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Valle del Sacco, le reazioni per l’incendio all’impianto CDR di Castellaccio: Retuvasa, Scalia, Pilozzi

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PALIANO - Sono state da poco domate le fiamme presso l’impianto CDR di Castellaccio, ma fioccano già numerose le reazioni all’incidente che questa mattina all’alba ha provocato un rogo in cui sono andate in fumo molte tonnellate di rifiuti. La Rete per la Tutela della Valle del Sacco, pur elogiando la tempestività e l’efficacia dei soccorsi, denuncia la scarsa coordinazione nell’informare le popolazioni interessate, che ha lasciato troppo a lungo migliaia di cittadini nel dubbio su quali comportamenti adottare per proteggersi dalle esalazioni.
L’On. Nazzareno Pilozzi ha presentato una interrogazione urgente che potrebbe avere risposta già nella giornata di domani.
Riportiamo i comunicati che ci stanno giungendo in queste ore.

La Rete per la Tutela della Valle del Sacco, che per il pomeriggio di oggi, alle 18:30, ha organizzato una manifestazione in Piazza Italia a Colleferro, ha diffuso una nota in cui spiega: «Dall’impianto cdr di Castellaccio una nube tossica di diossine e PCB, e chissà cos’altro, ha “ossigenato” decine di chilometri quadrati di territorio, con inevitabili ricadute sul terreno, coinvolgendo qualche decina di migliaia di persone: le istituzioni rispondano in termini strutturali

Negli impianti di preparazione del CDR vengono trattati materiali come carta, legno e plastiche; in particolare, è noto che le procedure di selezione non garantiscono l’esclusione totale delle plastiche che generano diossine e PCB nella combustione. Gli impianti di incenerimento, a loro volta, utilizzano sistemi di abbattimento e filtrazione per evitare la diffusione delle sostanze pericolose, dei quali conosciamo peraltro l’insufficienza a garantire il blocco totale delle emissioni nocive. La combustione avvenuta nell’incendio dell’impianto di Castellaccio è suscettibile di aver prodotto un danno grave all’ambiente.

Solo nei prossimi giorni sarà chiara, con tutti i limiti facilmente intuibili che presentano analisi e monitoraggi complessi di un inquinamento in area vasta quale quello in questione, l’entità del danno alla popolazione e al territorio della Valle del Sacco a seguito dell’ennesimo incidente legato all’impiantistica di un ciclo dei rifiuti scorretto e insostenibile dal punto di vista economico e ambientale, ovvero a una produzione industriale ad alto impatto ambientale: il territorio conta decine di aziende a rischio di incidente rilevante sottoposte alla direttiva “Seveso bis”, senza che gli abitanti siano minimamente edotti sul rischio che corrono e sui comportamenti da adottare in caso di incidente.

Nonostante il pronto ed efficiente intervento delle forze dell’ordine e degli enti di controllo, di alcuni sindaci, non si può non rilevare la totale assenza di una macchina informativa e di intervento capillare, indispensabile in situazioni del genere. Alcuni sindaci sono stati piuttosto tempestivi nella comunicazione ufficiale, ma ci sono giunte ugualmente centinaia di richieste di informazione e decine di testimonianze da parte di cittadini allarmati e disinformati. Manca un centro di coordinamento e non ci sembra la Protezione civile regionale sia stata predisposta a svolgere questa funzione; di fatto, in tale circostanza ha brillato per la sua assenza.

Seguiremo con attenzione la procedura di determinazione del danno ambientale e l’istruttoria di accertamento delle responsabilità del rogo, ma intanto una cosa è certa: una nube tossica di diossine e PCB, e chissà cos’altro, ha “ossigenato” decine di chilometri quadrati di territorio, con inevitabili ricadute sul terreno, coinvolgendo qualche decina di migliaia di persone. Nel frattempo, a pochi chilometri di distanza, si notava una nuvola nera, molto più contenuta ma da non sottovalutare, fuoriuscire da uno degli inceneritori di Colleferro.

Le istituzioni non rispondano semplicemente con proclami, sull’onda dell’emotività, ma diano soddisfazione alle esigenze del territorio in termini di salute, ambiente e sicurezza adottando provvedimenti strutturali. Tantomeno facciano dichiarazioni su un ritorno alla normalità, poiché lo spegnimento dell’incendio è solo l’inizio dei problemi per la popolazione. Se la normalità è quella già descritta del rischio permanente per un territorio fortemente inquinato e costellato di impianti pericolosi ed inquinanti, da questa normalità bisogna uscire.

