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Videocon, Scalia scrive a Berlusconi PDF Stampa E-mail
di Redazione   
martedì 01 luglio 2008
 FROSINONE - In merito alla delicata situazione della Videocon di Anagni, una delle realtà produttive e occupazionali di maggior rilevanza della Ciociaria, il presidente della Provincia Francesco Scalia ha indirizzato una lettera al Presidente del Consiglio dei Ministri, Silvio Berlusconi, nella quale fa presente la delicata situazione in cui versa l’azienda da qualche anno di proprietà di una multinazionale indiana. Scalia chiede «di intervenire attivando ogni mezzo diplomatico a disposizione nei confronti del Governo dell’India al fine di costringere la proprietà al rispetto degli accordi presi ufficialmente con le Istituzioni e le parti sociali, affinché, si completi il percorso della necessaria e non più procrastinabile riconversione industriale. In caso contrario, si induca la società a restituire i finanziamenti ottenuti dal gruppo Thompson e ci si adoperi per trovare altro operatore che con quelle risorse possa attuare il Contratto di programma già stipulato, in un settore, quello del plasma, oggi ancora in forte crescita (mercato 2008 +38% rispetto al 2007)». Pubblichiamo integralmente il testo della missiva:

 

Al Sig. Presidente del Consiglio dei Ministri

On. Silvio Berlusconi

Onorevole Sig. Presidente,

con riferimento alla situazione della VDC Technologies S.p.A. di Anagni, società del Gruppo VIDEOCON Industries Ltd., importante realtà produttiva della nostra provincia, e a proposito della quale ho già da tempo segnalato agli organismi competenti le difficoltà e l’emergenza nelle quali la stessa si trova, desidero rappresentarLe quanto segue. In data 1.03.2005 la società Thomson ha ceduto le realtà produttive ex Videocolor di Anagni alla multinazionale indiana Videocon, la quale ha ricevuto dalla stessa Thomson un contributo finanziario pari a ben 185 milioni di euro, a fronte del formale impegno ad attuare la riconversione industriale della azienda. Successivamente in data 26.05.2005 presso il Ministero dello Sviluppo Economico, tra il Governo, dalla S.V. presieduto, alla presenza del Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, On. Gianni Letta, il Governo Indiano, rappresentato dal suo Ambasciatore, la Regione Lazio, questa Provincia, il Comune di Anagni e le parti sociali, si è stilato il protocollo d’intesa per la realizzazione di un programma di riorganizzazione produttiva dello stabilimento Videocolor d’Anagni e di difesa dei livelli occupazionali. Nel giugno 2005 si è stilato presso il Ministero dello Sviluppo Economico l’Accordo di Programma sulla riconversione industriale del sito. Con Delibera CIPE n. 154/06, del 17.09.2006, recante: “Contratto di programma tra il Ministero dello sviluppo economico e la società Videocolor S.p.a. (Deliberazione n. 154/06)” pubblicata nella Gazz. Uff. del 28 dicembre 2006, n. 300, il Ministero per lo Sviluppo Economico è stato autorizzato a stipulare con la società Videocolor S.p.A. il contratto di programma avente ad oggetto la realizzazione di un articolato piano di investimenti nel comune di Anagni (Frosinone) area obiettivo 2 dei Fondi strutturali, per il periodo 2000-2006, con la previsione di un contributo a fondo perduto complessivamente pari a 46.972.479 euro, di cui 10.677.881 euro riferibili alle attività industriali e 36.294.588 riferibili alle attività di ricerca e sviluppo. In data 26.07.2007 la Società indiana, il Ministero dello Sviluppo Economico e la Regione Lazio siglarono il Contratto di Programma. Da ultimo il 1.04.2008 presso il Ministero dello Sviluppo Economico si è registrata una valutazione positiva della relazione tecnica sullo stato d’avanzamento del progetto industriale, liberando per questo, i contributi Governativi e della Regione Lazio a favore della società VDC. Ora la società, dopo aver acquisito tanti e tali finanziamenti, anche sotto forma di cassa integrazione guadagni per i dipendenti, e, stranamente, in prossimità della scadenza del triennio nel quale la stessa era vincolata all’impegno del mantenimento dei livelli occupazionali, assunto con Thomson nel 2005, nell’incontro del 20 giugno u.s., tenuto presso il Ministero dello Sviluppo Economico, cui hanno partecipato anche i sindacati, ha dichiarato di non voler più attuare l’accordo di programma proponendo l’alternativa