| ATO5: Coordinamento di nuovo all'attacco |
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| di Redazione | |
| lunedì 21 luglio 2008 | |
FROSINONE - Si fanno sempre più circostanziate, precise ed implacabili le osservazioni che il Coordinamento per l’Acqua Pubblica della provincia di Frosinone, muove nei confronti dell'ACEA ATO5 S.p.A. in relazione ai disservizi, ai disagi e alle violazioni contrattuali in cui la società romana sarebbe incorsa dopo aver vinto la gara per la gestione delle risorse idriche nel frusinate. Approfittando da un lato della posizione di monopolista del servizio e dall'altro della compiacenza degli organi di controllo, infatti, la società avrebbe trovato espedienti per aumentare il proprio margine di profitto attraverso impropri e illegittimi aumenti delle tariffe, procrastinando invece gli investimenti sulle infrastrutture rispetto ai quali aveva assunto precisi impegni contrattuali. L'insieme di questi comportamenti avrebbe provocato diffusi e anche gravi disservizi alla cittadinanza.
Il Coordinamento evidenzia tra l'altro la mancata redazione di una serie di piani che avrebbero dovuto servire per migliorare le modalità di gestione del servizio assicurandone la continuità e la qualità: ad esempio il Programma di intervento sui servizi comuni, il programma di risparmio idrico, il piano di riduzione delle perdite idriche e fognarie, il piano di emergenza, il piano di gestione delle situazioni di crisi idrica, lo schema delle operazioni di manutenzione ordinaria e programmata. Si tratta di una serie di attività che avrebbero potuto ridurre i disagi conseguenti alla dichiarata "crisi idrica" e consentito di dare attuazione all’aumento dell’efficienza del sistema. Conclude il Coordinamento: «Se abbiamo continuato a ricevere l'acqua nelle nostre case, nonostante l’inerzia di ACEA ATO 5 S.p.A., è solo perché l’acqua si muove nelle condotte per caduta». Sul fronte degli investimenti per la modernizzazione, la razionalizzazione, la manutenzione e il miglioramento della rete di distribuzione delle acque, a fronte dei 65 milioni di euro previsti solo il 10% risulta effettivamente realizzato.
Inerte sul piano delle realizzazioni, l'ACEA si è al contrario dimostrata assai solerte al momento di batter cassa. Scrive il Coordinamento nella sua relazione: «Contraddicendo il rispetto delle norme e del buon senso, sin dalla prima fatturazione, ovvero da quella relativa al II° semestre 2004, ACEA ATO 5 S.p.A. ha richiesto ed ottenuto dalla Autorità d’Ambito di applicare tariffe più alte rispetto a quelle offerte in sede di gara e che gli avevano consentito di aggiudicarsi la gara stessa». Questa situazione di partenza è andata peggiorando a seguito degli «irrituali e ripetuti» aumenti tariffari concessi dall'Autorità d'Ambito, e questo nonostante i considerevoli ritardi accumulati sul fronte degli investimenti. «Possiamo affermare che ACEA ATO 5 S.p.A richiede con le sue fatture il pagamento in corrispettivo per un servizio che, per essere buoni, ha erogato in misura minimale, senza assolvere a tutto quel complesso di obblighi che le sono imposti dal contratto che ha sottoscritto e che sono ricompresi come costi nella tariffa applicata. Inoltre la tariffa applicata è stata irritualmente aumentata senza tener conto dei fattori che dovrebbero concorrere a determinarla e cioè, in primo luogo, la qualità e quantità dell’acqua erogata, la qualità e l’efficienza del servizio, certificate dal grado di soddisfazione degli utenti.» Ma anche in questo caso l'ACEA non ha attivato il Registro dei Reclami, il Registro del contenzioso, né istituito i Registri delle interruzioni e delle riduzioni del servizio idrico, rendendo impossibile applicare il previsto coefficiente da applicare alla tariffa, che ne avrebbe causato un ridimensionamento proporzionale al livello di insoddisfazione fatta registrare dal servizio. Al contrario, l'ACEA ha iscritto in bolletta un "consumo minimo", indipendentemente dal consumo realmente registrato da ciascuna utenza, di 108 mc di acqua l'anno, nonostante esista una delibera del CIPE che nel 2001 dichiarava illegittima tale prassi. Ogni bolletta prevede inoltre un canone per il nolo e la manutenzione del contatore, anche se questo risulta acquistato dall'utente. In questo modo, anche le utenze ferme o quasi si trovano a pagare cifre sostanziose.
Su queste basi il Coordinamento per l'Acqua Pubblica della Provincia di Frosinone torna a chiedere la risoluzione del contratto con ACEA, dato che sussistono tutti gli elementi per dimostrare l'inadeguatezza del servizio offerto dalla società. Il giudizio conclusivo su questa esperienza di gestione del servizio idrico è drastico: «La risoluzione della Convenzione per colpa di Acea, è l'unica via possibile per uscire decentemente dal disastro in cui ci ha cacciato la follia tutta ideologica che ha preteso di affidare ad una società per azioni, ad un soggetto che per sua natura deve finalizzare la propria azione solo ed esclusivamente al profitto, la gestione di un bene comune indispensabile alla vita come l'acqua. E' nei mesi che abbiamo davanti, una volta rescissa la Convenzione con Acea, che abbiamo la possibilità di pensare ad un reale ritorno ad una gestione pubblica dell'acqua, per affermare che l'acqua è un bene indispensabile alla vita che deve prioritariamente essere preservato per le generazioni future ed essere assicurato indistintamente a tutti e che quindi non può essere ridotto alla stregua di una merce per la quale il cardine fondamentale della gestione è la remunerazione del capitale investito.».
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