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I Tavoli di Filiera Castanicoli

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Sample ImageROMA - Come nasce, a cosa serve, come lavora un "Tavolo di filiera"? Proviamo a rispondere a questa domanda. Per poter definire al meglio le politiche agroalimentari nazionali, il Governo, istituì presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri (con D.L 21/05/2001 n.228) il “Tavolo agroalimentare”, che ogni 3 mesi riuniva i rappresentanti di tutte le categorie economiche e sociali e pubbliche interessate, per meglio concertare il tutto. Era quella la sede più alta per far giungere al Governo i pareri e le richieste, da parte di associazioni di tutela ambientale e dei consumatori, di cooperative di produttori, di trasformatori, commercianti e distributori, di enti che emettono normative di mercato; la sede in cui ascoltare le pubbliche amministrazioni competenti, gli esperti delle materie trattate, i rappresentanti delle Regioni e Province autonome.

Essendo troppo ampio il campo agroalimentare, furono poi costituiti (DPCM 05/08/2005) presso il Ministero dell’Agricoltura i “Tavoli di Filiera”, uno dei quali riguardava la sola Ortofrutta. Ma anch’esso era troppo ampio, perciò  è stato articolato in modo da tener conto dei differenti singoli settori produttivi:  nacque così un “Tavolo di filiera Frutta in guscio”, che nel 2010 è stato opportunamente suddiviso in tre Sezioni: 1) nocciole,  2) castagne,   3) mandorle, noci, pistacchi e carrube.   Come sempre, il MiPAAF ha dovuto attendere il parere positivo della Conferenza Stato-Regioni-Province autonome, che ha designato i 6 Rappresentanti Regionali necessari il 3 marzo 2011. Da quella data è operativo.

Il tavolo nazionale di filiera castanicola.
Alla creazione del “Tavolo di filiera Frutta in guscio, Sezione castagne” hanno spinto fortemente gli esperti che hanno preparato il Piano di settore castanicolo (di cui si è già riferito). Ne fanno parte 13 rappresentanti di Associazioni, Confederazioni, Unioni), 7 di enti del MiPAAF,  6 di Regioni (tra le quali la Calabria). Ai lavori possono assistere vari rappresentanti (di ministeri, di enti e organismi diversi. Vi è ampia presenza di castanicoltori Viterbesi, vicini alla capitale). Viene convocato dal MiPAAF, che propone a discussione le problematiche che gli sono pervenute.  Sample Image
Attività del 2011. Istituito con D.M. del 10/03/2011, già il 20/04 giorno di insediamento ha affrontato le principali problematiche italiane, di coordinamento della lotta al cinipide, aspetti legislativi, ricerche utili, associazionismo europeo ed altro. La riunione del 24/06/201, che ha registrato ampia partecipazione di operatori, tecnici, politici, ha programmato le azioni del MiPAAF relative al coordinamento della lotta al cinipide e della ricerca, recepito suggerimenti, raccolto i consensi.  Le riunioni del 27/07 e del 22/09 hanno definito criteri e cifre da erogare alle Regioni per allestire aree di moltiplicazione del Torymus (insetto antagonista del cinipide, utilissimo per effettuarne la lotta biologica) e per realizzare lanci aggiuntivi di Torymus nel 2012. La prima trancia del milione di euri stanziato dal MiPAAF (con decreto dello 08/08) sarà trasferita alle Regioni dietro presentazione dei loro progetti applicativi specifici. Il Tavolo di filiera nazionale ha anche discusso un Progetto multidisciplinare di ricerca  di medio e lungo periodo sui metodi utili a contenere i danni del cinipide, che al momento interessa 11 Unità operative e 7 tematiche. Si spera che possano arrivare a breve nuovi fondi e che si possa operare in maniera tempestiva anche su altri aspetti della problematica a suo tempo evidenziata dal Piano nazionale del settore castanicolo, tra i quali sono rilevanti quelli commerciali.
Tavoli regionali di filiera castanicola sono stati resi operativi in alcune Regioni e la loro grande importanza è stata evidenziata dal Piano di settore. Il Lazio non lo ha, mentre Campania, Piemonte, Toscana lo hanno già considerato attentamente. Sono utilissimi sia agli operatori della Regione, sia agli amministratori pubblici incaricati di programmare e destinare finanziamenti al territorio, i quali troppo frequentemente in Italia non sono al corrente delle reali opportunità, problematiche, vie di soluzione e rilanci locali, inserendoli nella trainante politica agro-forestale italiana ed europea.

Una considerazione finale.
Ai Tavoli di filiera (nazionali, regionali) si deve comunque partecipare, specie i rappresentanti delle categorie interessate al settore, con compSample Imageetenza reale (non solo politica). E, una volta presenti al tavolo, si deve parlare ed essere propositivi.  Ma, prima ancora, gli Assessorati centrali di ogni Regione devono allertarsi (con competenza castanicola!) per partecipare ai lavori presso gli organi decisionali centrali (del MiPAAF, dell’UE). Ad  esempio, le assenze di Lombardia e Friuli ai lavori del MiPAAF han fatto loro perdere la quota finanziaria per combattere il cinipide.  La presenza delle Regioni interessate eviterebbe inoltre che siano prese decisioni non equanimi né proficue (o quantomeno sospette). Un solo esempio: tra i 6 rappresentanti regionali aventi diritti di voto nel Tavolo nazionale di filiera castanicola, la Conferenza Permanente Stato Regioni e Prov. Autonome non ha inserito la Campania (da sola produce il 47% del totale frutti italiano, pari al 42% del valore commerciale nazionale), bensì l’Umbria (!).
Predominano così i rappresentanti del centro-Italia tra gli Enti universitari e associativi inseriti nell’attuale Tavolo nazionale di filiera.


* Giorgio Grassi
(già CRA-Frutticoltura, Roma e Caserta)

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Ultimo aggiornamento Giovedì 05 Gennaio 2012 23:00

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