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Torymus sinensis: cinesi naturalizzati italiani (contro il cinipide del castagno)

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ITALIA - Col nuovo giorno di aprile, una coppia di Torymus sinensis è già al lavoro sull’albero di castagno. Lei, aggraziata e attiva, depone le sue uova con cura, proprio là dove la galla è migliore per far crescere i suoi figli; perché da ogni suo uovo uscirà quasi subito una larvetta che con buon appetito si nutrirà dei cinipidi che stanno già nella galla. Lui invece programma il lavoro delle prossime ore, la parte inferiore della pianta è stata fatta, ora si sposteranno verso la chioma alta. Non lo dà a vedere, ma tra se e se gongola, perché il Ministero italiano MiPAAF gli ha recentemente dato il diploma di miglior combattente contro il dannosissimo nocivo cinipide galligeno.

Sotto quel castagno c’è proprio il grosso tavolo dove, quasi ogni giorno in questo periodo, si vede uno strano tipo di riunione. Il Torymus, nei quasi 10 anni trascorsi da che è stato introdotto in Italia, ha imparato a parlare italiano, è in grado di capire quel che dicono ed è molto interessato, perché parlano proprio delle famiglie di Torymus che stanno lavorando anche lì. Il tema è sempre quello: la diffusione dei Torymus è ammessa o è proibita?
Su fronti decisamente contrapposti, ci sono castanicoltori e ambientalisti, Servizi Fitosanitari pro imprenditoria e Servizi Fitosanitari stretti osservanti delle normative, Cooperative di produttori castagne e funzionari di Parchi regionali. Litigano quasi sempre. A capotavola ci sono scienziati e politici, che cercano di mettere pace e risolvere problemi.
Un Ambientalista: A rigor di legge, l’ introduzione del Torymus e diffusione in Italia era proibita fin dagli anni ‘90, in quanto il DPR 357/97 (che recepiva la Direttiva “Habitat” CEE 92/43) vietava di  diffondere specie di popolazioni non autoctone! Questa Direttiva è sostanzialmente tuttora vigente.
Un Presidente di coop. Castanicoltori: Ma se hai una malattia gravissima sconosciuta in Italia, all’estero c’è un prodotto che però in Italia non è né noto né registrato, tu aspetti la legge? o corri all’estero, lo compri, poi torni a casa e lo usi sperando?
Dice un Castanicoltore: Se tu sei in zona vincolata paesaggisticamente e devi chiedere alla Forestale autorizzazione per ogni intervento che riguarda il tuo ultrasecolare bel Pino sivestre, ma una improvvisa nevicata abbatte ogni linea telefonica e scalza il pino tenendolo in bilico proprio sull’unica casa che hai, tu che fai? Aspetti il ritorno delle linee telefoniche? Io urgentemente faccio una foto, cerco i vicini, prendiamo trattore funi e motoseghe e cerchiamo di abbattere il pino al di là della casa.
Funzionario del MiPAAF: E’ noto che quella Direttiva CEE fu recepita dall’Italia in modo un po’ troppo restrittivo…
Ambientalista: Le parole scritte nella legge italiana furono scelte perché si volle chiarire senza equivoci che l’ambiente naturale tipico dell’Italia va salvaguardato nella sua completezza, specificità, integrità,  
Politico che presiede il tavolo: Date elementi conoscitivi esatti, prego.
Funzionario del MiAmbiente: La Direttiva 92/43/CEE relativa alla conservazione degli habitat naturali e seminaturali e della flora e della fauna selvatiche, all’art. 22 lett. b, recita che gli Stati membri “controllano che l’introduzione intenzionale nell’ambiente naturale di una specie non locale del proprio territorio, sia disciplinata in modo da non arrecare alcun pregiudizio agli habitat naturali nella loro area di ripartizione naturale nè alla fauna e alla flora selvatiche locali e, qualora lo ritengano necessario, vietano siffatta introduzione”.
Presidente di Comunità montana: La CEE scriveva “uno Stato lo proibisce qualora lo ritenga necessario”, ma contro il cinipide era necessario l’opposto, il Torymus andava introdotto, proprio per difendere l’ambiente naturale italiano, di cui il castagno è un costituente multifunzionale importantissimo … .
Funzionario del MiAmbiente: Lasciatemi finire: Il legislatore italiano ha recepito tale Direttiva con il DPR 8 settembre 1997 n. 357, aggiornato e coordinato al DPR 12 marzo 2003 n. 120. L’art. 12, 3 del DPR 357/97 e s.m.i. cita testualmente: “Sono vietate la reintroduzione e ripopolamento in natura di specie e popolazioni non autoctone”. Tale divieto era finalizzato a prevenire ogni possibile impatto derivante dall’immissione in natura di specie faunistiche alloctone sugli habitat e sulle specie di interesse comunitario tutelate dalla Direttiva 92/43/CEE e dalla normativa nazionale di recepimento.
Quel Presidente di Comunità montana: Il divieto di introdurre l’utile Torymus (antagonista naturale del cinipide galligeno, impiegabile nella lotta biologica ) deriva da una interpretazione restrittiva del testo italiano di recepimento della Direttiva europea che aveva differente obiettivo ispirativo.
Politico: Ma allora, come hanno potuto gli entomologi italiani aggirare questo ostacolo e  importare il Torymus?
Un entomologo: nelle dovute relazioni necessarie, abbiamo opportunamente motivato così: un documento FAO difende l’impiego degli insetti utili in agricoltura; a fronte dell’emergenza cinipide,  il Torymus era l’unico antagonista riconosciuto internazionalmente come l’agente più efficace impiegabile nella lotta biologica; l’Italia voleva effettuare lotta biologica; in stato di necessità ma senza antagonisti endemici accertati, non si poteva fare altro.
