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Inquinamento luminoso, la Regione Lazio sollecita i comuni a vigilare e adeguare gli impianti

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ROMA - Uno spreco e un danno, alla base dell’inquinamento luminoso. Uno spreco perché si tratta di energia utilizzata per illuminare il cielo, anziché la terra; un danno perché l’ingente illuminazione del cielo finisce per nascondere alla vista lo spettacolo del cielo notturno, e finisce per accecare anche le strutture, come gli osservatori astronomici, realizzate proprio per poter osservare il cosmo.
In una circolare emanata a metà marzo la Regione Lazio si è così rivolta a tutti i comuni del Lazio, alle sezioni provinciali dell'ARPA e agli Osservatori Astronomici tutelati dalla L.R. 23/2000 sollecitandone il pieno rispetto sia per i limiti di emissione che per il risparmio energetico. Nel settore pubblico, il problema sembra riguardare essenzialmente impianti vetusti o l’illuminazione di alcuni monumenti; nel settore privato le criticità derivano essenzialmente dagli impianti e dalle insegne pubblicitarie, oltre che dai fari che puntano direttamente verso il cielo.
La Regione Lazio invita perciò a una maggiore vigilanza rispetto a questi aspetti.

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