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il giornalino di Acuto - Frosinone

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Basta il femminismo?

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FemminismoMi sono sempre interrogata sul femminismo. Un movimento, questo, che nella storia e nel suo significato generale, trova il proprio fondamento nell’antagonismo uomo-donna. E’ la donna che ha cercato di acquisire quegli stessi diritti che all’uomo erano già stati riconosciuti. Diritto al voto, alla parità sociale, famigliare, economica, culturale. Una sorta di tensione ad uguagliarsi a un qualcosa.
A raggiungere l’affermazione uguagliandosi a qualcun altro. Questo è stato indispensabile nella storia, quando occorreva raggiungere diritti fondamentali. Un percorso a tappe. A passi lenti.
Obiettivi ben definiti, che trovavano definizione nell’altro essere, l’uomo. L’uomo predominante. La donna, insomma, ha costruito il proprio spazio di diritto in relazione a quello dell’uomo. Ebbene, adesso? Credo che adesso dovremmo iniziare a lottare per uno spazio non delimitato in relazione a quello dell’uomo. A quello che la società e la politica ci offre, considerandoci quote rosa; numeri, insomma. Ancora numeri. Quando sembra tutto fatto, si scopre che è ancora tutto da fare. Perché evidentemente il confronto-scontro diritti uomo-diritti donna quale percorso obbligato nelle acquisizioni fondamentali, non può essere poi la base su cui costruire una vera trasformazione culturale e politica.
Basta guardarsi attorno, intorno, dentro. E si comprende come gran parte di quei diritti che si ritengono ormai acquisiti hanno due facce: il diritto in quanto tale che si dà per acquisito; l’applicazione di quello stesso diritto che in alcuni casi si rivela essere una vera e propria offesa del buon senso delle donne, e di noi tutti. Molte volte, questi diritti, sono spazi deputati, recinti, sepolcri imbiancati. A partire dalla politica: qui le donne sono quote. Per di più rosa. Gli uomini non sono quote blu. Ma sono quotati. E sono, anche padroni. Spiritosi. “Sei più bella che intelligente!”: tuona il nostro padre padrone padrino papino. Che adora farsi circondare di belle ministre.
Per carità! La bellezza non è certo un reato, anzi. Ma è un’offesa vedersi rappresentare da donne ignoranti, poco intelligenti, per niente brillanti, ma brillantose. Che quando le senti, dici: “ Ma sanno perché sono lì?”. E purtroppo non sanno perché sono lì, ma sanno come ci sono arrivate. E sanno dove devono rimanere. Nel recinto del comandante. Dell’amante. Del Presidente. Immagine fasulla di un paese che si cambia la facciata, come il vestito. Che si imbelletta. Che le utilizza per farsi forte: “Un governo pieno di donne!”. A fare cosa? A dire cosa? A seguire con la cultura: si sa, serve sempre meno. Serve a poco. Se sei donna, è più difficile.
E’ difficile se non impossibile arrivare a ricoprire ruoli dirigenziali: pochissime donne sono al vertice delle Università, pochissime riescono ad entrare nella storia nazionale, nella letteratura nazionale, nella filosofia nazionale. Sono le eccezioni. Sono le quote rosa anche lì. Gli spazi colorati. I picchi di un tracciato già costruito. Tette e culo, va bene. Venditi anche: se lo fai per arrivare a raggirare il recinto, a utilizzare il do ut des che ti viene imposto, potrei anche essere d’accordo. Invece, ti dai, per un recinto. Per dire quello che ti dicono di dire. Altro non sai. Altro non vuoi. Il lavoro: siamo e restiamo in un paese in cui diventare madri è un lusso. Dove devi scegliere. O lavori. O fai la madre. Contratti allucinanti. Ricatti spaventosi: “ti assumiamo se nei primi tre anni, prometti giuri …. di non rimanere incinta!” “Si padrone!”. E se rimani incinta, perdi il lavoro. Perdi anni di studio. Di sacrifici. Ma allora cosa vuol dire essere donna? Cos’è donna? Donna è donna. Donna è diverso da uomo. Siamo diversi…è già!
Credo che la prima conquista sia riconoscerlo. Siamo diversi in natura. Siamo diversi nella Storia. Siamo diversi nella storia individuale. La parola parità tra uomo e donna non mi piace. Non mi è mai piaciuta la parola femminismo. Ho cercato di spiegare perché. Perché una società più aperta deve costruirsi sul contributo libero, forte, generoso, anche bellicoso di entrambi i sessi. Niente spazi deputati. Recinti imbellettati. Diritti veri, non raggiri. Ripeto: cos’è donna? Cos’è donna oggi? Cos’è donna da sempre? Siamo donne, madri, compagne, prostitute per volere o per dovere. Lo siamo. E siamo anche gambe. Tette. Culo. Cervello. Capelli. Siamo noi. E ognuna è sé stessa. Siete uomini, padri, compagni, prostitute nascosti o sfruttatori. Siete gambe. Culo. Petto. Cervello. E se vi va bene, capelli. Ma siamo e siete anche tanto altro. Ogni giorno.
Allora, donne, tanti auguri! Con la speranza che l’indignazione per quello che, oggi più di ieri, ci circonda, ci opprime, ci ridicolizza, possa spingerci a lottare, sempre! A dire che siamo! E che ci siamo! Non nel recinto! Non nelle quote! Non solo a casa! Non solo a scuola! Ma dappertutto e tutti i giorni!

Ultimo aggiornamento Mercoledì 28 Aprile 2010 13:27

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