ROMA - Gli scienziati si mobilitano per difendere la protezione civile dall’accusa di imperizia, per non aver previsto il terremoto dell’Aquila, nonostante l’allarme lanciato da un tecnico in merito ad una imminente scossa che avrebbe dovuto interessare in quei giorni l’area di Sulmona.I giudici Alfredo Rossini e Fabio Picuti, rispettivamente procuratore capo e sostituto della Procura de L’Aquila, hanno avviato una indagine per valutare se ci sia stata “negligenza, imprudenza e imperizia” da parte dei responsabili della Protezione Civile.
Gli scienziati hanno reagito con incredulità e durezza all’apertura di questo filone delle indagini, dal momento che la comunità scientifica internazionale è assolutamente concorde nel ritenere del tutto impossibile arrivare ad una previsione a breve termine di un episodio sismico.
I Dirigenti dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV) hanno diramato un comunicato stampa di solidarietà ai colleghi coinvolti nelle indagini, che si conclude con una amara constatazione: «A tutt’oggi l’unica lezione lasciataci dal drammatico evento di L’Aquila non è sulle politiche di prevenzione e mitigazione degli effetti dei terremoti, come avviene in tutti i paesi del mondo, ma si limita alla sterile discussione sulla previsione a breve termine dei terremoti, problema certo interessante ma che tutta la comunità scientifica internazionale ritiene ancora lungi da una soluzione positiva anche parziale».
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