Il Coordinamento Provinciale per l’Acqua Pubblica si è riunito a Frosinone il 28 novembre e ha deciso di:
1. aprire su tutto il territorio provinciale gli sportelli per assistere, anche legalmente, i cittadini, oltre che per la presentazione dei reclami, anche per la messa in mora di ACEA ATO 5 S.p.A. al fine di ottenere dal gestore la restituzione delle somme pagate e non dovute;
1. aprire su tutto il territorio provinciale gli sportelli per assistere, anche legalmente, i cittadini, oltre che per la presentazione dei reclami, anche per la messa in mora di ACEA ATO 5 S.p.A. al fine di ottenere dal gestore la restituzione delle somme pagate e non dovute;
2. di inviare un promemoria ed il dossier sulla gestione del S.I.I. al Consiglio Superiore della Magistratura e al Ministro degli Interni;
3. di organizzare incontri, assemblee e pubbliche manifestazioni in tutti i comuni e tutte le piazze della provincia, per una larga e diffusa azione di informazione e di denuncia sulle macroscopiche illegalità, illegittimità ed inadempienze della gestione di ACEA ATO5 S.p.A. e dell'Autorità d'Ambito (assemblea dei sindaci e Presidenza dell'Amministrazione provinciale) su cui richiamiamo, ancora una volta, l’attenzione di tutte le autorità preposte alla tutele della legalità;
4. di dare vita ad un Forum della difesa dei diritti del cittadino formalmente costituito e democraticamente organizzato, aperto a tutte le associazioni e a tutti i singoli cittadini;
5. di richiedere e pretendere di conoscere da tutti i comuni lo stato della depurazione e della rete fognante dei rispettivi territori, oltre che per verificare lo stato della tutela della risorsa e del territorio, per accertare se le somme pagate dai cittadini erano dovute o meno.
Nella nota resa pubblica dal Coordinamento si legge: «Non si può stare in due scarpe: o si sta dalla parte dei cittadini o ci si schiera oggettivamente dalla parte ACEA ATO 5 S.p.A..
Il Coordinamento per l’Acqua Pubblica della Provincia di Frosinone esprime, a questo proposito, tutta la propria indignazione nei confronti delle esternazioni di coloro che pretendono di rappresentare in via esclusiva per investitura “divina” (il “divo” avvocato Scalia?) i consumatori ed i cittadini tutti. Il coordinamento ha l’adesione di decine e decine di comitati di quartiere, associazioni di volontariato, di associazioni di difesa dell’ambiente, di associazioni locali comunque organizzate oltre – ed è quello che più conta - di quelle migliaia di cittadini che in ogni angolo di questo nostro territorio hanno partecipato alle iniziative e, ancora, di tutte le migliaia (non è un modo di dire!) di cittadini che si sono rivolti ai nostri sportelli per essere tutelati. Se oggi nella nostra provincia esiste un forte movimento di protesta organizzato, che rivendica legalità, correttezza e rispetto degli impegni, è esclusivo merito dell’azione di questo coordinamento.
Gli altri, le associazioni iscritte agli “albi” ed aggregate a questo o a quel carro, chi rappresentano? Questi signori che hanno solo taciuto o si sono mossi soltanto perché sollecitati da chi aveva altri interessi da difendere, si qualificano da soli con le loro azioni e le loro parole. Il coordinamento sottolinea, anche a chi non capisce o non vuol capire, che i reclami rappresentano esattamente gli atti legali che i cittadini devono e possono mettere in campo per tutelare i loro interessi ed eventualmente per portare il gestore davanti al giudice affinché questi ripristini la legalità riportando la gestione al rispetto degli impegni assunti e codificati nella convenzione ed obbligando il gestore a restituire il maltolto.
La sentenza del Consiglio di Stato ha definito senza ombra di dubbio che è illegale l’applicazione retroattiva degli aumenti tariffari, ma l'ingegner Matrecano ha ragione nel fare un distinguo tra il nostro caso e quello esaminato dalla Corte. Il nostro caso, infatti, è molto più grave e reiterato dell'altro».
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