Un Servizio Fitosanitario Regionale: l’introduzione del Torymus dall’estero si è rivelata necessaria, più che utile. Deroghe alla normativa vigente furono emesse già in passato, necessariamente.  Le deroghe infatti, intese giuridicamente in senso proprio come abrogazione parziale di una legge anteriore, relativamente a determinate ipotesi, sono ammissibili.
Un Ambientalista: Ma poi sono stati reperiti in tutt’Italia molti altri parassitoidi utili contro il cinipide,   su querce e non solo, e tra questi delle specie autoctone di Torymus stesso. Gli studi in corso testimoniano sempre meglio la loro utilità.  
Un Entomologo: verissimo. Ma se ne è capita la importanza applicativa solo dopo anni, mentre il Torymus era già stato selezionato come migliore proprio nelle aree della Cina da cui derivava; e resta il più efficace; inoltre col Torymus era importabile dal Giappone la tecnologia già messa a punto per rapidamente allevarlo, aiutarlo ad ambientarsi al clima e ai castagneti italiani, lanciarlo; il cinipide stava già dilagando.
Quell’ Ambientalista: Ma il Torymus parassitizza oltre al cinipide altre specie, sta cambiando gli equilibri.
Quell’entomologo: il cinipide li ha scombussolati ben di più, con i suoi effetti diretti e indiretti. Va precisato che il Torymus cerca il solo cinipide, poi solo marginalmente altri insetti, e stiamo monitorando.  
Politico: la proibizione di lanciare il Torymus nei Parchi non riguarda tutti i Parchi italiani, dunque c’è disformità tra le Regioni?
Presidente di un Servizio Parchi Regionale: le Aree naturali protette costituiscono un bene primario garantito costituzionalmente, hanno il compito di conservare e valorizzare il patrimonio naturale, gli equilibri (dal germoplasma al paesaggio alla cultura, ecc.) lì esistenti, che sono spesso caratteristici di quel luogo. Ogni Regione li gestisce tenendo conto della dinamica interazione con i locali fattori antropici (es: imprenditoria legata alle risorse naturali, turismo, ecc, che vengono salvaguardati), badando però sempre che l’intervento umano e imprenditoriale sia a gestione sostenibile.
Presidente di cooperativa: Affinchè uno sviluppo risulti durevole e sostenibile, dev’essere permessa l’attività economica, senza regolamenti che di fatto o la escludono o la reprimono.
Un Sindaco: il Parco della mia zona deve servire a evitare degrado e a recuperare le aree degradate, dunque noi chiediamo che vi sia lanciato il Torymus, visto che il cinipide degrada tutti i castagneti (cedui e fustaie) e il castagno costituisce importantissima risorsa economica, paesaggistica, protettiva, sociale. Oltretutto il Torymus si è già diffuso naturalmente in diverse aree protette italiane, spontaneamente (a seguito del cinipide, parassita non autoctono, già entratovi).
Servizio Fitosanitario Regionale: Il mondo scientifico ha già ripetutamente espresso preoccupazione sulla applicazione “in toto”, in senso restrittivo, delle norme ora citate, per le implicazioni socio-economiche che possono derivare. Il caso del Torymus è proprio emblematico, è specie alloctona da utilizzare come parassitoide di un’altra specie invasiva (il cinipide) accidentalmente introdotta, che risulta fattore di gravi danni alle specie ed agli habitat del nostro Paese.
Comitato Fitosanitario Nazionale: Il caso del Torymus costituisce precedente importante, perché l’Italia potrebbe in futuro dover affrontare emergenze analoghe, create da parassiti diversi dal cinipide per i quali il Paese non disponesse prontamente di antagonisti efficaci. L’intensificazione planetaria di viaggi e scambi aumenterà sempre di più questo rischio.
Funzionario MiPAAF: Tra gli esperti nazionali che dal 2010 hanno lavorato al Piano nazionale del Settore castanicolo,  nel Gruppo di Lavoro Avversità e Difesa, c’erano i più qualificati rappresentanti dei Servizi Fitosanitari pubblici,  dei centri di ricerca nazionali, delle Regioni,  e hanno ufficialmente invitato i 3 Dicasteri di competenza, Ambiente, Tutela del territorio e del mare, Politiche agricole alimentari e forestali, a studiare tempestive azioni intese ad una sua interpretazione più rispondente a questa problematica. Signori, questo problema va risolto, senza lentezze …
Entomologo: Tutta la vigente normativa riguardante in cinipide è in discussione e rielaborazione, nella UE come in ogni singolo Paese, per renderla aderente alle realtà ed esigenze attuali. Comunque la Francia senza far troppi discorsi,  sta lanciando Torymus dappertutto.
Altro Entomologo: Ma quanto tempo dovrà trascorrere, perché l’Italia e la CEE concordino opportune soluzioni di questi problemi legislativi?
Delegato del Politico Presidente: Noi dobbiamo affrontare e risolvere i problemi tecnicamente, legalmente, seriamente. E, se facciamo parte di strutture pubbliche, avendo noi sempre a disposizione soldi pubblici, lo faremo nei tempi necessari che assicurino la opportuna riflessione sul caso e la miglior soluzione formale. Senza ovviamente ipotizzare (mi rifiuto assolutamente di solo pensarlo) che sotto sotto si stia giocando una guerra di poteri e di affermazioni (meno che mai personali).  Aggiorniamo l’incontro a domani.

