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Esclusivo Siria: il racconto della crisi dai post di Don Raphael, direttamente dal vicino Libano: "C'è paura, non abbiamo che il cielo".

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altJOUNHIE (LIBANO) - "Scusami il ritardo ma siamo stracolmi in questi giorni. Tra parrocchia, curia episcopale e la situazione non prendo... soffio".

Ecco, contiene il gelo e la rapidità di un soffio il post che mi arriva sul social network da don Raphael Zgheib, 40enne prete maronita che tanti hanno avuto modo di conoscere e apprezzare nella parrocchia San Giuseppe di Anagni in questi ultimi anni.

Da poco "Raffaele" è tornato a casa dopo essersi laureato in Italia. E casa per lui significa in questi mesi, paura, instabilità terrore.

Vive a sedici chilometri a nord di Beirut. A ridosso del confine con la Siria. Nel suo post, che in esclusiva per IlGiornalino tenterà di inviarci ogni tre giorni, il racconto di un vissuto quotidiano difficilissimo. In una Paese bellissimo e in una terra suggestiva che sui nostri media però riecheggia soltanto quando iniziano a scaldarsi i motori dei caccia bombardieri, pronti a colpire la Siria, o quando il vicino regime di Assad sopprime con le armi chimiche le rivolte degli oppositori. alt

Così ci racconta don Raffaele questi giorni alla vigilia del possibile attacco USA alla Siria, con le navi occidentali che stazionano dinanzi alle coste del Libano e con una "guerra civile" in atto da oltre un anno in Siria che coinvolge anche i vicini libanesi.

Pubblichiamo le sue stesse parole in un Italiano non perfetto ma soprattutto scritto di fretta. La fretta di chi teme per il proprio futuro imminente, in una possibilità di comunicazione che si fa sempre più complicata: "La situazione è difficile specialmente per i cristiani perchè è una carte che si gioca sia dal regime sia dall'opposizione. L'attaco ai cristiani ieri è pericoloso perchè tocca il paese che ancora parla arameo (Aramaico).

In Libano c'è la paura dalle autobombe. E c'è come una isteria generale, una paura da ogni macchina strana che parcheggia vicino a casa tua. La gente continua la sua vita e non puo fermarsi. Non abbiamo che il cielo e una volontà per la pace, dalla parte dei responsabili...

La situazione pesa sul Libano specialmente con 2 millioni di sfollati (siriani ndr) quindi 1/4 della popolazione libanese. Economicamente si fa fatica. Tutto fermo".

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