ANAGNI - Sta per aprirsi il processo per l’avvelenamento della Valle del Sacco. Legambiente ha annunciato nei giorni scorsi che intende costituirsi parte civile nel procedimento, «per essere al fianco degli abitanti perché ottengano vera giustizia, riaffermando il pieno diritto alla legalità ambientale
Ciò significa non solo arrivare alla condanna degli inquinatori, ma costringerli a provvedere con mezzi e risorse adeguati alla completa bonifica dell'area». Lo ha affermato il presidente di Legambiente Lazio, Lorenzo Parlati, nel corso del quarto appuntamento regionale del 'No Ecomafia Tour'.«Il ricordo dell'11 marzo 2005 è ancora vivo - ha aggiunto Parlati - con i sequestri di latte contenente beta-esaclorocicloesano (?-HCH), un prodotto di sintesi del lindano (fitofarmaco bandito nel 2001 perché potenzialmente nocivo per la salute umana e animale e altamente inquinante) e lo stop alla commercializzazione del bestiame proveniente da più di quaranta aziende di nove comuni nelle province di Roma e Frosinone».
Fra gli obiettivi del “No Ecomafia Tour” ci sono proprio quelli di favorire la nascita di una “eco-cittadinanza” attiva, di un impegno diffuso per la tutela del territorio soprattutto tra le nuove generazioni attraverso incontri formativi con gli studenti del Lazio. Altro fine è quello di sensibilizzare i cittadini sui temi dei traffici illeciti di rifiuti, dell’abusivismo edilizio, degli incendi boschivi, dei disastri ambientali e dell’inquinamento delle acque, rafforzando l’azione dell’Osservatorio Ambiente e Legalità attivo da oltre quattro anni al numero verde 800–911856. Con l’occasione della tappa a Sgurgola sono state quindi ricordate le cifre contenute nel “Rapporto Ecomafia 2010” di Legambiente, che ha visto il Lazio balzare al secondo posto nella classifica nazionale, con 3.469 infrazioni, pari al 12,1% del totale di quelle accertate in Italia: qualcosa come 9,5 illegalità al giorno.
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