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Lotta biologica al cinipide del castagno, il 2012 porta notizie positive con i lanci di Torymus

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ROMA - Notizie positive sulla lotta biologica al cinipide del castagno.  I castanicoltori colpiti dal cinipide galligeno, che guardano oggi le proprie piante sempre più spoglie e nere, sono depressi.  Ma leggano con attenzione quanto segue, perché c’è molto di positivo. Avevamo preannunciato sul Giornalino già nel 2011, che durante la primavera 2012 la castanicoltura italiana colpita dal cinipide galligeno avrebbe ricevuto in soccorso molti lanci che avrebbero distribuito sul territorio l’antagonista Torymus. È proprio quello che si sta realizzando in ogni regione in queste settimane.

Sta infatti procedendo senza alcun intralcio il Programma di lotta al cinipide che il MiPAAF (Ministero Agricoltura e Foreste) aveva deciso e finanziato in accordo sia col DIVAPRA dell’Università di Torino, sia con i Servizi Fitosanitari Regionali locali.  Sono coinvolte di fatto tutte le Regioni italiane, anche le ultime nelle quali il parassita è giunto.
Ottima notizia aggiuntiva è che la quantità di Torymus messa in circolo in questi giorni è molto superiore a quella commissionata dal MiPAAF. Per due motivi: 1) alcune regioni (es. Lazio) avevano già iniziato ad allevare Torymus in proprie aree di moltiplicazione.  2) in Piemonte la lotta biologica intensa svolta negli anni passati col Torymus, ha portato a una situazione tale che dai castagneti infestati si possano raccogliere d’inverno tantissime galle abitate da Torymus, dalle quali si estraggono molti adulti del  parassitoide che sono messi a disposizione dei castagneti non piemontesi. Di questa disponibilità si sono avvantaggiate le associazioni di produttori e gli enti pubblici di alcune importanti aree castanicole nazionali, che hanno acquistato Torymus autonomamente.
Insomma, allo stato dei fatti (non a parole), il Torymus è stato lanciato (come nel Lazio) dentro ogni area italiana nota per avere castanicoltura importante, tranne che là dove il cinipide non è ancora arrivato o è solo ai primi inizi (infatti lanciare il Torymus là dove il cinipide non è ben insediato equivarrebbe a sprecare il parassitoide).
Ultima notizia positiva: chi studia il problema cinipide da anni, ha verificato una realtà positiva (inizialmente sperata ma non ritenuta probabile) cui accennavamo sul Giornalino: oltre al Torymus alcuni antagonisti autoctoni si sono rivelati molto attivi contro il cinipide. L’efficacia del Torymus sinensis resta di gran lunga insuperata, ma non è il solo antagonista utile.
Insomma, la scelta della lotta biologica contro il cinipide risulterà senz’altro strategicamente ottima. Chi oggi combatte con insetticidi (in aree a forte produzione di frutti si effettuano anche ripetuti interventi annuali con i piretroidi), indubbiamente sta alterando anche l’ambiente.

Le fasi fenologiche del castagno.
Il Torymus, per potersi insediare con efficacia,  viene lanciato nei castagneti quando la vegetazione della pianta di castagno, ormai nettamente uscita dal suo riposo invernale, sta tra la fase della “caduta delle perule delle gemme” e quella degli “amenti in accrescimento”. Il verificarsi in un castagneto di una certa fase fenologica varia al variare di latitudine, varietà ecc., perciò tecnicamente si fa riferimento alla “tabella delle 15 fasi fenologiche del castagno” formulata da E. Bellini at alii nel 2006 (v. foto),  che permette a operatori italiani distanti tra loro, di identificare mediante foto lo stadio cui ci si deve riferire. Ebbene, il Torymus va lanciato in corrispondenza degli stadi fenologici d,e,f (v. foto).

Ma poi ??!!

I castanicoltori sappiano che devono avere coraggio, e pazienza, per attendere che il Torymus faccia quello che sappiamo farà: ormai si è ambientato all’Italia (clima e tipo di castagno), perciò il numero di anni necessari a vedere regredire il cinipide si è accorciato. A mio parere (ma gli entomologi ufficiali si mostrano più prudenti) si può parlare di 4 o 5 anni. Non mi pronuncio invece sul tempo necessario per giungere all’effettivo e grosso recupero di produzione di frutti: dobbiamo vedere cosa succederà in Piemonte. Nel 2011, ad esempio, i frutti raccolti e lavorati hanno mostrato percentuale di scarto molto alta, per muffe (non torna in mente la Gnomoniopsis!?). Questa regione sta facendo da battistrada per tutt’Europa, e invito chi vuol tenersi informato a cercare in web sui locali siti.  
Ricordo vivamente ai castanicoltori un consiglio già dato: non si faccia mancare ai castagni la vigoria. La Castanea sativa deve essere in vigoria, per disporre della sua più importante forza vitale e possibilità di difesa.  Perciò va concimata anche se non porta frutti.  Buon sintomo della raggiunta vigoria sarà la emissione di nuovi germogli dalla fine di luglio.  
Vale la pena intervenire su polloni basali, sui succhioni che l’albero ha emesso, sulla chioma alta potando classicamente?  Quando il cinipide stava entrando nel castagneto per la prima volta, valevano gli accorgimenti che consigliavamo nel 2010 e 2011 e che possiamo confermare.  Ma se il cinipide si è già ampiamente diffuso nel castagneto, si badi a risparmiare evitando inutili dispendi di manodopera.  Un  solo tipo di potatura potrebbe teoricamente forse avere qualche successo (ma sottolineo il forse e  il qualche, perché andrebbe sperimentato in più anni): potare l’albero da frutto a fine luglio. Questa operazione (che in Calabria era tradizionale se si voleva mantenere la pianta con statura più bassa del normale) porta l’albero ad emettere molta nuova vegetazione, che sarà tuttavia infestata dal cinipide nel luglio dell’anno successivo (quando però amenti e ricci saranno già in formazione). Ebbene, una qualche produzione forse si salverebbe! Ma vedremo prima i risultati, poi ne riparleremo.

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