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ReTuVaSa: «Il Castello di Colleferro torni ai cittadini, non soffocato dal cemento»

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COLLEFERRO - Torna a far sentire la sua voce ReTuVaSa, la Rete per la Tutela della Valle del Sacco, insieme all'Unione Giovani Indipendenti, questa volta per difendere l'assetto urbanistico attorno al Castello di Colleferro. Giocando sull'ironia, i portavoce della Rete spiegano: «C’era una volta… un re, direte voi, miei piccoli lettori. E invece c’era un castello, quello di Colleferro. Un castello importante e significativo per la comunità, tanto che le sue arcate sono rappresentate sullo stemma della città e anche nel “monumento” che campeggia al centro della rotatoria all’uscita dell’autostrada, e anche nella facciata della chiesa di Santa Barbara disegnata dall’architetto Morandi, e anche sullo stemma del Colleferro Calcio e anche su… chi più ne ha più ne metta!
Questo castello sorgeva sulla collina davanti al cimitero ed era un bellissimo spettacolo per tutti quelli che passavano in automobile o a piedi per fare una passeggiata nelle aree verdi circostanti.
Ma non c’è più adesso? È stato distrutto? No, piccoli lettori, esiste ancora, ma tante persone vorrebbero distruggerne l’essenza, sapete? Nella sua storia ha subito tanti traumi: la distruzione nel 1431 a opera delle milizie di Giacomo da Caldora, dopo la quale ci sono stati duecento anni di abbandono finché non è diventato un casale di campagna e progressivamente abbandonato di nuovo.
Ma è bello, direte voi, ed è un vero peccato lasciarlo andare in rovina: perché non lo sistemiamo e non lo restituiamo alla comunità? Non ci sono mai stati progetti di recupero? Ebbene, miei piccoli lettori, sì. Ci sono stati.
Nel 2008 è stata presentata e, a quanto pare, anche accolta con entusiasmo dall'amministrazione, la tesi di laurea di un brillante studente in agraria all'università di Pisa. Questo studio suggerisce che l'area venga distinta in due parti:

-         la prima prevede la creazione, nell'area verde alla destra del castello, di un parco tematico unico in Italia: un giardino   medievale, strettamente collegato alle origini del castello. Questo giardino, pensato e progettato sulla base di ricerche storiche molto accurate, è composto di sei ambienti molto suggestivi, tra cui il giardino fiorito in inverno, il pergolato, il paradiso terrestre. Nella parte sinistra dell'area verde è previsto uno spazio ricreativo: area relax con panchine e tavolini in legno, pista da skate per i ragazzi e zona attrezzata per i più piccoli, circondata da muretti ad anfiteatro per facilitare la sorveglianza da parte dei genitori.
-         la seconda parte del progetto prevede la ristrutturazione del castello e la possibilità da parte dei cittadini, grazie alla presenza di uno spazio coperto, di fruire di concerti, convegni, mostre e altre manifestazioni culturali in una cornice suggestiva. La Comunità europea, sensibile al recupero di luoghi e tradizioni locali, ha finanziato in passato progetti rivolti in tale direzione.

Nel 2009 l'amministrazione ha cambiato percorso e ha accolto la proposta del Gruppo Furlan Srl. La differenza sostanziale rispetto al progetto precedente è la seguente: al posto del giardino medievale sorgerebbe una colata di cemento (per la precisione 42.886 mc, come riportato nella delibera di Consiglio comunale n. 85/2009: una quindicina di palazzine vista cimitero) con retrostante parco privato e parcheggio macchine, sempre privato. L'area, destinata a uso agricolo e sottoposta a due vincoli, uno cimiteriale (entro 200 mt, ridotti a 100 mt per permettere il progetto Furlan), l'altro sul castello (150 mt dalla costruzione), ha un valore catastale bassissimo e verrebbe in un attimo rivalutata economicamente in maniera esponenziale, a solo vantaggio del costruttore (oltre al guadagno dalla vendita degli appartamenti).
Ma non finisce qui, perché la parte sinistra dell'area verde, somigliante al primo progetto, valorizzerebbe le stesse nuove abitazioni. Come recita il progetto sul sito internet Furlan: «…le aree aperte, la piazze, il verde del complesso edilizio e del nuovo parco urbano adiacente sono infatti il cuore pulsante di un contesto costruito nel quale la natura è protagonista e consente la realizzazione dell’idea di spazio aperto e vissuto, generatrice di un paesaggio urbano non più schiavo della lava grigia di cemento ed asfalto».
Particolare irrilevante: le palazzine coprirebbero la vista della splendida collina del castello e del castello stesso, che al momento si gode dalla strada.
In cambio della licenza edilizia, la ditta Furlan cederebbe la parte sinistra dell'area e “regalerebbe” alla comunità un parco con campo da calcetto e campo da pallavolo, non a uso pubblico ma da cedere in gestione a privati. Con estrema magnanimità cederebbe anche il castello al Comune, che solamente per la messa in sicurezza dovrebbe spendere di tasca sua, e quindi nostra, ben 2 milioni di euro (delibera di giunta n. 335/2011). L'area che il gruppo cederebbe al comune è di scarso valore anche perché vi incide il vincolo cimiteriale e per questo non è edificabile.
Un bell'affare, non c'è che dire, per il costruttore.
In sintesi: i lavori che la ditta affronta per attrezzare l'area sono di scarso valore e, a compimento dell'opera, non restituisce alla comunità un'area funzionale e sicura senza ulteriori aggravi di spesa per la comunità stessa. Ciliegina sulla torta, il parco non sarebbe agibile fino a quando non fosse messo in sicurezza il castello. Ci domandiamo come mai non compare nel progetto alcuna valutazione dello stato di degrado delle mura della rocca e degli elementi di pericolo da rimuovere. Ricordiamo che non esiste alcuna azione del Comune che inviti il possessore del castello ad almeno puntellare la rocca, un’operazione che avrebbe evitato i crolli degli ultimi anni. Quello che sconcerta è che in questo procedimento, come in altri, non esiste alcuna nota che affermi che l'autorizzazione si concede in quanto l'opera non è in contrasto con la variante di PRG (Piano Regolatore Generale) che si sta adottando. Quindi ci domandiamo se questa amministrazione vuole davvero adottare un nuovo strumento urbanistico o intenda procedere con i patti in deroga, come fa da quasi 20 anni. Un'ultima considerazione va fatta a riguardo delle cubature: le palazzine determinerebbero una cubatura di circa 3mc/mq di suolo (intendiamo i lotti di pertinenza, ovvero quelli che saranno recintati e di proprietà privata), un indice superiore ai 2 mc/mq che caratterizzano le zone di completamento.
Speravamo che almeno questa significativa area venisse risparmiata dalle pratiche folli del partito del consumo del suolo. Ci illudevamo che potesse esserci da parte degli amministratori uno scatto di dignità. Constatiamo con amarezza che anche sulle mura di quello che è di fatto l'emblema della nostra comunità deve essere scritta l'ennesima pagina nera delle cattive pratiche.
Ai cittadini devono essere fornite le conoscenze e gli strumenti per partecipare a decisioni sull’uso del suolo e sull’organizzazione del territorio, determinanti per la qualità della vita di ognuno.

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