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Castagno, una risorsa per il territorio

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Sample ImageROMA - Dopo aver parlato della multifunzionalità del castagno come caratteristica preziosa, approfondiamo il moto in cui questa pianta può essere valorizzata per effettuare interventi volti a  un nuovo tipo di recupero delle aree montane, a vantaggio innanzitutto di  chi, rimasto in quelle aree,  ancor oggi ha nella castanicoltura la sua fonte di reddito importante (primario o integrativo) e delle associazioni castanicole locali.

Conoscere la risorsa castagno.
Chi opera per valorizzare il proprio territorio, preliminarmente vi rintraccia e rivaluta l’identità colturale (peculiarità varietali, agronomiche, forestali, utilizzi, mercati, ecc), cui affianca la riscoperta delle identità culturali (storiche, architettoniche, antropologiche, usi e costumi e detti specifici, percorsi, ecc.), dei valori propri della gente del luogo, modelli di vita (solitamente sobria e cadenzata da stagioni e feste, patronali e non), studiando analiticamente le componenti ambientali col supporto delle conoscenze scientifiche attuali. Poi organizza la diffusione dei dati, rivolgendoli agli utenti che seleziona. In luogo, devono essere già operative le strutture di sostegno (recettive, informative, commerciali).
Finalità soprattutto economiche. 
Sample ImageSi valorizza il proprio territorio per poter così richiamare i turisti (ce ne sono di diversi tipi), innanzitutto per vendere loro servizi e prodotti, ma anche per scambiare conoscenze, esperienze, cultura e programmi. Forse in tante aree castanicole italiane povere tutto questo può sembrare difficile o impossibile, a chi ancora porta in sé il ricordo delle castagne come cibo simbolo di povertà (qualcuno addirittura  non riesce a mangiarle più), o il ricordo dei malpagati lavori in bosco come un duro passato da dimenticare. Invece il castagno, questo concentrato di utilità, costituisce ancora un baule di ricchezze, che per molti resta ancora da scoprire, conoscere e rivalutare.  

Modalità di intervento.
Il castagno infatti risponde ottimamente ai bisogni della moderna popolazione (quella cittadina, che è assai più stressata di quella montana, cerca evasione), di chi cerca serenità e tranquillità, verde e salute, relax, ristoro, posti in cui fare passeggiate o percorsi di ginnastica all’aperto, in cui far giocare i bimbi e riposare gli anziani; ma anche del miglior turista (tra gli stranieri e gli Italiani se ne riscontrano sempre più frequentemente di rispettosi dell’ambiente e della locale cultura); questo tipo di turista, per conoscere e orientarsi nel luogo di villeggiatura, vuol sapere quali fauna e flora ci sono (il castagno ha una funzione naturalistica di primo piano, nel mantenere la biodiversità animale e vegetale), quale storia caratterizza il sito castanicolo (storia agronomica, sociale, economica, antropologica, …), quali tradizioni (usi, costumi, pratiche di bosco,  artigianato, gastronomia, ma anche canti, detti locali, toponomastica, …), sino alle tipicità del carattere e della lingua delle eventuali etnie presenti (dai Valdesi piemontesi agli Albanesi calabresi). Si va ben oltre al semplice inserire la castagna nei menu autunnali, abbinandola a un vino locale, o alla sagra (spesso neppure coerente con le tipicità locali).
In Italia sono nate le “aree attrezzate” (con spacci alimentari e artigianali), le “fattorie didattiche”, i “musei all’aperto”, le “attività culturali in castagneto” (mostre di fotografia, pittura, eventi musicali, corsi estivi, e tanto altro), i percorsi in bosco (diversamente organizzati  con attrezzi ginnici, punti sosta, cartellonistica; ciclabili, per infanzia, a piedi e a cavallo, con guide a castagni monumentali, …).
La funzione didattica del castagno era inizialmente la più sfruttata dalle scuole dei piccoli centri, poi allargata a scuole esterne di vario grado: il castagneto è una vera e propria “aula didattica” per giovani e adulti, di botanica, micologia, idrologia, germoplasma endemico, gestione umana delle risorse con percorsi di osservazione, guide naturalistiche, collezioni ecc.
Il territorio otterrà reddito migliorando (in qualità, in economia) le locali produzioni già note,  inventando nuovi prodotti, certificandoli quali legati al territorio (si va dai marchi IGP e DOP sino ai marchi comunali De.Co. Marchio Comunale di Origine e De.C.P. Marchio Comunale di Provenienza), valorizzandole sui mercati e commercializzandoli opportunamente. Così come otterrà reddito (e cultura) attrezzandosi (intelligentemente) per ospitare buoni e migliori turisti.

Requisiti.
Oltre alla guida di amministratori competenti serve la partecipazione (o un risveglio partecipativo) della popolazione del luogo, motivata dalla conoscenza della risorsa castagno (nei suoi aspetti tradizionali e innovativi), dalla consapevolezza che un nuovo tipo di lavoro può dare nuovo reddito, ma anche dall’orgoglio (credo mai sopito tra i montanari) di avere radici nel proprio paese: se a quel luogo ci tiene lo valorizza innanzitutto per se, per i propri occhi, la propria famiglia, con giusto orgoglio, con i soliti impegno e speranza (e allora lo tiene pulito, ne parla bene, agisce per migliorarlo) ma anche con un necessario nuovo sapere. Le locali Scuole sono già risultate prezioso veicolo di cultura e stimolo; le donne, rispetto agli uomini, arricchiscono di iniziativa, entusiasmo, praticità.  Serve aggregazione, soprattutto tra giovani disoccupati che possano diventare imprenditori innovativi, da formare con specifici corsi pubblici. Servono certo anche finanziamenti pubblici.

(*)
Giorgio Grassi (già CRA-Frutticoltura, Roma e Caserta)
Castellotti Tatiana (INEA Calabria)


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Ultimo aggiornamento Giovedì 05 Gennaio 2012 22:56

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