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Ferentino, amianto all'ex Cemamit: denuncia contro ignoti presentata in Procura

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FERENTINO - Ancora al centro delle cronache la fabbrica ex Cemamit che sorge presso la stazione ferroviaria.

A portare il caso dello stabilimento, che ha prodotto cemento amianto fino al 1984, di nuovo sotto i riflettori ci hanno pensato Diego Santia e Rosamaria Picchi, due cittadini di Ferentino che hanno deciso di sporgere denuncia contro ignoti presso la locale caserma dei Carabinieri e la Procura della Repubblica di Frosinone.

La notizia campeggia oggi sulla stampa locale, decretando l'apertura, dunque, di un nuovo capitolo che ha per protagonista il "mostro dormiente" che mai nessuna istituzione è riuscita a far smantellare da quando, negli anni '80, chiuse i battenti. L'amianto disseminato nel sito è stato più volte al centro di denunce e interrogazioni di esponenti politici presso varie istituzioni, ma la ex Cemamit giace ancora lì. E si sa qual è la pericolosità dell'amianto lasciato per tanto tempo in balìa degli agenti atmosferici.

Dopo le nevicate del febbraio scorso fu proprio il consigliere regionale Filiberto Zaratti (SeL) a interrogare la Giunta regionale circa il pericolo di quel sito abbandonato che nessuno sembra avere interesse a rimuovere, invocando invece l'intervento dell'Arpa Lazio.

E nel 2001 anche la Guardia di Finanza fece la sua parte mettendo sotto sequestro l'area. Ma da allora poco o nulla si è mosso.

In passato, l'ultima nel 2011, ci furono anche alcuni passaggi giudiziari con assoluzioni e condanne di primo grado da parte della Magistratura per omicidio colposo, verso chi, tra i vertici della ex Cemamit, fu ritenuto responsbaile della morte di molti ex lavoratori che operavano nel sito industriale.

Per non parlare, come denuncia di recente l'Associazione esposti amianto del Lazio, delle malattie respiratorie di quelle persone che hanno vissuto per anni nella zona a fianco della ex Cemamit. Una fabbrica, 130mila metri quadri, che dava lavoro a circa duecento persone e che, costruita con i soldi della Cassa del Mezzogiorno, rappresentava una possibilità reale di sviluppo e di occupazione per il territorio. Ora però "il principe si è trasformato in ranocchio" e nessuno ha la voglia di mettere fine alla inquietante faccenda bonificando la zona.

Vedremo se l'azione di Santia e Picchi avrà maggior successo.

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