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Lazio, un Piano Casa controverso

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Sample ImageROMA - Il Piano Casa varato nelle scorse settimane dalla Regione Lazio è un ulteriore campo di scontro politico, unitamente al Piano Sanità che proprio in questi giorni sta scaldando gli animi nelle aule della Pisana. 
Renata Polverini ha presentato il provvedimento come strumento di «rilancio dell’economia e motore dello sviluppo». 
Luciano Ciocchetti, assessore regionale all’Urbanistica, enumera gli obiettivi del Piano: «il rilancio dell'edilizia, la riqualificazione del patrimonio immobiliare esistente e delle periferie e meno consumo del terreno libero».

Di fatto, il provvedimento consente il semplice ricorso alla Dia (Denuncia Inizio Attività) per lavori fino a 500 metri quadrati; oltre questo limite basterà ottenere il “bene stare” della Conferenza dei servizi. 
La procedura per ottenere la Dia è stata semplificata, ed introdotta la possibilità di costruire anche nelle aree vincolate se degli enti che le tutelano riterranno di concedere il nulla osta.

È inoltre, consentito un allargamento fino a 62 metri quadrati per le costruzioni delle zone agricole e la possibilità di ampliamenti persino in zona centro storico.
Sarà possibile demolire e ricostruire guadagnando fino al 35 per cento di volume nel caso si scelga di effettuare un adeguamento sismico. Diventa infine possibile il cambiamento di destinazione d’uso da capannoni industriali a edilizia residenziale, a patto di destinare il 30% delle nuove abitazioni a edilizia sociale.
Entusiasta il sindaco di Roma, Gianni Alemanno, che vede la possibilità di dare una risposta alla domanda di circa 30.000 alloggi e di arginare la spinta all’espansione verso nuovi territori: «Dare premi di cubatura evita l'espansione verso l'agro romano e costituisce un volano per l'economia».
Entusiasta anche il commento dell’assessore provinciale all’Urbanistica e Pianificazione Territoriale di Frosinone, Gianluca Quadrini: «Le modifiche apportate dalla giunta al Piano Casa accolgono le istanze della nostra provincia, in particolare nel consentire l’ampliamento del 20% degli edifici agricoli entro il limite di 62 m², opzione non prevista nel vecchio Piano che penalizzava pesantemente il nostro territorio.
Il Presidente del Consiglio regionale Mario Abbruzzese, nell’auspicare un rapido iter di approvazione del provvedimento, rileva: «Gli incentivi proposti potranno altresì consentire, nel rispetto  dei vincoli ambientali, paesaggistici e di tutela dei centri storici, interventi sulla riqualificazione e sull’adeguamento sismico del patrimonio immobiliare esistente, sul recupero delle periferie, sull’incremento del cosiddetto ‘housing sociale’, sulla semplificazione delle procedure amministrative e sull’utilizzo dell’architettura bio sostenibile, con conseguente contenimento dei costi energetici».

Una forte richiesta di ascoltare con attenzione la voce delle autonomie locali viene dal presidente dell'ARSALL Donato Robilotta, che ha chiesto con forza che, «a differenza di quanto è accaduto nella passata consiliatura, sul Piano Casa sia coinvolto in maniera diretta, e non subordinata, il Cal».

Opposte le valutazioni dell’opposizione, che parla di «situazione da Far West». I Verdi annunciano battaglia e con Angelo Bonelli preannunciano migliaia di emendamenti per fermare «una vera e propria legalizzazione dell’illegalità, a uso e consumo delle lobby del cemento».

Duro attacco anche dagli altri esponenti di opposizione: «Questo provvedimento dà il via libera alla speculazione edilizia, anche in aree vincolate» polemizzano i consiglieri regionali di Sinistra e Libertà, Luigi Nieri e Filippo Zaratti.
Una riflessione che trova il suo culmine nelle osservazioni mosse dall'urbanista Paolo Berdini, che mette in guardia dai facili entusiasmi e punta il dito sugli squlibri che le nuove norme rischiano di avere sul sistema economico regionale: «Il capannone che valeva 1 milione, con il Piano Casa regionale raggiunge i 188 milioni di euro. La Polverini ha inventato la gallina delle uova d’oro. L’effetto dello sciagurato piano casa sarà quello di favorire inevitabilmente l’abbandono delle attività produttive e cioè l’ulteriore aggravarsi della crisi produttiva ed economica della regione. Quale imprenditore può ancora avere la voglia di rischiare investimenti in un qualsiasi settore produttivo se di fronte alla speculazione immobiliare viene aperta un’immensa autostrada?».

Ultimo aggiornamento Sabato 09 Ottobre 2010 00:40

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