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Ferentino, la denuncia di una lettrice: «Dimmi che stazione hai e ti dirò che cittadino sei...»

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FERENTINO - Riceviamo e pubblichiamo questa lettera-denuncia di una lettrice che al termine di una giornata di lavoro ha trovato la sua auto, posteggiata presso la stazione di Ferentino, priva delle quattro ruote: «Quando un pendolare sale sul treno non pensa minimamente che al ritorno di una faticosa giornata possa trovare la sua auto senza ruote. Eppure c’erano alcuni indicatori che non andavano sottovalutati:  biglietteria chiusa, immondizia a terra, distributori automatici di biglietti bruciati. Allora ci si domanda: dov’è che si annidano i batteri indebolendo l’organismo?
Forse dove c’è un sistema immunitario fragile?
Una fragilità che lo stato attuale della stazione di Ferentino racconta:, una stazione abbandonata a se  stessa, dai cittadini, dagli enti comunali, dalle ferrovie dello stato in un’altenanza di scarico delle responsabilità senza fine, in un continuo rimandare senza risoluzione.
Mi domando quale concetto di turismo, accoglienza, tutela, sicurezza circoli tra i cittadini, ma soprattutto tra chi ha deciso di mettere le sue competenze, il suo impegno a servizio della comunità, quando nega l’esistenza di una stazione e la tutela della stessa?
Non è forse la stazione il portone d’ingresso di un territorio?
Come si pensa di collegare quest’area  con il centro storico?
Non una tabella informativa, nessuna indicazione di autobus, una navetta, una mappa del paese ?
Come si può pensare così settorialmente che il paese sia solo la piazza, il centro storico o le sede del palazzo comunale?
Oh forse si pensa che i turisti CHE NON VIAGGIANO IN AUTO e  interessati a visitare le mura ciclopiche, il mercato romano o il duomo di Ferentino, possano spostarsi in elicottero come alcuni nostri ex governatori del Lazio ? risparmiandogli  così lo scempio della stazione che li spingerebbe  a tornarsene da dove sono venuti?
Manca una visione olistica che possa mettere in rete le diverse competenze di chi amministra, ma di tutti i cittadini in genere. Una visione che possa  rendere chiaro  che urbanistica, turismo,istruzione, salute non viaggiano a scomparti separati, ma hanno un unico filo conduttore che è quello di tutelare il ben vivere delle persone e il rispetto per l’ambiente.
Manca  la volontà  del fare e del fare bene, forse perché risulta più  semplice e veloce declinare le proprie responsabilità e ripeto non solo quelle scritte sulla carta, ma quelle della propria morale che prevedono di operare per il BENE della comunità.
Una comunità  che dovrebbe anch’essa far sentire la propria voce e la propria azione riparatrice.
Senza giustificare chi ha compiuto il furto delle ruote, risulterebbe tuttavia troppo limitante attribuire questo gesto alla decadenza morale di uno o due persone.
Dietro tale gesto c’è un sistema più complesso che fatica a funzionare bene, un sistema chiuso e barricato nel proprio settore, un sistema che vede sfumare il senso civico e di cittadinanza attiva, un sistema che non gli sta a cuore il BENE COMUNE.
C’è molto dispiacere nel prendere consapevolezza che non ci sia amore per  la comunità e per il territorio che si ABITA».

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