tra il mero assemblaggio di prodotti propri (che assicurerebbe, al limite, l’occupazione per appena 350-400 unità) e, addirittura, la chiusura. A ben vedere tutti gli interventi che fin dall’inizio hanno caratterizzato gli investimenti della società sono sospetti. Persone informate mi riferiscono le vicende di seguito sinteticamente riportate che, nel dettaglio, sono state comunicate, con un mio esposto, alla Procura della Repubblica di Frosinone insieme alle generalità degli esponenti, onde accertare se vi siano rilievi di carattere penale. Sono stati alienati, trasferiti altrove o distrutti macchinari, strutture e attrezzature del sito industriale, che potevano essere utilizzati anche ad altri fini produttivi, con il risultato di impoverire ulteriormente il patrimonio aziendale. Sono state acquistate e fatturate come nuove macchine in realtà costruite dal 1993 al 2001 o tra il 1997 e il 2002, con una capacità produttiva di gran lunga inferiore a quella necessaria al sito per ottenerne significativi risultati. E, tralasciando il fatto che ancora la maggior parte dei “nuovi” macchinari non sono ancora stati neanche installati, non esistono piani di investimento per riuscire ad incrementare il volume produttivo. Ed ancora: la maggior parte dei materiali di lavoro che arrivano in azienda dal Giappone, Cina etc. è fatturata dalla società indiana ad un prezzo maggiore di quanto realmente pagato. Da quanto sopra emerge chiaramente che la volontà della società, completamente disinteressata ai destini dell’azienda, va nella direzione della dismissione, dopo aver fruito di centinaia di milioni di euro di contributo a fondo perduto. Appare, pertanto, del tutto evidente, che la società indiana non ha mai realmente avuto intenzione, fin dall’inizio, di riconvertire la VDC ed assicurarne i livelli occupazionali, disattendendo agli impegni assunti e contribuendo ad impoverire ulteriormente le potenzialità dello stabilimento di Anagni, il tutto in un contesto che sembra avere il sapore di una mera operazione speculativa. La Videocon Industries Ltd, che commercializza i propri prodotti in Europa con il marchio Nordmende, ha altresì ottenuto finanziamenti comunitari per un nuovo stabilimento della Campania (Rocca d’Evandro). E’ per questo, On. Presidente, che Le chiedo di intervenire attivando ogni mezzo diplomatico a disposizione nei confronti del Governo dell’India al fine di costringere la proprietà al rispetto degli accordi presi ufficialmente con le Istituzioni e le parti sociali, affinché, si completi il percorso della necessaria e non più procrastinabile riconversione industriale. In caso contrario, si induca la società a restituire i finanziamenti ottenuti dal gruppo Thomson e ci si adoperi per trovare altro operatore che con quelle risorse possa attuare il Contratto di programma già stipulato, in un settore, quello del plasma, oggi ancora in forte crescita (mercato 2008 +38% rispetto al 2007). Desidero sottolineare il grave pericolo per l’economia e per l’occupazione della provincia di Frosinone nel caso in cui il processo di riconversione industriale della VDC di Anagni si arrestasse: la perdita del lavoro per 1400 persone e un danno incalcolabile all’intero indotto. On. Sig. Presidente, Le chiedo, a nome dei lavoratori e delle loro famiglie, e di tutta la provincia di Frosinone di non permettere questo furto. Ribadisco l’assoluta e urgente necessità che il programma proceda nella direzione auspicata senza ritardi e senza altre difficoltà che determinerebbero ulteriori penalizzazioni per le prospettive di sviluppo e di tutela dell’occupazione della VDC Technologies S.p.A. di Anagni., un’azienda che, come è noto, costituisce una risorsa di straordinario valore per l’intero territorio provinciale. Confidando nella Sua sensibilità, e certo della attenzione che Ella vorrà riservare alla presente, in attesa di un cortese e urgente riscontro, porgo cordiali saluti.

                                                                                                                                                                       Francesco Scalia                                                                                                                                                                                                                                 

 
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