ROMA - Il cadavere carbonizzato trovato il 3 settembre scorso in un prato alla periferia di Roma è proprio quello di Valerio Vespaziani, il giovane di Supino scomparso di casa nel giugno scorso. La certezza è arrivata dagli esami medico-legali eseguiti sui resti di quel corpo. E oggi pomeriggio i familiari e gli amici di Valerio potranno dare una degna sepoltura al povero giovane, con l'inizio della cerimonia funebre fissata per le ore 15 nella chiesa di San Pietro, a Supino. L'autopsia, infatti, non ha aiutato a chiarire le cause del decesso di Valerio: ucciso prima e bruciato dopo? E se sì, come è stato ucciso? Oppure è morto bruciato? E come? Sempre per mano di altre persone oppure in un disperato gesto suicida? Domande che esigono una risposta e che partono dal momento della sparizione di Valerio, già misteriosa di per sé. Il giovane, dipendente della Regione Lazio senza apparenti motivi per andar via di casa, si allontana dalla sua abitazione di Supino, dove viveva con i genitori, a bordo della sua lancia Y, lasciando però sul tavolo il cellulare.
L'auto viene ritrovata qualche settimana dopo nella zona della Prenestina e qualche testimone riferisce di aver visto Valerio allontanarsi dalla vettura, assieme ad un'altra persona. Le tracce di Valerio da vivo, però, si perdono qui. Ancora qualche settimana e avviene il ritrovamento di quel cadavere carbonizzato, peraltro non lontano dal luogo del ritrovamento dell'auto del Vespaziani. La Polizia pensa subito a lui, anche perché su quello stesso prato, anche se non proprio addosso al cadavere, vengono ritrovati i documenti di Valerio. I parenti però non riescono a riconoscerlo, perché quel troncone di cadavere è orribilmente bruciato. Si spera fino all'ultimo, finché il medico legale non dice chiaramente che non ci sono più dubbi: il cadavere è quello di Valerio.
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