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Videocon, salta l’incontro all’Ambasciata indiana PDF Stampa E-mail
di Redazione   
mercoledì 09 luglio 2008
 ACUTO - E' saltato l'incontro tra sindacati e rappresentanti delle Istituzioni italiane e indiane sulla crisi dello stabilimento Videocon di Anagni. La riunione era prevista ieri a Roma dopo la manifestazione dei lavoratori, svoltasi in mattinata, contro le intenzioni espresse dalla multinazionale che fa capo alla famiglia indiana Dhoot, proprietaria dell'azienda, di rimettere in discussione il piano industriale contenuto nell'Accordo di Programma siglato nel Giugno 2005 tra la proprietà, il Ministero dello Sviluppo Economico, la Regione Lazio e le Organizzazioni sindacali. Alla manifestazione, che ha attraversato le strade di Roma, hanno preso parte numerosi operai di Acuto che lavorano da anni alla Videcon e che ora vedono a rischio il loro posto di lavoro, il sindaco Nazzareno Pilozzi in veste ufficiale e altri esponenti politici acutini che hanno voluto esprimere la loro vicinanza agli operai.

 ''A conclusione del corteo - si legge in un comunicato congiunto Cgil, Cisl e Uil - era previsto un incontro, concordato nei giorni scorsi, tra la delegazione sindacale, i rappresentanti delle Istituzioni e l'Ambasciata Indiana, allo scopo di informare i rappresentanti del Governo Indiano sulla situazione aziendale, al termine del quale si sarebbe dovuto consegnare un documento contenente le posizioni sindacali, e la sollecitazione all'Ambasciata stessa di farsi parte attiva per definire in tempi rapidi l'avvio di un confronto da realizzarsi presso la Presidenza del Consiglio del Governo italiano. La delegazione italiana e' stata invece ricevuta in piedi sul portone dell'Ambasciata da un funzionario il quale, nell'imbarazzo generale, si e' limitato a ritirare il documento senza alcun commento tra le proteste dei rappresentanti sindacali e istituzionali''. ''Nell'esprimere la nostra piu' ferma protesta per il comportamento dell'Ambasciata Indiana - proseguono i sindacati -, poco rispettoso sia dei rapporti formali che della necessaria attenzione nei confronti di una situazione che preoccupa 1400 lavoratori e le rispettive famiglie, chiediamo come segreterie confederali e di categoria, anche al fine di non esasperare ulteriormente la situazione che vivono i lavoratori, come purtroppo questo grave episodio ha contribuito a fare, che venga convocato al piu' presto un incontro tra le parti presso la Presidenza del Consiglio per impegnare la multinazionale indiana Videocon sul futuro dello stabilimento di Anagni sulla base del rispetto dei programmi concordati''. 

In queste ore il Presidente della Provincia di Frosinone ha inviato una lettera all’ambasciatore indiano a Roma, S. E. Arif Shahid Khan, e, per conoscenza, al Presidente del Consiglio dei Ministri, On. Silvio Berlusconi, per protestare e stigmatizzare fortemente quanto accaduto ieri in via XX settembre. Nella lettera si legge: “Con la presente desidero esprimere una ferma protesta e stigmatizzare fortemente quanto accaduto in data odierna (ieri) presso codesta Ambasciata. Infatti una delegazione formata da rappresentanti del Parlamento nazionale (On. Antonello Iannarilli), della Regione Lazio (On. Francesco De Angelis), dei comuni del frusinate interessati, delle organizzazioni sindacali, anche nazionali, e dallo scrivente, in qualità di Presidente della Provincia di Frosinone, era giunta a Roma per avere un colloquio costruttivo in riferimento alla situazione della VDC Technologies S.p.A. di Anagni, società del Gruppo VIDEOCON Industries Ltd, importante realtà produttiva della nostra provincia, e a proposito della quale ho già da tempo segnalato agli organismi competenti le difficoltà e l’emergenza nelle quali la stessa si trova. Ebbene a tale delegazione, non solo non è stato consentito di esporre la situazione della VDC, in nome e per conto dei lavoratori, delle loro famiglie, e del territorio della Provincia di Frosinone, ma la stessa è stata ritenuta meritevole di essere ricevuta esclusivamente all’ingresso della stessa Ambasciata. Un comportamento umiliante ed offensivo, e non solo per il territorio della Provincia di Frosinone. Una mancanza di sensibilità inaccettabile e intollerabile, che ci induce a rivolgerci di nuovo al Presidente del Consiglio dei Ministri, On. Silvio Berlusconi, cui la presente è indirizzata per conoscenza, perché ponga la questione ai più alti livelli, allo stesso Governo Indiano, affinché oltre a chiedere conto di questa gravissima lesione ad uno dei più elementari principi che regolano la civile convivenza - quello del dialogo, dell’ascolto e del rispetto reciproco -, attivi ogni mezzo diplomatico a disposizione nei confronti del Governo dell’India al fine di costringere la proprietà al rispetto degli accordi presi ufficialmente con le Istituzioni e le parti sociali, e si completi il percorso della necessaria e non più procrastinabile riconversione industriale. D’altronde l’Accordo di cui si chiede il rispetto è quello siglato presso il Ministero dello Sviluppo Economico, tra il Governo Italiano, con il Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, On. Gianni Letta, la Regione Lazio, questa Provincia, il Comune di Anagni e le parti sociali, alla presenza del Governo Indiano, rappresentato dal suo Ambasciatore, per la realizzazione di un programma di riorganizzazione produttiva dello stabilimento Videocolor d’Anagni e di difesa dei livelli occupazionali. Per quanto sopra, l’atteggiamento di chiusura della Società, e quello, oggi, di codesta Ambasciata – ha concluso Scalia prima di porgere i propri distinti saluti - rischiano di danneggiare la stessa immagine dell’India”.

Desta perplessità la versione dell'accaduto data dall'Ambasciata dell'India per la quale l'incontro è saltato a causa di un malinteso. Queste  le parole con le quali gli indiani hanno commentato l'accaduto:"Dopo l’arrivo dei dipendenti anagnini, si era concordato un incontro al quale avrebbero dovuto partecipare 6 delegati dei lavoratori, l’addetto commerciale dell’ambasciata e l’ambasciatore stesso. Invece dei 6 delegati, però, se ne sono presentati il doppio: cioè 12. A quel punto c’è stato un momento di imbarazzo perchè la sala che era stata già allestita non poteva contenere un numero più alto di persone. Questo imbarazzo è stato subito superato quando l’addetto commerciale è andato dall’ambasciatore per spiegargli l’accaduto. A quel punto è stato deciso di reperire un’altra stanza, più grande, per poter accogliere tutti. Nel frattempo si è perso del tempo per allestire le sedie e il tavolo. Quando tutto era pronto e l’incontro poteva iniziare, l’addetto commerciale dell’ambasciata è sceso giù per invitare la delegazione ad entrare. Ma la risposta dei ciociari è stato un secco no. E se ne sono andati via indignati".

La famiglia Dhoot alcuni giorni fa aveva scritto una lettera indirizzata al presidente della Provincia di Frosinone, Francesco Scalia, con la quale sembrava voler rasserenare il clima e rassicurare gli operai. Gli avvenimenti di ieri non favoriscono certo un clima di collaborazione e inaspriscono invece gli animi degli operai che, oltre a vedere a rischio il loro posto di lavoro, vivono da mesi tra incertezze e agitazione.

 
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