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Operazione Game-Over, le mani della Camorra sulle sale bingo in Ciociaria; la CGIL: «Sia solo l’inizio»

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FROSINONE – Si è svolta nel corso della notte scorsa una imponente operazione di polizia (nome in codice: Game Over) che ha disarticolato l’operatività dei clan camorristici dei Casalesi (famiglia Schiavone) e dei Cursoti nel settore delle sale giochi e delle slot machine. Le indagini hanno avuto origine a seguito dell’attentato contro la sala bingo di Ferentino, in Ciociaria. A seguito di quella azione criminosa i camorristi sarebbero riusciti ad acquisire il controllo delle quote azionarie della società.
L'operazione, coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia della Procura della Repubblica di Napoli e condotta da personale della Squadra Mobile della Questura di Frosinone e del Nucleo Polizia Tributaria della Guardia di Finanza di Frosinone, è inserita in un più ampio contesto investigativo che prevede la contestuale esecuzione di misure cautelari a cura del R.O.S. dell'Arma dei Carabinieri di Napoli e del Gruppo Guardia di Finanza di Aversa.

Tre i personaggi chiave: l'amministratore e socio di maggioranza della società che gestiva la sala bingo di Ferentino, particolarmente esperto del settore ed in possesso di informazioni privilegiate, grazie alla carica, ricoperta all'epoca; un esponente della cosca mafiosa facente capo ad una famiglia di Catania, socio della stessa società, che ne aveva intestato le quote alla moglie ed un affiliato al clan camorristico, che aveva versato parte dei capitali per conto di tutti i soci e fungeva da consigliere della società, già coinvolto in altre indagini della D.D.A. di Napoli, aventi ad oggetto le connessioni tra il clan e le attività economiche nel settore dei giochi e delle scommesse.

Si è potuto così ricostruire una vastissima, rilevante e spregiudicata attività di acquisizioni societarie in varie città italiane da parte di soggetti che, a vario titolo, rappresentavano una convergenza di interessi tra diverse consorterie criminali di stampo mafioso, nel senso che il clan e la cosca riferibile alla famiglia di Catania hanno reimpiegato, tramite persone di loro fiducia, parte consistente dei loro profitti illeciti per la gestione delle scommesse e l'installazione, presso locali pubblici, di slot machine.
Si sono individuati vari livelli di illegalità, con al vertice le consorterie criminali di stampo mafioso che dettano le regole di mercato e di successiva gestione delle attività e, un gradino sotto, faccendieri scaltri e spregiudicati, che fanno da raccordo con il crimine organizzato, consentendo una costante e progressiva infiltrazione anche su territori apparentemente non contaminati dall'opera della criminalità organizzata.

I soggetti investigati operavano, per conto della criminalità organizzata, approfittando delle difficoltà altrui ed entrando, dapprima in modo amicale e discreto e, successivamente, estromettendo senza scrupoli l'imprenditore in difficoltà: un meccanismo asfissiante e senza uscite, che strangola l'imprenditoria sana, premia il vizio e punisce la virtù.
Del resto, anche in Provincia di Frosinone, questo è quanto da tempo intuito dagli investigatori e che ora emerge tristemente, senza possibilità di equivoco, all'esito di complesse indagini costituite da intercettazioni telefoniche, accertamenti patrimoniali e bancari, attività dinamica di appostamenti e pedinamenti ed esame di copiosa documentazione amministrativo- contabile.
Sono state arrestate 5 persone ritenute responsabili, a vario titolo, dei reati di associazione per delinquere di stampo mafioso (art. 416-bis c.p.), reimpiego di denaro di provenienza illecita (art. 648-ter c.p.) ed intestazione fittizia di beni (art. 12-quinquies D.L. 306/92), aggravati dall'art. 7 della legge n. 203/91, che punisce chi commette reati favorendo le organizzazioni mafiose, ovvero facendo ricorso alle loro modalità criminali. Sono state denunciate 21 persone e 89 soggetti (tra persone e società) sono stati sottoposti ad accertamenti patrimoniali.
Nei loro confronti e dei rispettivi nuclei familiari o prestanome sono stati sequestrati ingenti patrimoni stimati in circa 200 milioni di euro. Trattasi di nr. 69 terreni; nr. 84 fabbricati; nr. 18 aziende (operanti prevalentemente nel settore dei giochi e delle scommesse, ma anche dell'agricoltura, del commercio e dei servizi in genere); quote societarie di 41 società, per valore nominale pari a oltre 1.100.000 euro; nr. 230 rapporti bancari; nr. 59 autovetture (tra cui una Ferrari 550 Maranello e una Ferrari F355).
Sono stati impiegati oltre 150 tra Finanzieri e Poliziotti che hanno operato, anche in collaborazione con i loro colleghi del posto, nelle Regioni Campania, Lazio, Sicilia, Toscana, Sardegna, Emilia Romagna.

