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Cinipide del castagno, un fungo efficace nella lotta?

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Sample ImageROMA - Il cinipide del castagno, la pericolosa vespetta parassita cinese che sta provocando ingenti danni alle coltivazioni di castagne in tutta Italia, avrebbe un nuovo nemico naturale: un fungo che secondo alcuni avrebbe una preziosa capacità insetticida. Ma le cose stanno davvero così? Davvero il fungo Gnomoniopsis può uccidere il cinipide del castagno? Facciamo il punto tecnico sull'argomento che sta alimentando vari articoli giornalistici e dibattiti anche politici, specie nel Viterbese, come il giornalino usa fare, per distinguere con chiarezza tra informazioni scientificamente fondate e impressioni soggettive e personali.

Sample ImageHo sentito parlare per la prima volta di Gnomoniopsis nei tavoli di lavoro del MiPAAF (che elaborò nel 2010 il Piano nazionale del Settore Castanicolo), dal signor Romano Ferruccio Schiavella. Avevo conosciuto Schiavella anni fa a Segni, è un castanicoltore molto appassionato, darebbe anni della sua vita per difendere il Castagno, che ama da sempre.  Ma non è scienziato. 
Insieme ad Angelo Bini (della CoopCast del viterbese), Schiavella frequenta molti convegni in alcuni dei quali dice pubblicamente che io condivido ciò che lui sta affermando! Così dicendo, non solo mi mette in seria difficoltà, ma diventa anche davvero pericoloso perché ai castanicoltori e ai politici dà notizie che io, invece, ritengo spesso da avversare. 
Il suo entusiasmo è prezioso quando contribuisce a far conoscere ai ricercatori degli elementi nuovi che si possono osservare in un castagneto, ma è disastroso quando finisce per alimentare nei castanicoltori, e senza alcuna riserva, “certezze” non ancora fondate.  Così  sta avvenendo per la Gnomoniopsis.

Il fungo Gnomoniopsis
Sample ImageGnomoniopsis è il nome di un genere di funghi; per il castagno, di questo genere si studiano più specie (per cui scriviamo “Gnomoniopsis sp.”), ma la più nota è la Gnomoniopsis pascoe. È comunemente indicata col nome, poco lusinghiero, di “marciume delle castagne” e colpisce fin dalla primavera fiori, germogli, foglie e poi ricci e frutti. Entra sotto la buccia delle castagne, lede la pellicina (l’episperma) e rende la polpa marrone, inservibile.  Aumenta fortemente lo scarto per marciume in fase di conservazione dei frutti, specie applicando la curatura (cioè l’immersione in acqua fredda). In Australia ha provocato perdite economiche gravi di frutti. La diffusione di questo marciume (il rilascio delle sue asco spore), dipende molto dalla temperatura e umidità relativa dell’atmosfera.  
Per quanto si è visto sinora, Gnomoniopsis non può uccidere il cinipide in modo diretto (cioè quando viene a contatto diretto con l’insetto), ma solo indiretto perché toglie alla galla le condizioni di cui l’insetto necessita per accrescersi e svilupparsi (tessuti di ottimale tenerezza, nutrizione ecc).
Chi studia il rapporto tra Gnomoniopsis e cinipide in modo più approfondito, è l’Università della Tuscia di Viterbo (con i professori  Paolo Magro e Andrea Vannini patologi, insieme all’entomologo prof. Bruno Paparatti), che dal 2010 sta effettuando sperimentazioni sia in laboratorio sia in castagneto.
Leggiamo con attenzione queste 3 frasi che il prof. Vannini ha scritto a inizio agosto 2011:  «Non sono stati divulgati né dati, né numeri sulla sperimentazione in atto, la quale ha dato sicuramente risultati “estremamente” interessanti ed originali (siamo l’unico gruppo di ricerca al mondo ad aver lavorato sull’utilizzo di Gnomoniopsis sp. quale agente di controllo biologico del cinipide galligeno) che hanno però necessità di verifiche e repliche prima di essere solidamente accettati secondo il metodo scientifico ed essere quindi utilizzati secondo protocolli applicativi.  
La preghiera è quella di non pubblicare numeri improbabili o non verificabili sull’efficacia del fungo o sul numero di anni guadagnati o guadagnabili; di non raccontare “storie” sul ruolo di formiche e simili ma di comunicare osservazioni e eventi a noi ricercatori per garantire un opportuno filtro di rigore scientifico. Infine, lasciamo lavorare i ricercatori nella dovuta discrezione e riservatezza senza creare bailamme mediatico intorno ad un argomento che può diventare “opportunità” per i numerosissimi produttori castanicoli che meritano risposte certe e non “false illusioni”, specialmente in un momento di crisi della castanicoltura come questo».

Sono parole che costringono a serietà e a prudenza.  Senza con ciò rinunciare a speranza, ben s’intende.
Ma non si può certo dire ad oggi che questo fungo può essere impiegato attivamente nella lotta biologica al cinipide.  
Sarebbe anche utile e prudente che chi parla dei vantaggi, parlasse anche dei danni che Gnomoniopsis fa ai frutti.

* Giorgio Grassi (già CRA-Frutticoltura, Roma e Caserta)

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Ultimo aggiornamento Giovedì 05 Gennaio 2012 23:00

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