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Colleferro, 30 milioni di euro scomparsi nella discarica fantasma

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GAIA SpaCOLLEFERRO - Sarebbero oltre 30 i milioni di euro erogati dalla Cassa Depositi e Prestiti per la realizzazione di una discarica a Colleferro scomparsi senza lasciare traccia, su un finanziamento complessivo di 100 milioni di euro. A raccontare l'incredibile episodio è il pubblico ministero della Procura della Repubblica di Velletri, Giuseppe Travaglini, protagonista delle indagini sull'ex-Consorzio GAIA, di fronte alla Commissione Parlamentare di Inchiesta sui Rifiuti, presieduta dall'on. Gaetano Pecorella.
Spiega Travaglini: «La discarica risulta già in opera e completamente edificata, funzionale dal 2005, ma in realtà non esiste, non esiste neanche il progetto. Non esiste assolutamente niente. Non tutti i 100 milioni sono stati distratti: non sappiamo che fine abbia fatto una parte di questo importo, circa 30-40 milioni di euro».
I parlamentari ascoltano allibiti la storia di una indagine che rischia di restare senza responsabili, visto l'approssimarsi della prescrizione. Pecorella commenta: «di tutto il processo resta solo un’audizione in commissione: un po’ poco».
La relazione finale della commissione sarà depositata entro settembre dai relatori Antonio Rugghia (PD) e Candido De Angelis (PdL) ex sindaci di Ciampino e Anzio.
Quest'ultimo aveva denunciato pochi giorni fa il rischio del maturare di «una crisi strutturale del sistema rifiuti nel Lazio, anche per via della raccolta differenziata che se non raggiunge il 50% rischia di far fallire il piano rifiuti di Marrazzo». In una intervista al quotidiano "Il Tempo", De Angelis aveva confidato:
«Credo che vi sia, per Colleferro, qualcosa che non torna sui tempi e i modi delle autorizzazioni e dei controlli. Non sono aspetti marginali perché la trasparenza nelle autorizzazioni e l'efficienza dei controlli mettono al riparo la comunità che accoglie gli impianti non solo dai rischi per la salute e per l'ambiente, ma anche dai dubbi sulle attività che vi si svolgono. A me pare che le comunità locali non siano rassicurate e ciò determina un'evidente distorsione nel rapporto di fiducia che tra amministrazione e i cittadini.
Nel Lazio pare esservi una sorta di cortocircuito: durante l'audizione di luglio il commissario dell'Arpa, Corrado Carrubba, ci ha detto candidamente che il rilascio delle autorizzazioni prescinde dalle irregolarità segnalate anche alla magistratura dall'Arpa. Carrubba ci ha parlato di un susseguirsi di segnalazioni su Colleferro che fino a pochi mesi fa era autorizzato all'esercizio in via semplificata. È vero che i controlli spettano al gestore e all'Arpa resta di verificare l'affidabilità di questi controlli, ma è pur vero, ed è quanto ci ha detto Carrubba stesso, che l'autorità che rilascia le autorizzazioni può fissare modalità e tempi più rigorosi rispetto ai controlli previsti a cui si possono aggiungere quelli straordinari a richiesta dello stesso gestore. Se a questo si aggiunge il forte imbarazzo per l'Arpa che da una parte rilascia l'autorizzazione integrata ambientale e dall'altra è chiamata a controllare la legittimità dell'atto a cui ha partecipato...» il quadro della crisi appare completo.

Ultimo aggiornamento Mercoledì 21 Ottobre 2009 17:10

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