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Lotta al cinipide galligeno del castagno: c'è un Torymus italiano?

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ROMA - Sappiamo che il famigerato cinipide del castagno (sul ilgiornalino.net parliamo dal 2010 di questa vespa cinese che sta minacciando i castagni italiani) è parassitizzato da un altro insettino, anch’esso imenottero: questo antagonista a noi utile è il parassitoide Torymus sinensis (di cui abbiamo già detto). Sia il cinipide che il Torymus sono originari della Cina (infatti la parola latina “sinensis” significa “cinese”) e proprio in Asia il Torymus fu selezionato quale ottimo parassitoide, il migliore impiegabile nella lotta biologica contro quel galligeno del castagno: ne uccide infatti le larve prima ancora che queste abbiano raggiunto il completo sviluppo.
Man mano che il cinipide si diffondeva nel mondo, ogni Paese che veniva colpito dal cinipide importava il Torymus sinensis dal Giappone per proteggere i propri castagneti. Giustamente vi chiederete: «Perché dal Giappone e non dalla Cina stessa?». Sto formulando questa domanda a me. Ma la faccio diventare un invito a voi lettori, per... andare all’estero  un momento, a farci gli affari altrui! Vediamo cosa hanno fatto i castanicoltori e gli studiosi giapponesi sul cinipide e sul Torymus.
Il Giappone aveva ricevuto il cinipide dalla Cina nel 1941. La castanicoltura giapponese è costituita dalla specie Castanea crenata (appunto detta Castagno giapponese), e ne subiva forti danni. Furono selezionate varietà resistenti, se ne fecero ibridazioni, ma queste resistevano per non molto tempo; e quella castanicoltura andò in grave crisi. Tra Giapponesi e Cinesi non è mai corso buon sangue, dovettero passare anni per poter collaborare davvero. Nel 1975 videro che in Cina la locale Castanea mollissima (Castagno cinese), pur essendo molto sensibile al cinipide, non era colpito come quello giapponese, infatti lì il cinipide aveva molti nemici naturali, tra i quali il Torymus sinensis. I Giapponesi allora tra il 1979 e 1981 importarono questi parassitoidi dalla Cina (provincia di Hobei, vicina alla Grande muraglia), e cominciarono a studiarli nell’Università Kyushu (città di Tsukuba). Il loro National Institute of Fruit Tree Science era una struttura corrispondente all’italiano Istituto Sperimentale per la Frutticoltura (del Min.Agric.Foreste, la cui Sezione di Caserta ha studiato per decenni il castagno nazionale).  
Ogni Paese, quando subisce l’arrivo di un nuovo parassita, subito cerca i propri parassitoidi (cioè i parassiti dei parassiti) indigeni (cioè originari del luogo). Così hanno fatto gli studiosi del Giappone, che hanno individuato un Torymus beneficus autoctono, distinguendone due biotipi: uno precoce (gli adulti fuoriescono dalle galle un poco prima del T. sinensis), uno tardivo (fuoriescono poco dopo). Ma il T. sinensis è tra tutti quello che parassitizza il cinipide di più e meglio.
Dentro il genere Torymus ci sono molte specie (credo più di 100). Siccome queste specie sono a due sessi, si verificano anche accoppiamenti tra specie diverse (tra loro esteriormente molto simili), il che porta a facili ibridazioni, e pertanto a nuove specie (più o meno già note agli entomologi).  C’è ad esempio il T. auratus, che si sviluppa a spese del cinipide, ma dopo averne provocato la morte completa lo sviluppo nutrendosi dei tessuti vegetali della galla. Al contrario, il T.cyaneus prima mangia il vegetale, poi passa al cinipide.
Torymus FlavipesAnche l’ Italia ha trovato parassitoidi autoctoni, se ne sono trovati a decine: ben 30 specie già all’interno degli imenotteri calcidoidei (detti così perché hanno colore ramato, come significa la parola calcide). Abbiamo anche vari Torymus. Ma nessun parassitoide sinora si è mostrato efficace più del genere Torymus; e, all’interno di questo genere, della specie sinensis.  
In Emilia Romagna gli entomologi dell’Università di Bologna (tra cui A. Pollini e F. Santi), hanno studiato il Torymus flavipes Walker, un parassitoide indigeno che vive a spese dei cinipidi delle querce, perché dal 2009 è stato notato che era molto attivo anche sulle galle del cinipide del castagno. In proposito, in web si possono ammirare ottime sue fotografie cercando su Google “Fabrizio Santi Ermes Agricoltura Torymus flavipes”.
Questa scoperta ha alimentato discussioni e nuove speranze, perché il T. flavipes ha parassitizzato anche il 36 % di larve di cinipide. Ci sono due tipi di percentuali di parassitizzazione:  la totale e la “reale”. La percentuale di parassitizzazione totale si riferisce al numero di larve di cinipide neutralizzate: è rilevata aprendo tutte le galle di un campione, contando tutte le larve e rapportando quelle di Torymus a quelle di cinipide che sono uccise sul totale di quelle che erano presenti. La percentuale di parassitizzazione reale si riferisce al n. di galle neutralizzate: è calcolata dividendo la totale per 3,5 (poiché dentro una galla, mediamente, ci sono 3,5 larve di cinipide).  I valori di queste percentuali variano con gli anni, le zone, col variare delle presenze di parassita e parassitoide, ecc.  Ma, per evidenziare la grande efficacia del Torymus sinensis, basta dire che in Piemonte a inizio 2011 la percentuale di parassitizzazione totale arrivò in un’area sino al 76 %.
Gli entomologi sottolineano comunque l’importanza dei parassitoidi locali quale risorsa fondamentale e forse in futuro decisiva per la lotta al cinipide.

* Giorgio Grassi (già CRA Frutticoltura, Roma e Caserta)

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Ultimo aggiornamento Giovedì 05 Gennaio 2012 23:35

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