
ANAGNI - «Lo studio di Italia lavoro indica la provincia di Frosinone tra le 103 analizzate in Italia come quella più colpita dalla crisi nel 2008-2009. La provincia di Frosinone è al 28esimo posto subito dopo quelle del Mezzogiorno, maglia nera della Regione Lazio. A questa drammatica classifica contribuisce in modo determinante l'ex Videocon con i suoi 1500 lavoratori tra dipendenti, servizi e controllate» Questo è il commento che
Mauro Piscitelli segretario provinciale della Uilcem Uil, per fare il punto della situazione dello stabilimento.
E ancora: «Ci è stato comunicato che la Videocon finalmente si è convinta a non fallire, a rimettere i debiti, pari a 75-78 milioni di euro, come prevede l'art. 182 bis che regola la ristrutturazione delle mancanze. In sostanza cercano di di scontare i debiti attraverso una procedura che può essere piena di insidie. Una procedura che può essere messa in discussione innanzi ai creditori, o come ci hanno abituato gli stessi indiani, con un loro colpo di scena. Abbiamo ancora mesi davanti a questo è il dato di realtà: 1500 persone in cigs, una fabbrica degradata, 75-78 milioni di debiti, 185 milioi erogati dalla
Thomnson e macchinar idispersi, la finta vendità alla
Pufin di Pugliese e la "celebre" rinconversione delle scarpe. La data del 15 aprile dovrebbe essere quella del rinnovo degli ammortizatorisociali con la cigs in deroga. Siamo sempre più convinti che lo spazio industiale della Vdc si debba riempire di impianti e tecnologie veri e adatti ai nuovi consumi. La soluzione che si sta prosperando ci viene da consulenti "domestici": siamo qui un'altra volta a denunciare che non si può accordare la capacità di salvataggio di una grande azienda, con i suoi 1500 lavoratori, a un consulente nato a Paliano che si è distinto dei commerci fatti al Piglio, e cioè di
Gianfranco Saccucci, che in rappresentanza della Ssim ha rappresentato presso il Mise che la società stava per redigere il preaccordo di cessione. Siamo sempre più convinti che fare assemblaggio tv con chi dovrà acquistare materie prime sul mercato libero condannerà in modo irreversibile lo stabilimento, siamo del parere che il governo nella vertenza è sempre più un agente decisivo e non può leggitimare chi, in premessa, non ha le carte troppo in regola. La conversione del sito ha bisogno di un piano industriale, non si capisce perchè si parla tanto di ristrutturazione del debito e non dei brevetti, della loro possibilità di essere industrializzati, dei mercati, degli investimenti e del personale necessario a produrli».