Ospedale di Anagni in prima linea per l'allerta neve. Ecco le storie di ordinaria... emergenza

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ANAGNI - Si fanno largo in queste ore post emergenza-neve, fatte anche di polemiche sulle difficoltà gestionali della fase critica, le piccole storie, quelle delle persone comuni, che però si occupano del bene di tutti. O meglio di molti.

Così accade per quanto riguarda l'Ospedale civile. Una struttura che la Regione Lazio ha deciso di chiudere. Oggetto spesso delle critiche dei cittadini e degli utenti. Che solo una sentenza del Consiglio di Stato mantiene aperta (e non si sa fino a quando), che è terreno di scontro politico ogni giorno ma che in caso di emergenze, come quelle vissute  per il mal tempo dalla città e dal comprensorio, diventa un faro, un punto di riferimento, soprattutto grazie alle persone che vi prestano servizio.
In queste ore emergono storie, dalla stampa, dal passaparola e dai blog della città dei Papi, di medici che attraversano la città a piedi, sotto la neve per garantire il proprio turno di notte. O di cuoche che da Tufano, percorrono cinque chilometri a piedi per raggiungere via Onorato Capo e garantire il pasto caldo ai ricoverati. Per non parlare dell'infermiera che non sapendo a chi lasciare i figli nel pieno della bufera li porta con sé in reparto per tutto il turno. O delle centraliniste (le foto sono state scattate da Emanuela), che in una settimana hanno gestito davvero di tutto attraverso il telefono, colloqui con persone malate, ma anche prese dal panico in casa o in macchina, sotto l'abbondante nevicata.
Questo è l'ospedale di Anagni, che la politica vorrebbe chiudere, una sentenza del Consiglio di Stato tiene ancora aperto e di cui la gente che vi lavora tiene alto il nome. Soprattutto in queste situazioni-limite. Se qualcuno crede ancora che chiuderlo sia un bene per la collettività, financo per le casse e i soldi di tutti, faccia un passo avanti. Ora, se ne ha il coraggio.

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Ultimo aggiornamento Lunedì 13 Febbraio 2012 17:50

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