E' sbarcata con prepotenza sui tavoli della Commissione parlamentare antimafia la Ciociaria. L' occasione è stata L' occasione è stata l'audizione di questa settimana del procuratore della Repubblica di Roma dottor Giovanni Ferrara, del procuratore aggiunto della Direzione distrettuale antimafia di Roma dottor Francesco Capaldo e del sostituto procuratore della Direzione nazionale antimafia dottoressa Diana De Martino. Il nostro territorio, a detta dei magistrati, sarebbe infatti un "avamposto" dei clan soprattutto camorristici, stando ai fatti criminosi su cui magistrati e forze dell'ordine hanno indagato negli ultimi anni.
La vicinanza con la Campania farebbe in special modo di Frosinone e Cassino un centro di interessi economici per i clan, non solo camorristici. Una penetrazione economica diversa rispetto ai metodi classici, che spesso passa attraverso il livello legale del substrato economico e sociale del territorio ciociaro. Così i tre magistrati che si occupano di criminalità organizzata hanno lanciato l'allarme su Roma e sui recenti fatti di sangue della Capitale, senza risparmiare Latina e Frosinone. Nel Lazio ad essere parzialmente fuori pericolo sono le province di Rieti e Viterbo. Dunque l'impegno è a tenere alta la guardia. I magistrati sono poi scesi nei particolari di fatti criminosi importanti accaduti in Ciociaria tra il 2003 e il 2008. In particolare il ruolo del clan De Angelis, alleato dei Casalesi, sul cassinate nel campo delle concessionarie di automobili. Tra i fatti citati inoltre gli incendi della Sala Bingo di Ferentino e i fatti recenti di Frosinone. Ma hanno anche citato l'interesse dei clan per i grandi appalti. Tutte questioni che richiedono vigilanza massima. Anche se, sempre stando alle parole di Ferrara, Capaldo e De Martino se è a rischio infilltrazioni l'economia lo sembra meno il livello istituzionale. Magra consolazione per una provincia che tra i tanti problemi di occupazione, di sviluppo e equità deve vigilare sul fenomeno criminale, che in tempi di crisi economica sicuramente ha ancor più chances di affermarsi. I magistrati hanno poi messo l'accento sull'importante collaborazione con i Pm delle Procure della provincia e sugli esperti di criminalità organizzata italiana e internazionale, che permettono un'azione investigativa importante e maggiormente efficace. Resta prezioso inoltre il lavoro delle associazioni e delle scuole per sensibilizzare la cultura della legalità presso le giovani generazioni, ma anche la lotta per trasformare i patrimoni strappati alle mafie nella nostra provincia e utilizzarli per attività sociali. Una battaglia che richiede il doppio degli sforzi di vigilanza sociale.
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