Lei, la Torymus, senza smettere di metter uova aveva però udito alzare le voci e preoccupata chiede al suo lui Torymus: «è vero quel che si dice, che tutti noi Torymus potremmo essere riuniti in unico Centro di raccolta e rispediti in Asia?» «Non temere cara: il Corpo forestale italiano a suo tempo non fu mobilitato per rimpatriare il cinipide galligeno extracomunitario arrivato illegalmente in Italia, dunque non sarà mobilitato ora contro di noi».
I due Torymus rientrano a casa all’imbrunire. Lui si ferma a raddrizzare di poco poco la cornice che inquadra il diploma del MiPAAF.  Lei scrive ai parenti in Cina «Stiamo bene, lavoriamo sui castagni di qui, che hanno anche più sapore dei nostri. L’Italia è un paese strano, ha tante regole strane, ma c’è molto lavoro per chi vuole  lavorare davvero. Vi trovereste bene anche voi. Molti ci vogliono bene, ogni Regione ci offre alloggio, hanno aperto mense e asili, i dottori ci curano con attenzione. Però nei Parchi alcuni non ci vogliono (qui li chiamano “ambientalisti”, credo siano estremisti) ma di nascosto ci siamo già entrati, forse ci lasceranno lavorare anche là e ci perdoneranno. Noi non torneremo più in Cina, ma vi ricorderemo sempre con affetto».


Larga è la foglia (del C.sativa), stretta è la via (dell’aggiornamento di normative),
dite la vostra che ho detto la mia.

 


* Grassi Giorgio (ex CRA-Fru CE e RM)

Ultimo aggiornamento Martedì 01 Maggio 2012 20:19

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