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Un saluto ad Angela Borzetti (Angelinetta), una umanità dispiegata tra Acuto e il Pigneto

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ACUTO - Angela Borzetti ha vissuto pienamente e a lungo. Con la nostra “Angelinetta” se ne va un pezzo di storia, di una Roma (e di un Acuto) che scompare. Una storia di persone apparentemente semplici, ma che semplici non erano per nulla. Alle quali forse non spetta una biografia scritta ma che una memoria consapevole non può lasciare all’oblio.  E allora, vogliamo oggi ricordare, mamma Angelinetta, la dura infanzia che ti ha reso, nei primi anni di vita, figlia unica di ben 5 fratelli che l’endemica mortalità infantile di quei tempi ti ha portato via. Una generazione, la tua, che si è dovuta confrontare con le piaghe peggiori dell’umanità: fame, fascismo, guerra.

Poi, poco più che adolescente, tu, sartina di città, ti sei messa in gioco sposando Alfredo, un contadino, imparando al suo fianco ad Acuto, la vita dura di chi lavorava la terra, a impastare il pane e portarlo, ancora notte al forno da Cencia prima e da Clara poi; e con papà hai lottato per i diritti degli agricoltori allora misconosciuti; ci raccontavi dei tanti secchi di colla che preparavi per i manifesti del partito contro l’oscurantismo democristiano degli anni cinquanta che vi chiamava “mangiabambini”.
La vostra quinta elementare non vi ha impedito di vedere molto più in là di quanto non riusciamo a vedere oggi con le nostre lauree.
Papà ci ha lasciato e sei rimasta sola presto, ti sei di nuovo messa in gioco per educarci al meglio. Sei venuta a cucinare a Viù, in Piemonte, per più di 100 ragazzi del gruppo scout di S. Elena, il reparto Roma 115 di cui eravamo tanto orgogliosi e che, come tu capivi bene, rappresentava l’unico baluardo educativo in un quartiere come il Pigneto.
Poi, noi un po’ più grandi, ti sei impegnata a costruire e gestire il Centro Anziani di Via De Magistris, dove avete creato uno spazio di accoglienza e amicizia per tante e tanti ed essere così meno soli. Lì hai trovato le sorelle che non avevi avuto (Lella, Angela, Teresa, e altre che sono con noi oggi qui a salutarti come Orlanda e Norina).
Avete fatto bei viaggi tutti insieme e quando siete andati all’estero, grazie alla tua empatia e gestualità, su cui ridevamo spesso insieme, ti facevi comprendere ovunque! E’ di quel tempo il nostro viaggio a Mosca, dove un giorno sei stata a parlare a lungo, non ci siamo mai spiegati come, con la contadina russa guardiana del museo, su come coltivavano le patate li da loro e alla fine vi siete abbracciate per salutarvi: era l’internazionale umanità che prendeva corpo!
E quando il Pigneto si è colorato di persone “straniere” non hai propinato loro diffidenza, ma le hai accolte con semplicità, un caffè sempre sul fuoco; e hai saputo ascoltare le loro storie che ti affidavano fiduciosi. Sei stata “nonna”, così ti chiamavano i ragazzi di colore in fondo a Via Avellino aiutandoti a portare la spesa, anche per loro e non solo per i tuoi nipoti naturali di cui eri così tanto orgogliosa.
A noi figlie ci hai accolto anche quando sbagliavamo e per noi hai saputo aprirti al cambiamento, con coraggio e generosità, anche quando non lo capivi fino in fondo. Non navigavi nell’oro, ma per te non era Natale se non preparavi per parenti ed amici del quartiere quantità industriali di panpepato!
Ci hai insegnato che l’ospitalità è una cosa sacra e l’accoglienza degli errori e della diversità ciò che ci rende umani.

E allora, grazie mamma.
Le tue figlie Pina, Giovanna e Maria

Ultimo aggiornamento Sabato 06 Luglio 2013 22:58

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