Adottare provvedimenti strutturali significa, oltre alla messa a punto della macchina di emergenza prevista dalla normativa, avere il coraggio di rivedere la presenza dell’impiantistica del ciclo dei rifiuti sul territorio, senza sottostare alla logica delle lobby dei “signori del rifiuto” o della contabilità regionale del trattamento dei flussi di RSU».   

Il presidente di ReTuVaSa Alberto Valleriani dichiara: «Chiediamo l’apertura di un tavolo istituzionale dedicato, aperto alle associazioni e alla cittadinanza, con la presenza di Regione, Province di Frosinone e Roma, Comuni del comprensorio, che si riunisca sul territorio interessato dalla nube tossica. Inoltre, la massima trasparenza da parte degli enti di controllo e la pubblicizzazione dei risultati delle analisi in questione».

Gli fa eco il coordinatore di Frosinone Francesco Bearzi: «Dopo oltre un decennio dalla sua approvazione, è tempo che la Regione Lazio si decida a chiudere i battenti dell’impianto di cdr di Castellaccio, che ha arrecato enormi disagi alla popolazione del centro abitato di San Bartolomeo, Comune di Anagni, situato a ridosso dell’impianto, dove non sarebbe mai dovuto sorgere per ovvie ed elementari ragioni di tutela della salute della popolazione limitrofa. Si deve ragionare linearmente in termini di chiusura, non si provi a gettare acqua sul fuoco pensando di proporre la trasformazione la struttura di ACEA Aria, la cui funzionalità è sotto gli occhi di tutti, in un “luminoso” impianto di Trattamento Meccanico Biologico».

Il Senatore Francesco Scalia (PD) ha espresso in un comunicato forte preoccupazione per l'incendio che è divampato questa mattina a Paliano a seguito di un'esplosione all'interno dell'impianto di Acea Ambiente: Fortunatamente non ci sono feriti ma resta alta la preoccupazione per la salute dei cittadini di Paliano e dei comuni limitrofi. Le autorità competenti dovranno accertare le responsabilità e i motivi dell'incidente, che si inserisce in un contesto ambientale già fortemente compromesso».

SEL prende posizione con un comunicato congiunto dell’Onorevole Nazzareno Pilozzi e di Valentina Adiutori in rappresentanza del Circolo SEL di Paliano: «L’incendio delle balle di rifiuti presso lo stabilimento Acea (ex Snia) e la conseguente nube tossica sviluppatasi stamane tra Paliano e Anagni non solo non può restare impunito ma deve rilanciare la bonifica ambientale e il recupero socio economico della Valle del Sacco, bloccati entrambi da troppo tempo.
Chiediamo venga fatta immediatamente luce sulla natura della nube che si è sprigionata oggi e sulle possibili conseguenze per la salute dei cittadini e che i responsabili dell’accaduto vengano chiamati a risarcire i danni causati, presenti e futuri!

Ferme le responsabilità della società che gestisce l’impianto di Castellaccio, che evidentemente presentava gravissime irregolarità in termini di sicurezza (non a caso la Guardia di Finanza stava svolgendo accertamenti), quello che non è più accettabile è lo stato di abbandono in cui versa il territorio, l’assenza di un indirizzo, di un coordinamento di quelle attività di bonifica delle aree inquinate,  che non si fanno.

Quello che manca è un reale governo del territorio, che avrebbe portato a negare la possibilità di costruire lo stabilimento che oggi è andato a fuoco in un area così compromessa sotto un profilo ambientale,  e che non consentirebbe la costruzione di nuove imprese operanti nel campo dei rifiuti e del compostaggio come purtroppo potrebbe avvenire sempre nel Comune di Paliano.

Quello che invece si è fatto negli ultimi tempi è il declassamento dell’area da Sito di interesse nazionale a regionale, è lo svuotamento delle competenze, della struttura e dei finanziamenti della Struttura Commissariale creata per gestire la bonifica della valle.

Occorre un cambio di passo; ci adopereremo affinché la Regione e i Ministeri competenti si adoperino sul tema della bonifica della valle del Sacco, affinché la regione e la Provincia rivedano un sistema di gestione dei rifiuti che non può essere più strutturato sui temi della discarica e dell’incenerimento dei rifiuti  perché quelli andati a fuoco oggi erano rifiuti figli di questa impostazione che è vecchia e dannosa».
L’On. Pilozzi ha inoltre presentato una interrogazione urgente al Ministro dell’Ambiente «per capire cosa sia veramente successo oggi a Paliano», che dovrebbe avere risposta già domani presso la Commissione Ambiente.


Ultimo aggiornamento Giovedì 20 Giugno 2013 09:37

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