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Anagni, lavoratori Videocon marciano sulla città. Presidio no-stop al palazzo comunale: "Intervenga il Governo"

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ANAGNI - Un protesta eclatante. Senza precedenti. È quella dettata dalla disperazione. Quella degli operai della Videocon. Da alcune ore infatti una folta delegazione di lavoratori dello stabilimento di Frattarotonda presidia la Sala consiliare del palazzo comunale. Ed è intenzionata a rimanere lì fin tanto che non vi sarà certezza.

L'obbiettivo è quello di portare sotto le luci della ribalta la drammatica situazione della ex Videocolor che, dopo il voto contrario dei creditori verso l'ipotesi di concordato preventivo proposto dal gruppo indiano della famiglia Dhoot, naviga verso il fallimento. Ma soprattutto, dopo il mancato, palese, interessamento di alcun soggetto industriale in grado di rilevare il sito, non si intravvede per i 1300 operai da sette anni appesi al filo dell'incertezza sulle sorti dell'azienda, la luce di alcuna possibilità di futuro.

 

Oggi, dunque, dopo l'ennesima assemblea sindacale, i lavoratori hanno deciso, nonostante qualche voto contrario di alcuni tra i presenti, di "marciare" sulla città dei Papi. Un lungo corteo non autorizzato (subito scortato da Carabinieri e Polizia locale) è partito stamattina dalla fabbrica e ha attarversato via Morolense e via Casilina (nella foto in alto). Risalendo poi, per via Rotabile S.Francesco, è entrato nel centro della città dei Papi fino a palazzo d'Iseo.

Qui una delegazione degli operai VDC è stata ricevuta dal Sindaco Carlo Noto (nella foto in basso) che, dopo un colloquio chiarificatore con i manifestanti, ha concesso loro la sala della Ragione per un presidio pacifico.

Intanto il Comune e i vertici sindacali provinciali hanno immediatamente attivato un canale telefonico con Roma, dove si sta cercando di ottenere un incontro al Ministero dello Sviluppo economico. Per ora solo qualche rassicurazione dalla Capitale. E la promessa di un incotnro con il sottosegretario De Vicentis, probabilmente già mercoledì prossimo. Ma l'impressione è che i lavoratori Videocon non si accontenteranno più di promesse. E tra l'ipotesi fallimento e quella della protesta hanno scelto la seconda strada, e non desisteranno.

Stavolta c'è bisogno di certezze, e queste gli operai VDC le pretenderanno dalle istituzioni. L'assenza della politica dalla vertenza che si trascina da sette anni  è stata spaventosa, soprattutto negli ultimi tempi. Ora è giunto il momento della responsabilità.

Dai palazzi romani per ora c'è il silenzio assoluto. Mentre la protesta disperata dei lavoratori arroccati nella Sala della Ragione cresce, di ora in ora, sempre più. Come crescono di numero gli operai al presidio comunale, grazie al tam-tam di messaggi e post sui social network partiti fin da questo pomeriggio. La speranza è che la eco della disperazione giunga agli orecchi del Governo.

Tra i rappresentanti politici regionali emergono le prime prese di posizione a favore dei lavoratori: «Condivido e appoggio - afferma il consigliere regionale dell'Italia dei Valori, Anna Maria Tedeschi - l'zione messa in campo dai lavoratori della Videocon che proseguono la loro protesta con il presidio sotto il comune di Anagni. Siamo di fronte a una crisi che si sta trascinando da troppo tempo e che ha vissuto in questi anni il concatenarsi di troppe illusioni vane. Non tutti gli attori in campo hanno fatto completamente il loro dovere e oggi più che mai è a rischio la sussistenza di 1300 famiglie e il futuro di uno degli insediamenti industriali più importanti della provincia di Frosinone».

«Esprimo tutta la mia solidarietà e vicinanza ai dipendenti della Videocon, e rinnovo a Regione e Ministero l’ennesimo appello ad intervenire», scrive in una nota il consigliere PD Francesco Scalia, che in serata ha raggiunto i dipendenti della Videocon presso la sala consiliare occupata: «I 1400 dipendenti  della Vdc- continua - vivono da troppi anni nell’incertezza e nella precarietà. Governo e  Regione devono scendere in campo ed intervenire presso Banca Intesa, visto che al momento è l’unico creditore che continua ad non accettare ogni possibilità di dilazionare il debito.  Il 22 giugno prossimo  - conclude - i creditori si esprimeranno sull’accordo per il concordato preventivo, in queste settimane, dunque, c’è bisogno del massimo impegno e della collaborazione di tutte le istituzioni. La riconversione del sito industriale deve diventare l’obiettivo comune,  per il bene delle famiglie coinvolte e per l’economia dell’intera Provincia».

Ultimo aggiornamento Martedì 15 Maggio 2012 00:02

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