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Laziogate, si aggrava la posizione di Franco Fiorito a Regina Coeli: Procura teme fuga e inquinamento prove

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ROMA - È stato arrestato questa mattina e trasferito nel carcere romano di Regina Coeli Franco Fiorito, l’ex-capogruppo del PdL alla Regione Lazio sul cui capo pesano le imputazioni di peculato, falso e calunnia. La Procura della Repubblica ha chiesto il provvedimento di custodia cautelare, autorizzato dal Gip Stefano Aprile, ravvisando il pericolo di fuga e di inquinamento delle prove.
Per completare ulteriormente il quadro documentale e ricostruire tutti i dettagli della vicenda, sono state autorizzate nuove perquisizioni anche nelle abitazioni di Fiorito nella capitale, dopo quelle condotte negli uffici della Regione Lazio e ad Anagni.
Ad Anagni sarebbero in corso altre perquisizioni negli uffici e nelle abitazioni dei più stretti collaboratori di Fiorito, alcuni dei quali con rilevanti posti di responsabilità nell’amministrazione comunale e provinciale.

«Non ho paura del carcere sono un uomo forte e mi sento innocente, sono certo che verrà dimostrato. E poi in carcere non credo che troverò gente peggiore di quella che ho frequentato in regione e nel partito. Anzi». Queste le prime dichiarazioni rese telefonicamente all'ANSA da Fiorito, che continua a dichiararsi innocente.
Il legale di Fiorito, Carlo Taormina, protesta affermando che il reato di peculato contestato a Fiorito non può applicarsi al caso in questione: «L’arresto di Fiorito per l'ipotesi di peculato non è pertinente. C'è una giurisprudenza che dice che quando questo denaro pubblico entra nelle tasche di un partito, piaccia o non piaccia, diventa denaro privato» ha affermato in una intervista televisiva a TGcom24.
La posizione di Fiorito si era aggravata già nel corso della giornata di ieri, quando all’accusa di peculato di cui deve rispondere a Roma si sono aggiunte quelle di falso e calunnia per avere alterato le fatture presentate dall’altro ex-capogruppo Francesco Battistoni.
Ma nel PdL laziale questo secondo fronte di indagine rischia di aprire una nuova slavina: con Fiorito sono infatti indagati per diffusione di documenti falsi anche alcuni quadri e dirigenti del partito facenti parte del coordinamento regionale.
Secondo l’accusa le fatture artefatte e poi distribuite alla stampa sono state fotocopiate nell’ufficio del deputato Vincenzo Piso in via dell’Anima; tuttavia Piso nega qualunque coinvolgimento nella vicenda.

Ultimo aggiornamento Martedì 02 Ottobre 2012 12:23

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