Duro il commento del SILP-CGIL, che da anni denuncia le gravi infiltrazioni della malavita campana e non solo nel tessuto economico della provincia di Frosinone, approfittando anche delle difficoltà in cui molte aziende versano in conseguenza della crisi economica che imperversa da anni in questi territori. In una nota, il sindacato di polizia spiega: «L’operazione GAME-OVER rappresenta l’ulteriore prova della presenza delle mafie in questa provincia. Una presenza pericolosa perché silenziosa e che da decine di anni fa affari accrescendo il suo potere in Ciociaria. Riciclare danaro significa interferire con i processi economici di un territorio, inquinandone le relazioni sociali. Un contesto nel quale per troppo tempo non si è voluto indagare, lasciando che camorra, mafia e ndrangheta aumentassero la loro sfera d’influenza acquistando ed investendo in questa provincia: da nord a sud. Questori, prefetti, dirigenti ed ufficiali vari, insieme ad una nutrita schiera di politici e amministratori locali, nonostante i riscontri di decine di indagini compiute da uffici investigativi di altre province, in passato hanno sposato la teoria negazionista, polemizzando con chi, invece, cercava di allarmare la popolazione sui rischi insiti nella sottovalutazione della presenza del cancro mafioso.
Ora, finalmente, da questa provincia arriva un segnale forte, che va in una direzione contraria e che segna una nuova fase nel rapporto tra criminalità organizzata e Stato. Quest’ultimo non rimane in silenzio ed inerme, ma reagisce con veemenza combattendo le organizzazioni mafiose, aggredendo il loro patrimonio economico frutto di attività illecite. L’operazione GAME OVER rappresenta finalmente quella risposta che per anni non si è voluta dare in questo territorio e fa strame dei silenzi e dell’intera storia negazionista in questa provincia. Auspichiamo che sia soltanto l’inizio, perché le mafie in Ciociaria hanno messo le radici e c’è bisogno di una costante opera di contrasto che possa indebolire i loro apparati. Speriamo che si accendano i fari in provincia anche sulle zone grigie, su tutti quei soggetti che operano al confine tra lo stato e l’antistato e che favoriscono così l’opera di infiltrazione della criminalità all’interno degli apparati statali al pari se non peggio dei cosiddetti colletti bianchi. Oggi, comunque, è una bella giornata per la legalità e lo Stato e l’auspicio è che sempre più spesso si possano vivere successi come quello rappresentato dall’operazione GAME OVER, perché il lavoro da fare per scardinare il cancro mafioso da questi territori è ancora lungo e difficoltoso. L’augurio è che questa pagina importante nella lotta alla criminalità organizzata in Ciociaria apra gli occhi anche a chi sarà chiamato a fare scelte importanti nell’ambito di Comparto Sicurezza, così da evitare pericolosi depauperamenti, che sarebbero esiziali per la legalità e la sicurezza in provincia. Tagliare sul fronte della lotta all’illegalità, significa agevolare l’opera della criminalità che, pur non avendo le sembianze del picciotto con la lupara, attraverso gli enormi capitali di cui dispone conquista il controllo dell’economia di un territorio, soffocandolo e comprimendo gli spazi di democrazia».

Ultimo aggiornamento Giovedì 27 Giugno 2013 18:31

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