig. Piccolino prima di ergersi a giudice e giustiziere della realtà trebana; a Trevi in troppi si credono giudice o notaro, come dice lo stornello popolare, ma “la coda della pecora è la penna e gliò sìcchio dello latte gliò calamaro”. Conviene dinanzi alle varie sfaccettature delle vicende sociali e politiche apprezzare lo sforzo di coloro che da ogni parte cercano di spostare l’asticella dell’odio e dell’invidia sempre un po’ più in là, verso il bene della propria comunità, altrimenti si rischia di cadere nel populismo più becero Quod non Venditur, Vilipenditur”.

Ultimo aggiornamento Sabato 09 Giugno 2018 14:26

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